La riqualificazione del centro storico ha restituito alla città uno spazio più accessibile e vivibile ma restano aperte alcune criticità, dal passaggio di biciclette e monopattini alla presenza di veicoli e parcheggi davanti alla chiesa, elementi che creano confusione rispetto alla vocazione pedonale della nuova piazza.
Per la nuova Piazza Caduti di Mogliano è tempo dei primi bilanci. A dieci mesi dall’inaugurazione ufficiale del centro storico riqualificato, l’intervento finanziato con fondi PNRR e costato quasi 2,9 milioni di euro è ormai entrato nella vita quotidiana della città e quella che per mesi è stata soprattutto un’area di cantiere, con disagi per residenti, negozi e viabilità, oggi è tornata a essere il cuore simbolico e funzionale del centro.
Il progetto dell’architetto Toni Follina ha ridisegnato l’asse tra via Don Bosco e Piazza Caduti, puntando su una maggiore continuità pedonale, sulla rimozione delle barriere architettoniche, su nuove pavimentazioni in porfido e granito e su una diversa organizzazione degli spazi tra pedoni, biciclette e auto. Accanto agli aspetti più visibili, l’opera ha incluso anche interventi meno appariscenti ma decisivi: sottoservizi rinnovati, messa in sicurezza idraulica, nuova illuminazione a basso impatto ambientale e due totem multimediali per le comunicazioni cittadine.
Il primo banco di prova è stato l’utilizzo dello spazio. Dopo la riapertura, la piazza ha ospitato iniziative culturali, spettacoli, momenti musicali e appuntamenti pubblici, confermando la sua vocazione a luogo stabile di incontro. Anche il ritorno del mercato settimanale nel cuore cittadino ha rappresentato un passaggio significativo: le bancarelle sono rientrate tra Piazza Caduti e via Don Bosco, restituendo alla zona una funzione commerciale e sociale storicamente radicata.
Il bilancio, tuttavia, non può essere solo celebrativo. Dal punto di vista urbano, il cambiamento è evidente ma proprio la nuova sbandierata vocazione pedonale mette in luce alcune contraddizioni. Intanto colpisce lo scarso utilizzo del verde: in uno spazio che ambisce a diventare un vero “salotto urbano”, la presenza di alberature, aiuole e zone d’ombra appare limitata e poco incisiva.
Va però riconosciuto come segnale positivo il recente collocamento di alcune fioriere, che contribuiscono a rendere più gradevole l’ambiente, introducono una nota di colore e rappresentano un primo tentativo di ammorbidire l’impatto minerale della piazza. Sarebbe auspicabile, tuttavia, un passo ulteriore: aumentare le alberature dove tecnicamente possibile, introdurre sedute ombreggiate, ampliare il numero di fioriere e prevedere elementi verdi mobili o stagionali capaci di adattarsi agli usi della piazza senza ostacolare mercato, eventi e percorsi pedonali.
Anche piccole isole verdi, integrate con arredi urbani e punti di sosta, potrebbero contribuire a rendere lo spazio più vivibile e riconoscibile, migliorando il comfort climatico e la qualità complessiva dell’ambiente urbano. Resta tuttavia la sensazione di un luogo dove pietra e pavimentazioni prevalgono nettamente sugli elementi naturali, con il rischio di rendere l’area meno accogliente nelle giornate più calde e meno capace di offrire comfort, freschezza e qualità ambientale.
Un altro problema riguarda il disinvolto transito di biciclette e monopattini negli spazi destinati al passeggio, indubbia fonte di difficoltà nella convivenza con pedoni, famiglie e anziani. Non mancano esempi concreti: pedoni costretti a spostarsi all’improvviso per il passaggio ravvicinato di una bicicletta, monopattini che attraversano la piazza senza rallentare, bambini che giocano o camminano accanto agli adulti mentre mezzi leggeri sfrecciano negli spazi pedonali come i sottoportici e la galleria, anziani che esitano nell’attraversare l’area per timore di incroci improvvisi. Il punto, più che la presenza in sé dei mezzi leggeri, sembra essere la mancanza di una regola percepita come chiara: in una zona pedonale le biciclette possono transitare oppure devono essere condotte a mano? I monopattini sono tollerati, vietati o semplicemente non regolati in modo evidente? L’assenza di indicazioni immediate, di una segnaletica inequivocabile e di controlli costanti finisce per scaricare il conflitto sugli utenti della piazza, trasformando uno spazio pensato per la sosta e l’incontro in un luogo dove ciascuno interpreta a modo proprio diritti e limiti di passaggio con inevitabili rischi. A rendere più evidente il problema è anche la percezione di una presenza discontinua della polizia locale. Secondo quanto segnalato da alcuni frequentatori del centro, i vigili urbani sono presenti soprattutto il lunedì, in concomitanza con il mercato, mentre negli altri giorni il presidio appare meno riconoscibile. In assenza di controlli regolari, il rispetto della vocazione pedonale della piazza viene affidato più al buon senso dei singoli (quando c’è) che a regole effettivamente fatte rispettare.
A tutto questo si aggiunge la situazione dell’area davanti alla chiesa, resa accessibile ai veicoli e addirittura utilizzata come zona di parcheggio: una scelta discutibile che, agli occhi di molti, rischia di indebolire l’idea stessa di piazza come luogo libero dalle auto e pensato prima di tutto per le persone. L’inserimento del parcheggio in questo punto produce inoltre un effetto non secondario sul piano percettivo: interrompe la possibilità di una visuale prospettica unitaria verso la chiesa e frammenta la lettura dello spazio, facendo perdere forza al rapporto tra il sagrato, la piazza e l’edificio religioso. Ne risulta un fronte urbano meno ordinato e meno riconoscibile, dove la presenza delle auto finisce per sottrarre qualità scenica e continuità visiva a uno degli affacci più significativi del centro.
Per migliorare questa prospettiva sarebbe opportuno ripensare l’area come uno spazio di rispetto davanti alla chiesa, limitando o eliminando la sosta delle auto e restituendo al sagrato una continuità più chiara con la piazza. La definizione di un asse visivo libero contribuirebbe a ricostruire una lettura più armonica dello spazio, valorizzando la facciata della chiesa e rafforzando il carattere pedonale e rappresentativo dell’intero ambito.
A dieci mesi dall’inaugurazione, la nuova Piazza dei Caduti, dunque, non sembra ancora un’opera pubblica compiuta: resta un luogo da monitorare e magari aggiustare coinvolgendo associazioni, commercianti e residenti. Perché se la sua riqualificazione ha restituito a Mogliano un nuovo scenario urbano, la partita ora si gioca sul suo uso quotidiano, perché una piazza funziona davvero solo quando diventa luogo sicuro di incontro e identità condivisa.


