venerdì, 12 Giugno 2026
Home Mogliano Il 2 giugno di Rita Fazzello

Il 2 giugno di Rita Fazzello

Rita Fazzello era nata il 2 giugno 1945. Ci teneva moltissimo a questa data. Non soltanto perché era il giorno del suo compleanno, ma perché sentiva profondamente ciò che quel giorno rappresentava.

Il 2 giugno non è una festa qualsiasi. È il giorno in cui l’Italia scelse la Repubblica. È il giorno in cui, per la prima volta, votarono anche le donne. Ed è difficile non pensare che quella coincidenza racconti qualcosa anche di lei.

Perché Rita Fazzello apparteneva a quell’idea alta della cittadinanza in cui partecipare alla vita pubblica non significava cercare consenso, apparire o occupare uno spazio di potere, ma assumersi una responsabilità verso gli altri.

Oggi la parola “politica” è spesso consumata dagli slogan, dalla propaganda permanente, dalla ricerca di visibilità personale. Rita apparteneva a un’altra scuola. Per lei la politica era servizio. Servizio concreto. Quotidiano. Silenzioso.

Non amava le frasi ad effetto. Preferiva le cose utili, quelle che funzionano davvero.

Aveva una fiducia profonda nelle istituzioni, ma non in modo cieco o retorico. Credeva che un Comune, una scuola, un ufficio pubblico dovessero servire a migliorare concretamente la vita delle persone, soprattutto delle più fragili. E combatteva perché questo accadesse davvero. Tra le cose che Rita ricordava con maggiore affetto vi era anche la nascita del centro anziani, pensato come luogo di incontro e relazione in un tempo in cui la politica cercava ancora, almeno qualche volta, di costruire comunità e non soltanto consenso.

Persino la burocrazia, che molti vivono come un muro inutile, nelle sue mani diventava uno strumento umano. Lei parlava di “burocrazia utile”. Rita conosceva leggi, procedure e regolamenti come altri conoscono una lingua viva. E soprattutto sapeva usarli per aiutare le persone. Non per complicare la vita. Per risolvere problemi.

Era questo il suo modo di fare politica.

Lo stesso spirito lo portava nella scuola e nel sindacato. Non viveva il ruolo di dirigente scolastica come posizione di prestigio, ma come responsabilità educativa e sociale. Per lei la scuola non era soltanto il luogo dove si trasmettono nozioni. Era il luogo in cui si formano cittadini.

Per questo credeva profondamente nel Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi. Perché la partecipazione non nasce spontaneamente. Va educata. Va vissuta fin da piccoli. I ragazzi dovevano imparare che una comunità non si costruisce delegando tutto agli altri, ma sentendosi parte attiva della vita collettiva.

Anche il suo europeismo nasceva da questa idea. Non da slogan astratti, ma dall’esperienza concreta dell’incontro. Organizzava progetti, viaggi, scambi culturali, perché era convinta che conoscere altre realtà aiutasse a uscire dalla chiusura mentale e dalla paura del diverso.

A un certo punto mi coinvolse anche in un’esperienza amministrativa per la città di Mogliano Veneto. Partecipammo alle elezioni con una convinzione semplice e oggi quasi fuori moda: che la politica dovesse essere utile.

Arrivarono anche molti consensi. Poi quell’esperienza finì male e bruscamente. Ma la cosa che più colpiva in Rita era questa: la sua amarezza non nasceva dal fatto di non aver ottenuto un ruolo. Soffriva soprattutto perché sentiva di non poter più dare il contributo che avrebbe voluto alla città. È una differenza enorme. C’è chi cerca la politica per contare. E c’è chi soffre quando non può più essere utile. Rita apparteneva decisamente alla seconda categoria.

Non era una donna religiosa nel senso tradizionale del termine. Eppure ho spesso pensato a lei come a una sorta di “spiritualista laica”: credeva profondamente nel valore del bene comune, della solidarietà, della dignità delle persone, della crescita collettiva.

Aveva una figura minuta, ma dietro quell’aspetto c’era una forza civile rara.

Oggi, nel giorno della Repubblica, ricordarla significa forse ricordare anche questo: che una comunità cresce davvero soltanto quando esistono persone capaci di vivere il potere come responsabilità e il servizio come dovere morale.

E Rita Fazzello, in questo, è stata molto più grande di quanto la sua figura discreta lasciasse immaginare.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here