È stato pubblicato il rapporto ISTAT 2025. Nel Capitolo 2 “Popolazione e società”, oltre all’andamento demografico, vengono illustrati i dati sul numero e la composizione delle famiglie italiane. Nel 2024/25 il numero medio delle famiglie è pari a 26 milioni e 600 mila (oltre 4 milioni in più rispetto all’inizio degli anni duemila).
L’aumento è determinato dal numero crescente di famiglie unipersonali e dalla riduzione delle famiglie estese (con questo termine si definisce una famiglia[1] con due o più nuclei o più nuclei o con un nucleo[2] più altre persone). Oltre un terzo delle famiglie è formato da una persona sola (37,1%).
Questo fenomeno viene definito “semplificazione delle strutture famigliari”. Vediamo le cifre: genitori con uno o più figli (10%), coppie con uno o più figli (28,2%), coppie senza figli (19,4%), nuclei con altre persone (6,2%). Le coppie con figli (% sul totale delle coppie con figli) sono il 28,2%; di queste il 48,8% ha 1 figlio, il 41,7% 2 figli, il 9,5% 3 figli. Le persone sole sono così suddivise per genere e classi d’età: uomini di età< 45 anni (30%), di 45-64 anni (39,2%), di età >65 anni (30,8%), donne di età <45 anni (13,3%), di 45-64 anni (26,4), di età >65 anni (60,3%).
Oltre i 75 anni vive da sola 1 donna su due (50,4%) contro 1 uomo su quattro (24,5%). La differenza è legata soprattutto alla maggior longevità delle donne che hanno una vita media di 85 anni contro 81 degli uomini.
Negli ultimi venti anni l’aumento della percentuale di persone sole interessa principalmente la fascia di età <65 anni con maggiore incidenza tra gli uomini. Le persone sole raddoppiano (in %) in tutte le fasce d’età: 25-44 anni (da 7,7% a 14,4%), 45-54 anni (da 7,4% a 15,2%), 55-64 anni (da 9,8 a 18,7%). Il quadro descritto in una popolazione con età media di 46,8 anni al 1° gennaio 2025 (i bambini sotto i 12 anni sono il 12,2%, gli anziani il 24,7%), richiederà interventi strutturali, di lunga durata, sul piano sociale, economico e sanitario, a tutti i livelli della nazione. Gli interventi estemporanei tipo bonus “una tantum” fanno solo sprecare risorse.
L’aumento di persone sole anziane e molto anziane, portatrici di malattie croniche anche non invalidanti ma bisognose di controlli periodici, causa l’allungamento delle liste d’attesa per interventi sanitari sia diagnostici che terapeutici e il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non è in grado di soddisfare le richieste in tempi ragionevoli. La fiducia nel SSN è calata dal 65% al 58% (Forum salute di Adnkronos). Gli italiani che hanno rinunciato a un esame o a un trattamento per i lunghi tempi di attesa sono il 14,9% (il 5,8% in Veneto). Il 45% dei cittadini ricorre alla sanità privata.
Al di là dell’ambito sanitario, la solitudine non è una compagnia raccomandabile per nessuno, figuriamoci per chi non ha a disposizione una rete familiare a cui ricorrere per svolgere anche solo gli atti della vita d’ogni giorno. Le reti familiari si accorciano o addirittura si annullano anche a causa del calo demografico.
Le Case della Comunità con i servizi sociali e assistenziali ad esse collegati, potranno venire incontro ai bisogni del maggior numero possibile di persone non solo anziane? Saranno necessari volontari per integrare l’azione del settore pubblico ma ce ne saranno in numero sufficiente? A Mogliano Veneto, la Casa della Comunità in via XXIV Maggio inizierà ad operare il 19 maggio con i seguenti servizi: continuità assistenziale, punto prelievi, Cup, anagrafe assistiti. Siamo agli inizi.
La nostra Città ha bisogno di strutture sociosanitarie e assistenziali efficienti perché l’età media dei moglianesi (totale residenti nel 2025: 28.017) è di 48,3 anni. L’indice di vecchiaia è 247,6 (rapporto tra persone di 65 anni e oltre e persone di 0-14 anni) e ci sono 60,4 soggetti non attivi ogni 100 che lavorano (indice di dipendenza strutturale).
La demografia fotografa situazioni preoccupanti in prospettiva futura. Il calo dell’indice di fecondità (figli per donna in età fertile: 15-49 anni) dura da 50 anni. L’ultimo anno in cui fu raggiunto il valore di 2,1:1 necessario per mantenere stabile numericamente una popolazione fu il 1976 ossia mezzo secolo fa; nel 2025 è stato di 1,14.
Lo scorso anno solo il 3% delle mamme aveva meno di 30 anni e l’età media delle donne al primo parto è stata di 32 anni. Mancano le future madri (2,4 milioni in meno di donne in età fertile dal 2008). I demografi definiscono questo fenomeno “trappola demografica” e ritengono sia responsabile dei 2/3 del calo di quasi 200 mila nascite registrato dal 2008. È un dato strutturale non modificabile. Per ulteriori informazioni consultare il rapporto 2025 al sito: www.istat.it
[1] Famiglia: insieme delle persone coabitanti legate da vincoli di matrimonio o parentela, affinità, adozione, tutela, affettivi. Una famiglia può essere anche unipersonale.
[2] Nucleo: insieme delle persone che formano una relazione di coppia o di tipo genitore e figlio. In una famiglia possono coesistere più nuclei.


