venerdì, 12 Giugno 2026
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Contro le guerre e il riarmo: mobilitazione pacifista ad Aviano il 6 giugno 2026

Un grande corteo davanti alla base USAF per dire no alle testate nucleari, alle spese militari e per riaffermare i valori di pace, giustizia sociale e autodeterminazione dei popoli sanciti dalla Costituzione

Sabato 6 giugno 2026 le strade di Aviano torneranno a popolarsi di bandiere della pace. Associazioni, movimenti sociali e cittadini uniti sotto un unico imperativo: fermare l’escalation bellica e fermare il riarmo globale.

La manifestazione nazionale, indetta per accendere i riflettori sui crescenti rischi geopolitici attuali, vedrà il suo momento cruciale proprio di fronte alla base USAF, considerata un simbolo del potenziale bellico nucleare sul territorio italiano.

Il programma dell’evento prevede il ritrovo dei partecipanti alle ore 15:00 in Piazza Duomo ad Aviano, da cui muoverà il corteo ufficiale a partire dalle ore 16:00. L’obiettivo primario della protesta, condotta attraverso un’azione dichiaratamente nonviolenta, è esprimere una netta condanna della presenza della base NATO e, nello specifico, delle circa 50 testate nucleari che, secondo i dati diffusi dagli organizzatori, sarebbero custodite all’interno della struttura. La richiesta pressante rivolta alle istituzioni è che l’Italia proceda a un disarmo nucleare immediato, formalizzando l’adesione al Trattato di proibizione delle armi nucleari, entrato in vigore a livello internazionale dal 2021.

I manifestanti intendono ribadire la necessità di promuovere un modello sociale radicalmente opposto a quello attuale, che metta al centro i valori fondamentali richiamati dalla Costituzione italiana: la pace, la democrazia, la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà e la giustizia sociale.

Nel manifesto dell’iniziativa emerge chiaramente l’esigenza di superare strutturalmente il patriarcato e tutelare in modo concreto i diritti civili, politici e sociali, ponendo la dignità delle persone e delle comunità al di sopra di ogni interesse geopolitico o economico.

Un altro asse centrale della protesta riguarda la redistribuzione delle risorse pubbliche. I promotori denunciano l’incremento esponenziale delle spese destinate al comparto militare, chiedendo a gran voce che i fondi dello Stato vengano invece dirottati con urgenza verso le politiche sociali e verso misure drastiche per affrontare i disastri ambientali e i cambiamenti climatici, questioni ritenute le vere emergenze globali a cui rispondere.

L’opposizione ai conflitti globali e al complesso militare-industriale

Manifesto della manifestazione

Inoltre, nel documento si condanna fermamente quella che viene definita come la complicità del Governo italiano e dei governi europei nel supporto politico e militare fornito a Israele, parlando esplicitamente di genocidio del popolo palestinese.

Lo sguardo si estende poi al Medio Oriente complessivo, rigettando la guerra intrapresa da Israele e dagli Stati Uniti contro Iran e Libano, ed esprimendo forte contrarietà al blocco contro Cuba e alle operazioni militari statunitensi in Venezuela, lette come il frutto di una persistente politica imperialista che aggrava le già drammatiche crisi umanitarie.

La protesta si estende naturalmente a tutti i conflitti attualmente in corso sul pianeta, citando in modo particolare Ucraina, Sudan, Myanmar, Congo ed Eritrea, e ribadisce il rifiuto assoluto di qualsiasi minaccia d’uso delle armi nucleari. Un monito doloroso che richiama la memoria storica delle tragedie di Hiroshima e Nagasaki.

Oltre alla politica estera, il movimento contesta aspramente le dinamiche di politica interna. Viene espresso un forte respingimento verso le misure di repressione delle libertà personali e delle lotte sociali messe in atto dal Governo italiano, con un riferimento esplicito ai decreti “sicurezza”. Sotto accusa finiscono anche le politiche migratorie caratterizzate da rifiuto, espulsione, deportazione e rimpatrio forzato delle persone migranti.

L’appello si chiude con una ferma opposizione al fascismo, al nazionalismo e al sovranismo, indicati, insieme ai grandi poteri finanziari e al complesso militare-industriale, come le forze che orientano in modo distorto l’attuale azione politica.

L’appuntamento del 6 giugno ad Aviano si configura quindi non solo come una protesta localizzata, ma come un momento di forte convergenza per tutti coloro che rivendicano un diritto internazionale fondato sulla solidarietà e sull’autodeterminazione dei popoli.


Anche da Mogliano Veneto è prevista la partenza di un pullman e chi desidera partecipare può scrivere a: gruppodonnemoglianesi@gmail.com

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