lunedì, 17 Agosto 2026
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Giuseppe Vasco Vian, scultore moglianese tra tradizione veneta e orizzonti d’oltreoceano

La storia di Giuseppe Vasco Vian affonda le sue radici nella Mogliano di fine Ottocento, dove nacque il 1º aprile 1895 da Girolamo e Anna Benvegnù, una famiglia di Tajapiera, scalpellini da generazioni. In questo ambiente di mestiere e tradizione, il giovane Giuseppe respirò fin da subito la cultura della pietra. Non mancavano esempi illustri come lo zio Giacomo, che aveva partecipato al restauro della loggetta del Sansovino dopo il crollo del Campanile di San Marco, episodio che segnò profondamente l’immaginario familiare e il livello tecnico del loro lavoro.

Dopo la Scuola Tecnica di Treviso, Vian proseguì gli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si formò sotto la guida di Antonio Dal Zotto e Pietro Canonica. In quegli anni collaborò alla realizzazione di modelli scultorei e a restauri per chiese e palazzi della città lagunare, affinando un linguaggio plastico solido, disciplinato, classico. Nessuna di queste opere porta la sua firma: una scelta che lo accompagnerà per tutta la vita, frutto di un’indole riservata e di una concezione dell’arte come mestiere, più che come affermazione personale.

Visse l’esperienza del fronte durante la Grande Guerra e, al termine del conflitto, si dedicò soprattutto alla scultura funeraria e religiosa, lasciando opere nei cimiteri di Mogliano e Treviso, tra cui statue di santi e angeli in marmo e pietra d’Istria. Tanti lavori sparsi in varie città italiane. Molte attribuzioni restano orali o non documentate, proprio per la sua abitudine di non firmare i lavori.

Il punto più alto della sua produzione italiana è il Monumento ai Caduti di Mogliano, inaugurato il 4 luglio 1926. Realizzato in pietra d’Istria, unisce rigore classico e sentimento civile, e ancora oggi domina Piazza dei Caduti, di fronte al Municipio.

La statua che corona il monumento riproduce due figure in bronzo: una allegoria alata, simbolo di vittoria e memoria, che solleva un ramo di palma e regge una corona d’alloro, e un soldato in elmo, rappresentato con compostezza, che tiene tra le mani uno scudo e una spada. Le due figure, affiancate, uniscono idealmente il sacrificio dei combattenti e l’elevazione morale della comunità, secondo un linguaggio plastico solenne e classicheggiante tipico di Vasco Vian.

Insofferente al clima politico del tempo, e concluso il monumento moglianese, Vian emigrò in Argentina con la moglie Maria Bellomo, poco prima dell’inaugurazione ufficiale. A Buenos Aires Vian trovò un ambiente vivace e ricettivo, dove la critica riconobbe subito la finezza del suo modellato e la forza espressiva delle sue opere. Questo apprezzamento gli valse la nomina a Modelador presso la Divisione Ingegneri del Ministero della Guerra, ruolo che gli aprì le porte a commissioni di grande prestigio.

La sua produzione argentina è vastissima: numerosi monumenti, anche di notevoli dimensioni, sorgono nelle piazze di Buenos Aires, Bahía Blanca, Mendoza, Córdoba, Comodoro Rivadavia, La Rioja e in molte altre città del Paese. Altre sue opere decorano gli interni di palazzi, teatri ed edifici pubblici e privati, confermando la versatilità del suo talento.

La sua attività non si limitò all’Argentina: una quindicina di lavori sono oggi presenti in altri Paesi latino-americani, oltre che in Egitto e Francia, a riprova di una carriera che seppe oltrepassare confini geografici e culturali. Nonostante il successo, rimase un uomo semplice e schivo, fedele alla sua idea di arte come mestiere.

Nel 1974 Giuseppe Vasco Vian tornò a Mogliano per rivedere il suo paese natale. La comunità lo accolse con grande affetto, celebrando un artista stimato all’estero ma poco conosciuto in Italia. Il 26 luglio dello stesso anno, nella sala del Consiglio Comunale gremita di autorità e cittadini, gli fu conferita una medaglia d’oro in segno di riconoscenza.

Giuseppe Vasco Vian si spense il 10 giugno 1979, a Buenos Aires.

(Tratto da “Oltre il campanile” di Ennio Tortato)

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