L’ombra invisibile: dall’eroina degli anni ’80 alla trappola del fentanyl

Ci sono ferite generazionali che rimangono impresse nella memoria collettiva come cicatrici indelebili.

Chi, come me, è nata negli anni Sessanta e ha attraversato le aule scolastiche e le piazze tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta, ricorda perfettamente l’ombra cupa e densa che avvolgeva la giovinezza di allora: l’eroina. Era una piaga sociale visibile, sfacciata nella sua disperazione.

Le siringhe abbandonate negli angoli bui dei parchi, i corpi consumati dal degrado, i pianti laceranti delle madri; era un nemico tangibile, una tragedia che riempiva le cronache e che, nella sua immane ferocia, spingeva la società a fare quadrato, a lottare per debellarla. Pensavamo, in quegli anni difficili, di aver conosciuto il punto più basso e drammatico del mercato della dipendenza. Eppure, la storia recente ci sta dimostrando che al peggio non c’è mai fine, e che la criminalità ha imparato a cambiare pelle, diventando infinitamente più subdola e letale.

​Oggi, a minacciare il futuro delle nuove generazioni, c’è un nome che fa tremare i polsi e che sta riscontrando un incremento d’abuso devastante: il fentanyl. Questo potente oppioide, nato per scopi strettamente medici e terapeutici, è stato trasformato dalle organizzazioni criminali in una delle droghe più pericolose e letali del nostro secolo. Se l’eroina era un killer lento e visibile, il fentanyl è un assassino invisibile e istantaneo.

La sua potenza è talmente concentrata che ne basta una quantità microscopica, pari a pochissimi granelli di sale, per spegnere una vita nel giro di una manciata di minuti.

Ma l’aspetto più terrificante e spietato di questa nuova deriva è la sua totale mancanza di filtri: i nostri giovani spesso non sanno nemmeno di assumerlo. Viene utilizzato per tagliare altre sostanze, contraffare pillole o arricchire droghe sintetiche al solo scopo di abbattere i costi di produzione e creare una dipendenza immediata, feroce e irreversibile.

​Di fronte a questo scenario, sorge spontanea una domanda che brucia in gola e che non può più essere rimandata: quanti giovani ancora devono subire la morte per veder crescere e prosperare organizzazioni criminali senza scrupoli? La sensazione di sgomento che si prova leggendo queste notizie non è un semplice moto di indignazione, ma il grido di una coscienza che si rifiuta di accettare l’anestesia generale del mondo. Non possiamo permettere che il profitto di cartelli senza volto venga edificato sui sogni spezzati e sulle culle vuote di ragazzi ingannati da un mercato della morte sempre più industrializzato e immateriale.

Risalire idealmente al Novecento, come spesso facciamo in questo spazio, significa anche ricordare il valore della lotta comune, l’importanza di un’informazione che non spaventa ma educa, e la necessità assoluta di non lasciare sole le famiglie davanti a mostri così sproporzionati.

​La Scrittura Emozionale ha il compito di dare una voce e una forma a questo sgomento, trasformandolo in un faro d’allerta. Non si tratta di fare del moralismo, ma di ricostruire quella rete di protezione e di consapevolezza che sembra essersi sfilacciata nel passaggio d’epoca.

Dobbiamo tornare a parlare chiaramente nelle scuole, nelle case, sui media; dobbiamo insegnare ai ragazzi a diffidare della superficie facile e a comprendere che dietro la chimica sintetica non c’è sballo, ma un calcolo matematico di pura distruzione.

Custodire il valore della vita significa oggi affinare lo sguardo contro questo nemico invisibile, affinché la memoria del passato diventi lo scudo con cui difendere il presente e il futuro di chi ha ancora il diritto di camminare, sperare e respirare.

​E voi, cari lettori, ricordate la lotta contro la piaga dell’eroina degli anni ’80? Avvertite anche voi la spaventosa differenza con questa nuova minaccia chimica e invisibile che stringe d’assedio i nostri ragazzi? Come possiamo riattivare una forte barriera sociale ed educativa?

Rossana Fanny Duval
milanese, ha fatto della scrittura la bussola della propria vita, trasformando l’evasione dal quotidiano in una priorità dell'anima. Autrice di poesie e romanzi — tra cui Rivelazioni Inquietanti, L’Ombra del Male e il recente 920 Passi verso di me, racconto di rinascita sul Cammino di Santiago — esplora da anni il confine tra memoria e narrazione. Il suo impegno per l'autenticità l'ha portata a consegnare personalmente un suo scritto a Papa Francesco e a ideare i laboratori di 'Scrittura Emozionale' e le 'Serate Emozionali', progetti nati per restituire valore al sentire umano contro l’uso spasmodico del web (esperienze raccontate anche dal TG2 nella rubrica Tutto il bello che c’è). In questa rubrica, Rossana continua il suo viaggio alla ricerca dell'oro nascosto tra le pagine della nostra esistenza."

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