martedì, 19 Maggio 2026

RISI E BISI

Una tradizione che attraversa i secoli

Nel cuore della primavera veneziana, quando l’aria si fa più chiara e le calli si riempiono di un movimento lento e luminoso, c’è un profumo che da secoli annuncia una ricorrenza speciale: quello dei risi e bisi, il piatto che accompagnava il Doge nel giorno di San Marco, il 25 aprile. Non era una semplice pietanza, ma un gesto rituale, un’offerta di abbondanza e buon auspicio che la città intera riconosceva come propria.

I piselli arrivavano freschissimi dalle campagne intorno alla laguna, raccolti all’alba, quando la rugiada li rendeva ancora più teneri. Il riso, invece, era il Vialone Nano, orgoglio delle risaie venete: chicco piccolo, elegante, capace di assorbire il brodo senza perdere la sua identità. Il “Magnar da Doxe” nasceva così, dall’incontro tra terra e acqua, tra la sapienza contadina e la raffinatezza della Serenissima. Durante il banchetto ufficiale, il Doge e le massime autorità della Repubblica lo gustavano come simbolo di prosperità, quasi fosse un augurio collettivo rivolto alla città.

Si dice che la ricetta abbia radici bizantine, figlia degli scambi continui tra Venezia e l’Oriente. Ma è nel Veneto che ha trovato la sua casa definitiva, trasformandosi in un piatto identitario, familiare, celebrativo. La sua consistenza è unica: non una minestra, non un risotto. È un equilibrio sottile, un’onda morbida che racconta la primavera senza bisogno di parole.

Oggi, tra varianti moderne e scorciatoie culinarie, vale la pena ricordare la versione autentica, quella che ancora conserva il sapore dei tempi antichi.

Ingredienti

  • 800 g di piselli freschi con i loro baccelli
  • 250 g di riso Vialone Nano
  • 50 g di burro
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • 50 g di pancetta a dadini
  • Cipolla, carota, sedano
  • Sale e pepe q.b.
  • Prezzemolo tritato
  • Parmigiano grattugiato

Preparazione I piselli si sgranano e i baccelli, ben lavati, diventano la base di un brodo profumato insieme a sedano, carota e cipolla. Una volta pronto, il brodo si filtra; chi ama una consistenza più vellutata può frullarne una parte. In un tegame si fa soffriggere un filo d’olio con la cipolla tritata e la pancetta. Si aggiunge il riso, lo si lascia tostare e poi si uniscono i piselli e il primo mestolo di brodo caldo. La cottura procede lenta, mescolando e aggiungendo brodo poco alla volta, fino a ottenere una consistenza morbida, “all’onda”. A fuoco spento, burro, parmigiano e prezzemolo completano la mantecatura, regalando al piatto la sua cremosità caratteristica.

Un piatto che è un racconto, ogni cucchiaio di risi e bisi porta con sé un frammento di storia veneziana: la solennità dei palazzi ducali, la vita operosa delle campagne, il ritmo delle stagioni che tornano. È un piatto semplice, ma parla di comunità, di riti condivisi, di un’identità che ancora oggi si riconosce nei gesti della cucina.

Donatella Grespi
Nata a Venezia, ma da oltre trent'anni residente a Mogliano Veneto. Ex insegnate, ama moltissimo la sua città d'origine, viaggiare per il mondo, camminare in mezzo alla natura (pratica assiduamente Nordic Walking) e i libri. Da anni collabora attivamente con la libreria Mondadori e ne cura la pagina Facebook.

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