Un centenario importante, tre simboli cittadini, il Municipio, la Piazza e il Monumento ai Caduti, e una celebrazione che, anziché unire nel segno dei valori repubblicani, rischia di aprire un caso politico e istituzionale.
Succede a Mogliano Veneto, dove l’Amministrazione Comunale e la Pro Loco hanno programmato per sabato 4 luglio 2026 la “Grande parata del Centenario“.
Fin qui, una normale (e doverosa) commemorazione storica. A far discutere e riflettere, tuttavia, è il nome dell’ospite d’onore e il modo ufficiale in cui viene presentato alla cittadinanza.
Quei titoli nobiliari scritti nero su bianco
Come si legge chiaramente nella locandina ufficiale dell’evento, l’ospite d’onore della giornata sarà: “S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca di Savoia e Duca d’Aosta”, invitato in quanto discendente diretto del Comandante della Terza Armata, Emanuele Filiberto di Savoia.
Il nodo della questione non è la presenza di un discendente storico per ricordare il passato militare del territorio, bensì l’adozione di un protocollo che rievoca fasti e titoli dinastici incompatibili con l’ordinamento vigente.
L’uso dell’acronimo S.A.R. (Sua Altezza Reale) e la dicitura formale di “Principe” e poi di “Duca” in un manifesto firmato dal Comune e patrocinato dalle istituzioni pubbliche si scontra frontalmente con il dettato della nostra Carta Costituzionale.
La Costituzione Italiana è drastica e chiarissima in merito.
La XIII Disposizione (pur avendo visto decadere i commi sull’esilio e sui beni) mantiene intatto lo spirito repubblicano che ha cancellato i privilegi e i riconoscimenti legati alla Corona.
Inoltre, la XIV Disposizione transitoria e finale recita testualmente:
“I titoli nobiliari non sono riconosciuti.” I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome.”
Il punto politico è centrale: ogni amministratore pubblico, nel momento in cui assume la sua carica, presta solenne giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione.
Promuovere un evento pubblico istituzionale legittimando e stampando su carta i titoli di “Sua Altezza Reale”, “Principe” e “Duca” per presentare un cittadino italiano, che per lo Stato italiano è semplicemente Aimone di Savoia appare come una palese e grave sgrammaticatura istituzionale, se non una vera e propria infrazione dello spirito repubblicano.
Se la scelta della giunta comunale può essere oggetto di scontro politico, a destare profonda preoccupazione e stupore è l’elenco dei sottoscrittori che compare in calce alla locandina.
Varie associazioni d’arma e combattentistiche che dovrebbero essere le principali custodi della memoria della Resistenza e della Costituzione nata dalla lotta al fascismo (regime strettamente legato alla monarchia sabauda), si ritrovano così a figurare tra i partecipanti di un evento che celebra, con tanto di titoli araldici, un esponente di Casa Savoia.
Un vero e proprio cortocircuito ideale: com’è possibile che dopo la vittoria della “Repubblica” sulla “Monarchia” nel referendum del 2 giugno 1946 (e di cui non si è ancora spento l’eco delle celebrazioni dell’ottantesimo anniversario), non abbiano sollevato obiezioni di fronte a quel “S.A.R.”, a quel “Principe” e a quel “Duca” stampati in bella vista?
Si è trattato di una svista, di una disattenzione nella lettura delle bozze?
Cento anni fa, nel 1926, l’Italia sprofondava nel pieno del regime fascista sotto lo sguardo complice della monarchia.
Oggi, nel 2026, celebrare i monumenti di quel periodo è legittimo e storico anche se discutibile, ma farlo calpestando i simboli dell’uguaglianza repubblicana per concedersi una sfilata nostalgica è un’operazione che Mogliano Veneto e le sue associazioni “combattentistiche” avrebbero dovuto evitare.
La Repubblica non ha altezze reali, ha solo cittadini.



La piazza è di tutti e tutti, a cominciare dal Sindaco, hanno il dovere di utilizzarla nel rispetto degli altri.
In qualità di semplice cittadino moglianese mi asterrò dal partecipare alle celebrazioni della ricorrenza del centenario e invito tutti a fare altrettanto
Cordiali saluti
Fabio Occari
Bell’articolo, Flavio. Offre uno spunto di riflessione che va oltre la cronaca dell’evento.
La tua analisi richiama chi è chiamato ad assumersi responsabilità amministrative a considerare non solo l’organizzazione di una manifestazione, ma anche il significato simbolico e culturale delle scelte che la caratterizzano. Invitare un rappresentante della famiglia Savoia a una celebrazione non è soltanto una questione di prestigio o di protocollo istituzionale: è una decisione che inevitabilmente richiama uno dei periodi più drammatici della storia italiana.
Quando il ricordo storico non si limita a commemorare un anniversario, ma diventa anche un messaggio simbolico, occorre interrogarsi sulla metacomunicazione che esso trasmette. Parole e simboli possono evocare concetti come sovranismo, nazionalismo e identità, temi che oggi stanno tornando con forza nel dibattito pubblico.
Non va dimenticato che, alla vigilia della Prima guerra mondiale, una parte del mondo intellettuale considerava il conflitto non come una tragedia, ma come un evento “rigeneratore”, capace di spazzare via la corruzione, il materialismo e la decadenza della società borghese. I Futuristi arrivarono a definire la guerra la «sola igiene del mondo», esaltandone la violenza come forza purificatrice.
Di segno opposto fu la posizione di Benedetto XV. Eletto Papa nel 1914, condannò con fermezza il nazionalismo esasperato e definì la guerra un’«inutile strage». Nella Nota di pace del 1º agosto 1917 propose ai governi un percorso fondato sulla forza morale del diritto anziché sulla forza delle armi, chiedendo riduzione degli armamenti, arbitrato internazionale, restituzione dei territori occupati e riconciliazione tra i popoli.
Viene spontaneo pensare a quanto è ancora attuale l’intuizione nel testo: Scienza Nuova, di Giambattista Vico sui “corsi e ricorsi della storia”: gli eventi sembrano riproporsi ciclicamente e il rischio è che, se la memoria perde profondità critica, si finiscano per ripercorrere dinamiche che si credevano definitivamente superate.
Rimane infine una riflessione sul costo economico della manifestazione. Se fosse confermata la cifra di circa 100.000 euro, sarebbe legittimo interrogarsi sull’opportunità di un investimento di tale entità, soprattutto in un territorio che continua a manifestare bisogni urgenti, in particolare nei servizi destinati alle persone più fragili. La memoria storica è un valore da custodire, ma ogni scelta pubblica dovrebbe sempre confrontarsi anche con il principio della responsabilità sociale e con le priorità della comunità.
Nel ricordare i cento anni suoneranno: La marcia reale dei Savoia? Nel 1926 hanno suonato anche Giovinezza, veniva affiancata alla marcia fino al 1943
nota: ANPI si è tirata fuori. nelle locandine affisse in città il suo simbolo è stato rimosso (coperto con adesivo) e mi pare che abbiano rimosso il cartiglio…
resta comunque la celebrazione acritica e nazionalista di un monumento fascista…del resto Bortolato aveva già accolto in municipio un esponente vicino a Casa Pound per ricevere una “reliquia” di guerra dal Piave…