mercoledì, 16 Settembre 2026
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Quando Guccini cantava la nostra giovinezza

I giovani moglianesi di ieri, le amicizie, le serate e le canzoni che hanno accompagnato più generazioni

C’erano una volta i giovani moglianesi. Giovani di una Mogliano diversa da quella di oggi, quando bastava una piazza, un bar, un garage, una chitarra e una compagnia di amici per costruire una serata che sarebbe rimasta nella memoria.

Erano gli anni in cui la musica non arrivava attraverso uno schermo. Si ascoltavano i dischi, si registravano le canzoni sulle cassette, si passavano gli LP da un amico all’altro e si imparavano a memoria i testi. E tra le voci che accompagnarono quella generazione ci fu anche quella, inconfondibile, di Francesco Guccini.

Guccini parlava ai giovani senza cercare di essere semplicemente “il cantante dei giovani”. Parlava della vita, delle amicizie, delle illusioni, delle delusioni, della politica, dell’amore e soprattutto del tempo che passa. Le sue canzoni raccontavano persone vere, con le loro speranze e le loro contraddizioni.

Per molti ragazzi moglianesi di allora, quelle parole diventavano una sorta di colonna sonora della propria giovinezza. Una chitarra suonata tra amici, una serata in compagnia, una festa, un viaggio, una discussione fino a tarda notte. Bastava poco perché una canzone di Guccini si trasformasse in un ricordo personale.

Era una generazione che stava crescendo insieme a un’Italia che cambiava rapidamente. I ragazzi cercavano nuovi spazi, nuove idee e nuovi modi di stare insieme. La musica d’autore diventava anche uno strumento per interrogarsi sul mondo. Guccini, con il suo linguaggio diretto, ironico e profondamente umano, dava voce proprio a questa necessità.

E oggi, ripensando ai giovani moglianesi di quegli anni, viene naturale domandarsi che cosa sia rimasto di quella stagione.

Sono rimasti i luoghi, anche se molti sono cambiati. Sono rimasti i nomi degli amici, custoditi nella memoria. Sono rimaste le fotografie, le feste, le serate e gli episodi che ancora oggi vengono raccontati. Ma soprattutto sono rimaste le canzoni.

Perché la musica ha una capacità straordinaria: può fermare il tempo. Basta sentire le prime note di un brano e, dopo tanti anni, ritornano davanti agli occhi un volto, una strada, una compagnia di amici, una ragazza, un’estate.

Anche a Mogliano quelle canzoni hanno accompagnato una parte della storia giovanile del paese.

Forse è proprio questo il senso più autentico delle canzoni di Guccini: non raccontano soltanto il loro autore. Raccontano anche chi le ha ascoltate.

E così, quando un ex giovane moglianese di quegli anni ascolta ancora oggi una canzone di Guccini, non sente soltanto musica. Sente tornare una parte di sé.

Tornano i ragazzi di allora, le compagnie, le risate, le discussioni, le prime passioni e quella sensazione, impossibile da spiegare a chi non l’ha vissuta, che il futuro fosse ancora tutto da inventare.

Francesco Guccini è stato, per quella generazione, molto più di un cantautore: è stato uno dei narratori della loro giovinezza. E la Mogliano di quegli anni, attraverso le sue canzoni, può ancora ritrovare una voce.

2 COMMENTS

  1. Grazie per questa riflessione, quei tempi li rimpiango, erano tempi pieni di speranza e anche di un cauto ottimismo, davanti alle atrocità e alle ingiustizie pensavi di far parte di un grande movimento che quelle atrocità e quelle ingiustizie le avrebbe superate.

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