L’Oasi Cave di Noale, area gestita dal WWF Venezia e Territorio, si trova in via Ongari, a pochi minuti dal centro cittadino. Con i suoi 20 ettari, rappresenta il cuore di un’area più ampia – circa 40 ettari – riconosciuta come SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zona di Protezione Speciale), parte integrante della Rete Natura 2000 della Regione Veneto.
La storia dell’oasi è quella di una trasformazione virtuosa: terminate negli anni ’70 le attività di escavazione dell’argilla, le cave abbandonate si sono riempite d’acqua piovana, di falda e del vicino Rio Draganziolo, dando origine a una serie di stagni. Da lì, una rapida colonizzazione di specie vegetali pioniere ha favorito la crescita di una ricca vegetazione palustre e arboreo‑arbustiva. Il risultato è una zona umida di grande pregio naturalistico, oggi rifugio per un elevato numero di specie animali.
La garzaia e gli incontri possibili
All’interno dell’oasi si trova una delle garzaie più importanti del territorio. Qui nidificano l’airone rosso – simbolo dell’area – insieme a tarabusino, garzetta, airone cenerino, airone guardabuoi e marangone minore. Lungo il percorso sono presenti punti di osservazione: gli organizzatori consigliano di portare con sé un binocolo per cogliere appieno la ricchezza faunistica.
Un modello per le cave senili
Non sempre le cave dismesse hanno avuto un destino di rinascita ambientale. Per questo l’esperienza di Noale rappresenta un esempio prezioso. Il Comitato a difesa delle ex Cave di Marocco, che da anni si batte per trasformare le cave senili di Marocco in un Parco della Biodiversità, guarda all’Oasi Cave di Noale come a un modello concreto di ciò che può nascere quando un territorio ferito viene restituito alla natura e alla comunità.
La natura, a Noale, è pronta ad accogliere.
Per partecipare è richiesta l’iscrizione via mail scrivendo all’indirizzo che compare nella locandina.
La conferma dell’uscita verrà comunicata venerdì 8 maggio, in base alle condizioni meteo.



Bellissimo esempio dí rammendo ecologico del territorio ferito. Complimenti e grazie a coloro che lo hanno reso possibile. Sarebbe bello anche il riuso degli spazi edificati sfoltendo e depavimentando per rinaturalizzarli.