C’è un modo di correre che non misura il tempo sui cronometri e non cerca il podio, ma si calcola nel battito condiviso dei passi sull’asfalto. È la corsa di chi sa che ogni chilometro macinato non serve a superare qualcuno, bensì a raggiungerlo. In queste ore, lungo un nastro di strada lungo 165 chilometri che unisce la provincia di Pordenone al cuore della marca trevisana, si sta compiendo un piccolo, meraviglioso miracolo quotidiano di comunità: la staffetta de La Diagonale.
Partita venerdì 24 luglio da Frisanco e diretta verso il traguardo di Preganziol il 25 luglio, questa manifestazione sta attraversando decine di comuni lasciando dietro di sé molto più del sudore e della fatica degli atleti.
Si lascia alle spalle una scia luminosa di partecipazione umana.
C’è chi corre soltanto per un breve tratto per far sentire la propria presenza, chi attende il passaggio del testimone davanti ai municipi con la fascia tricolore o con un cartellone colorato, chi applaude dai marciapiedi, chi offre una borraccia, un sorriso o una donazione.
Così, metro dopo metro, una prova sportiva si spoglia dell’agonismo per trasformarsi in un abbraccio collettivo che abbatte i confini geografici e mentali.
Il valore di questo cammino si legge negli sguardi festosi che accolgono la carovana ad ogni tappa, ma si misura anche nei numeri concreti della solidarietà.
L’edizione 2026 ha superato la soglia dei 9 mila euro di raccolta fondi, una cifra destinata a crescere ancora con il conteggio finale delle tante gocce versate da semplici cittadini, sponsor, associazioni e amministrazioni locali. Un traguardo straordinario nato dall’intuizione visionaria di Armando Cosentino, che negli anni ha saputo trasformare un’idea semplice in uno degli appuntamenti solidali più partecipati e sentiti del territorio.
Al suo fianco, a dare voce e corpo a questo viaggio, Marina Bolzonella insieme marito Andrea Frasson, e la squadra ufficiale guidata con tenacia da Claudio Lucchese, custode infaticabile di ogni singolo metro del percorso.
L’arrivo a Preganziol non rappresenterà soltanto la conclusione di una fatica fisica, ma il momento più simbolico di un’intera comunità che si ritrova. Perché La Diagonale ci ricorda una verità fondamentale della Scrittura Emozionale: da soli si può anche andare più veloci, ma è soltanto correndo insieme che si va davvero lontano, trasformando la strada in un ponte di speranza e umanità.
La voce dei protagonisti: l’anima de “La Diagonale”
Armando, com’è nata l’idea di trasformare 165 chilometri di strada in una catena umana di solidarietà?
Armando Cosentino: «È nata dal desiderio di dimostrare che il nostro territorio possiede un cuore grandissimo. Volevo che la corsa diventasse un pretesto per unire le persone, per dire a chi si trova in difficoltà che non è solo. Vedere oggi sindaci, bambini e atleti aspettare la staffetta lungo le strade è la gioia più grande: la Diagonale non appartiene più a me, appartiene a tutti coloro che le offrono un passo o un sorriso.»
E voi, cari lettori, avete mai provato la sensazione di correre o camminare non per voi stessi, ma per essere parte di qualcosa di più grande? Qual è il “chilometro solidale” che vi è rimasto nel cuore?


