lunedì, 17 Agosto 2026
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Don Ferrante: negazionista del ‘600

Negare l’evidenza in caso di eventi disastrosi siano una pandemia o mutamenti climatici non è atteggiamento diffuso solo ai nostri tempi ma ha radici lontane nel tempo.

Alessandro Manzoni, nel XXVII capitolo dei “Promessi Sposi” descrive la personalità e il modo di ragionare del negazionista del 1630 don Ferrante. Uomo cui non “piaceva comandare né esser comandato” viveva nel suo palazzo di Milano in compagnia di “poco meno di trecento volumi”.  Non aveva amici né frequentava altri intellettuali. Aveva anche una consorte: donna Prassede ma non era certo con lei che scambiasse molte parole. Era tutto immerso nei suoi studi di vario genere. Poteva permettersi tale “compagnia” perché era ricco e lo studio costituiva la sua unica occupazione.

Era, insomma, un intellettuale che si nutriva di nozioni forse mal assorbite ed elaborate e forse mandate a memoria. Nel 2023, da maggio a ottobre, la Biblioteca Ambrosiana di Milano organizzò la mostra “I libri di don Ferrante”. Grazie ad essa, venimmo a sapere che il nostro personaggio raccolse e studiò opere di astrologia, filosofia, naturalistica (lapidari, erbari, bestiari), magia, storia, politica, cavalleria. Al manifestarsi della peste (di cui allora era ignota la causa reale), don Ferrante fu fermissimo nel negarne l’esistenza. Lo fece nel silenzio del suo studio con ragionamenti che si potrebbero definire sillogistici. L’ evidenza (la peste) venne negata su una base scientifica coerente con la sua mentalità, la sua cultura e non su chiacchiere diffuse magari ad arte ma senza dati di fatto comprovabili. In questo differì dai negazionisti odierni.

Don Ferrante “al primo parlar che si fece di peste fu uno dei più risoluti a negarla” scrive Manzoni perché in natura esistono solo due generi di cose: sostanze e accidenti e la peste, sulla base dei suoi studi, non era né le une né le altre. La vera causa andava ricercata in una fatale congiunzione tra Saturno e Giove. Manzoni conclude così il racconto: ”his fretus (forte di questi argomenti), non prese nessuna precauzione contro la peste; gli si attaccò, andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio (poeta e drammaturgo 1698-1784), prendendosela con le stelle”. E quella sua famosa libreria? “È forse ancora dispersa su per i muriccioli”.

Lo stile sottilmente ironico, privo di espressioni volgari con cui “don Lisander” descrive la personalità del personaggio andrebbe presa ad esempio da quanti, nei siti informatici o nei dibattiti televisivi, trattano argomenti che dividono l’opinione pubblica, specie in tema di malattie e ricerca di rimedi ad esse o di eventi climatici, senza conoscenze specifiche. In questo periodo, caratterizzato da temperature ben al di sopra delle medie stagionali, i negazionisti hanno affermato che il clima non è cambiato e non c’è nessun riscaldamento eccessivo. Le chiacchiere e le affermazioni ad effetto girano velocemente con i mezzi di comunicazione di oggi. Si disperdono tra i milioni di siti della rete, vengono continuamente lette da milioni di utenti e prese per buone.

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