lunedì, 17 Agosto 2026
Home Sociale L’Italia sempre più povera. Quando la povertà smette di essere un’eccezione: il...

L’Italia sempre più povera. Quando la povertà smette di essere un’eccezione: il Report Caritas 2026

È stato presentato a Roma il Report statistico 2026 di Caritas Italiana basato sui dati del 2025. Esplodono la solitudine e i bisogni sanitari, mentre il lavoro povero colpisce duramente la fascia 35-54 anni.

L’analisi, esposta da Federica De Lauso del Servizio Studi di Caritas Italiana e arricchita dai commenti dello studente Andrea Di Criscio, dell’Università La Sapienza di Roma e dello scrittore Eraldo Affinati, mostra un Paese in cui la povertà e le fragilità si cronicizzano, i legami sociali si sfilacciano e l’indigenza diventa una condizione stabile per migliaia di famiglie.

La povertà in Italia ha smesso di essere un fenomeno eccezionale o temporaneo per assumere i contorni drammatici di una “strutturale normalità”. È questa la fotografia nitida e spietata che emerge dal Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia di Caritas Italiana, intitolato “La povertà in Italia secondo i dati della rete Caritas”, presentato martedì 16 giugno presso la Sala San Francesco della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

Lo studio fotografa una nazione intrappolata in quella che gli economisti definiscono ormai “permacrisi”: uno stato di turbolenza e instabilità permanente alimentato dal susseguirsi di shock geopolitici, spinte inflazionistiche e frammentazione sociale.

I dati numerici relativi al 2025 restituiscono l’esatta dimensione dell’intervento sul campo: la rete Caritas ha accompagnato complessivamente 282.539 persone (ciascuna delle quali rappresenta un intero nucleo familiare) attraverso una rete di 3.520 servizi distribuiti in 206 diocesi. Nel 2025, il numero delle persone sostenute dalla rete dei centri di ascolto è cresciuto dell’1,7% rispetto al 2024, consolidando una tendenza che non vede flessioni neanche rispetto al periodo precedente alla pandemia.

Nell’ultimo decennio (2015-2025), il volume di persone assistite è cresciuto del 48%.

Un dato perfettamente coerente con l’evoluzione della povertà assoluta rilevata dall’Istat, cresciuta nello stesso arco temporale del 50% a livello nazionale.

L’elemento più drammatico che emerge dall’analisi curata da Federica De Lauso e Walter Nanni riguarda la durata della dipendenza dai servizi di assistenza. Quasi tre persone su dieci (il 28,1%) sono seguite in modo continuativo o intermittente da almeno cinque anni. In alcune regioni l’incidenza della cronicità raggiunge livelli altissimi, come in Toscana, dove ben il 45% degli utenti è un assistito di lungo corso.

Allo stesso tempo, si assiste a una forte intensificazione del bisogno interno alle singole storie: il numero medio di incontri annuali per singola persona è raddoppiato, passando dai 4,2 colloqui del 2012 agli 8,7 incontri del 2025. La povertà non è più un evento transitorio dovuto a una spesa improvvisa, ma una condizione strutturale di vita.

Il paradosso del “Lavoro Povero”

Per decenni l’occupazione ha rappresentato il principale scudo contro l’indigenza. Oggi questo automatismo è spezzato. Il Report 2026 evidenzia come il 24% delle persone che chiedono aiuto sia regolarmente occupato. In dieci anni, l’incidenza dei lavoratori con impiego attivo (working poor) tra gli assistiti Caritas è quasi raddoppiata.

Le ragioni risiedono in una stagnazione salariale profonda: secondo i dati OCSE riportati nello studio, tra il 1991 e il 2023 l’Italia è l’unico grande Paese europeo ad aver registrato una riduzione del potere d’acquisto delle retribuzioni (-3,4%), a fronte di una crescita media dell’area OCSE del 25%.

La forte ondata inflazionistica degli ultimi anni ha inferto il colpo di grazia, provocando una contrazione dell’8% dei salari reali tra il 2019 e il 2024. Contratti precari, part-time involontario e impieghi a bassa qualifica (edilizia per gli uomini, lavoro domestico e di cura per le donne) costringono migliaia di persone a rimanere sotto la soglia di sussistenza pur lavorando quotidianamente.

La platea di chi bussa alle porte della Caritas mostra una profonda frattura generazionale e di cittadinanza. Gli stranieri rappresentano il 56,7% del totale, mentre gli italiani sono il 41,6%. Tuttavia, i profili di bisogno sono differenti: da un lato una vulnerabilità straniera più giovane e legata alle transizioni occupazionali, dall’altro una povertà italiana sempre più anziana e isolata.

Gli over 65 rappresentano oggi il 15,4% degli assistiti complessivi, ma balzano al 26,3% se si isola la sola componente italiana. In dieci anni, il numero di anziani supportati ha subito un incremento record del 191%. Pensioni minime insufficienti e rincari si innestano su un tessuto relazionale logorato: tra gli italiani assistiti, il 37,2% vive in una condizione di isolamento totale (famiglie unipersonali) e il 24,1% affronta le conseguenze economiche di una separazione o di un divorzio.

Sulla sponda opposta, a soffrire maggiormente sono i bambini: il 52% dei nuclei assistiti è composto da famiglie con minori (circa 147 mila casi). La deprivazione vissuta nell’infanzia rischia di ipotecare il futuro dei ragazzi, alimentando una trasmissione intergenerazionale della povertà in un Paese caratterizzato da livelli minimi di mobilità sociale.

La povertà odierna è multifunzionale. Oltre all’insufficienza di reddito (che colpisce il 78,1% dei casi), a pesare in modo decisivo è l’emergenza abitativa e sanitaria. Il 22,5% degli assistiti vive in condizioni di grave esclusione abitativa secondo i criteri europei ETHOS: parliamo di oltre 38 mila persone prive di una casa stabile, costrette in dormitori, strutture temporanee o insediamenti di fortuna. Per chi ha una dimora stabile, il 50,7% è in affitto da privati, costantemente esposto al rischio di morosità o sfratto.

La denuncia più politica mossa dal Direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, riguarda l’isolamento istituzionale in cui versano i più fragili. Il recente passaggio dal Reddito di Cittadinanza alle nuove misure categoriali (Assegno di Inclusione e SFL) ha ristretto i criteri di accesso per single e stranieri. Il risultato è che solo l’8% delle persone che si rivolgono alla Caritas è attivamente preso in carico dai servizi pubblici territoriali, con punte minime drammatiche nel Mezzogiorno (appena l’1,2% al Sud e il 2,1% nelle Isole).

I dati del Report Statistico 2026 non costituiscono una semplice contabilità del disagio, ma rappresentano un severo monito. Senza un’integrazione reale tra politiche della casa, sanità e lavoro dignitoso, la rete del welfare pubblico rischia di abdicare definitivamente al proprio mandato costituzionale, delegando interamente la coesione sociale al terzo settore e al volontariato.


Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a 
iscriverti alla newsletter cliccando qui

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here