“Le fontanelle cantano ai crocicchi
con chioccolio sommesso …” - Ada Negri
C’è un suono che Mogliano conosce da sempre. Non è fragoroso, non richiama l’attenzione: è un filo d’acqua che scorre, una voce minuta che accompagna il passo dei cittadini, il respiro delle strade, la quiete dei pomeriggi assolati. Le fontane pubbliche, con il loro mormorio discreto, sono parte della memoria del paese più di quanto si creda.
Un tempo erano indispensabili. Prima dell’acquedotto, quando le case non avevano rubinetti e l’acqua non arrivava nelle cucine, le fontane erano il cuore dell’approvvigionamento quotidiano. Ci si andava con la brocca, con il secchio di zinco, con la botticella di legno. Le donne si fermavano a scambiare due parole, i bambini giocavano attorno alla vaschetta, i contadini si dissetavano tornando dai campi. Erano luoghi di vita, di comunità, di necessità condivisa.
Oggi, in queste giornate afose che sembrano non finire mai, il loro valore torna evidente. L’acqua che scorre è un sollievo immediato, un gesto di cura urbana. Non è più l’unica fonte potabile, certo, ma resta un servizio prezioso: gratuito, accessibile, democratico. Una fontana non chiede nulla, non seleziona, non distingue. Offre.
A Mogliano, alcune di queste presenze resistono ancora. In Piazza Caduti, la fontana continua a essere un punto di riferimento, un luogo dove il passato si mescola al presente. In via Verdi, in viale Don Bosco, in Piazza della Repubblica, e in tanti altri posti, le colonnine in ghisa raccontano una storia semplice: quella di una città che, anche crescendo, non ha dimenticato il valore dell’acqua pubblica.
Sono piccole sentinelle della quotidianità. Non attirano lo sguardo come un monumento, non dominano lo spazio come un edificio, ma custodiscono un gesto antico: chinarsi per bere, rinfrescarsi le mani, riempire una borraccia. In un mondo che corre, una fontana invita a fermarsi un istante.
E forse è proprio questo il loro dono più grande: ricordarci che la città può essere un luogo gentile. Che l’acqua è un bene comune. Che la cura degli spazi pubblici passa anche da dettagli minimi, ma essenziali.
In un’epoca di caldo intenso, di sostenibilità, di attenzione alla qualità della vita, le fontane tornano a essere ciò che sono sempre state: un segno di civiltà.
Il loro “chioccolio sommesso” continua a cantare ai crocicchi.
E Mogliano, ascoltandolo, ritrova un pezzo della sua storia.


