La Notizia: Fumata nera tra Sindacati e Gruppo Electrolux. Il gigante dell’industria degli elettrodomestici, che impiega nel solo stabilimento di Susegana centinaia di persone, ancora non è riuscito a trovare un accordo che permetta di evitare le chiusure e relativi licenziamenti previste per i prossimi mesi.
Sul tavolo delle trattative è stato finalmente nominato esplicitamente uno dei principali “colpevoli”, vale a dire il costo dell’energia, sempre più alto e anti-competitivo per le imprese italiane rispetto alle concorrenti estere.
Proprio in questo senso è stata mossa da Confindustria la proposta di far ottenere ad Electrolux il “bollino” di azienda energivora, per poter beneficiare dei relativi incentivi e ottenere quell’ossigeno finanziario che permetterebbe di evitare decisioni drastiche. I successivi incontri tra le parti, previsti per il mese di Luglio, sveleranno quanto questa prospettiva sia realistica.
Il “Dezo Commento”:
Interessante notare che situazioni come quella di Electrolux non siano altro che l’ennesima espressione del problema della coperta troppo corta. Interessante per modo di dire, considerando che si parla non di una questione accademica ma del destino finanziario di migliaia di famiglie.
Vogliamo salvaguardare l’occupazione? Allora dobbiamo farci carico del costo dell’energia, che andrà a drenare le risorse dell’azienda.
Vogliamo contenere il costo dell’energia? Allora dobbiamo spostare la produzione dove l’energia è più accessibile e quindi sacrificare i posti di lavoro. Da questa impietosa guerra di logoramento si esce solo con la sconfitta di una delle parti in conflitto, è inutile cercare modi più gentili e delicati di dirlo.
È verosimile un abbassamento nel brevissimo termine del costo dell’energia? Quasi sicuramente no. È considerabile un compromissorio contratto di solidarietà basato sul principio “lavoriamo meno per lavorare tutti”?
Di nuovo, molto probabilmente no, perché se la riduzione della produttività comporta una riduzione della redditività siamo ancora al punto di partenza. Eppure non c’è alternativa al continuare a cercare una via d’uscita, almeno non finché si resta in questa perenne contraddizione nella quale si spera che un interesse pubblico, l’occupazione, abbia come proprio garante e protettore un interesse privato, il profitto.


