Il 2 giugno 1946 Mogliano si svegliò presto, come se il paese avesse trattenuto il fiato per anni e ora potesse finalmente respirare. Era una domenica luminosa, una di quelle mattine in cui il cielo sembra voler rassicurare tutti.
Le campane suonarono più a lungo del solito. Non per una festa religiosa, ma per un rito civile che nessuno aveva mai vissuto prima: il referendum istituzionale.
E soprattutto, per la prima volta nella storia del Paese, le donne entravano nella democrazia dalla porta principale.
Non come accompagnatrici, non come spettatrici: come elettrici, come cittadine pienamente riconosciute.
Le donne moglianesi arrivarono ai seggi con un’emozione che non si può misurare. Avevano già votato alle amministrative di marzo, ma questa volta era diverso: questa volta si decideva il destino dell’Italia.
Molte portavano sulle spalle anni di sacrifici: chi aveva perso un figlio o un marito in guerra, chi aveva tenuto insieme la famiglia e il lavoro, chi aveva fatto la staffetta nella Resistenza, chi aveva semplicemente resistito alla fame, alla paura, al silenzio.
Entravano nel seggio con passo fermo, consapevoli che quel gesto non era solo un diritto conquistato, ma una restituzione di dignità.
Le scuole di Mogliano, ancora segnate dagli anni difficili, si trasformarono in luoghi di speranza. Gli scrutatori distribuivano due schede: una per scegliere tra Monarchia e Repubblica, l’altra per eleggere i membri dell’Assemblea costituente.
La cabina elettorale era un piccolo spazio di legno e tela, ma per molte donne sembrava una soglia simbolica: per la prima volta, la loro voce avrebbe avuto un peso nella storia nazionale.
Gli anziani, che avevano vissuto due guerre, entravano con timore e orgoglio; i giovani, cresciuti nel fascismo, scoprivano cosa significasse davvero la parola libertà.
Fu una giornata intensa ma serena. Le famiglie si incrociavano davanti ai seggi, scambiandosi sguardi complici. Non tutti votavano allo stesso modo, ma tutti sentivano di partecipare a qualcosa di più grande di loro.
La sera del 2 giugno, le case si illuminarono più del solito. Le poche radio gracchiavano notizie frammentarie, le voci correvano di casa in casa. Non si sapeva ancora quale sarebbe stato l’esito nazionale, ma si sapeva che qualcosa era cambiato per sempre.
A Mogliano, come in tutta Italia, quella notte fu un ponte tra due epoche.
Quando, nei giorni successivi, arrivò la notizia che l’Italia sarebbe diventata una Repubblica, Mogliano la accolse con sollievo e speranza. Non tutti erano d’accordo, ma tutti compresero che si stava aprendo una stagione nuova.
Le donne, soprattutto, sentirono che quel risultato apparteneva anche a loro: per la prima volta avevano potuto parlare, e la storia aveva ascoltato.
Il 2 giugno 1946 fu un atto collettivo di coraggio. Anche Mogliano, come il resto d’Italia, decise di rialzarsi, di scegliere, di ricominciare.
Ogni volta che celebriamo la Festa della Repubblica, ricordiamo anche loro: le donne e gli uomini che, in quel giorno di giugno, entrarono in un seggio e ne uscirono cittadini di un Paese nuovo.


