Zerman di Mogliano Veneto: chiunque passi di lì non trova grandi motivi per fermarsi: in mezzo a una distesa di adorabili casette, i vicoli sono per lo più deserti e solo nei dintorni del bar si scorge qualche abbozzo di vita. Eppure, proprio a Zerman ha sede il brulicare di idee, sogni e progetti che è l’Officina 31021.
Materialmente non è che una stanzetta angusta, resa infinita dai poster e dalle foto di cui è tappezzata e dalle storie che portano con sé. E’ uno spazio che racconta tutta la fatica che vive chi cerca di portare cultura e comunità per tutti in un contesto, locale ma anche nazionale, sempre più dominato da spinte privatistiche e securitarie. E’ anche un luogo che testimonia come perfino la periferia veneta abbia il potenziale per farsi teatro di incontri e di esperienze che abbracciano il mondo intero. Grazie ai ragazzi di Officina, infatti, Zerman non è solo Zerman ma anche Uganda, Sudan, Palestina, Ucraina, rotta balcanica, Oulx, Calais, Mediterraneo e oltre. Per citare solo il più recente tra innumerevoli esempi di questa grande apertura verso il mondo, nelle prime settimane del marzo appena trascorso, il gruppo si preparava a partire verso i confini tra Italia e Francia e tra Francia e Inghilterra, tappe cruciali di tutte le rotte migratorie, e lo faceva coinvolgendo tutti noi cittadini in una raccolta di alimenti e beni di prima necessità.
Ma cosa guida, anima e tiene in piedi un progetto di così ampio respiro? Caterina, Lorenzo e Danny, che l’altro giorno hanno deciso di dedicare un bel po’ del proprio tempo a raccontarmi con passione il “dietro le quinte” di questa splendida realtà, tengono a sottolineare che Officina è molto più dei grandi eventi per cui è famosa e che questi ultimi sono espressione di una precisa progettualità politica, culturale e sociale condivisa, rispetto alla quale il divertimento di una serata è senz’altro importante ma non è che un mezzo, un piccolo varco che spera di condurre verso qualcosa di più.
È questa, infatti, la linfa vitale del gruppo: il bisogno, comune a tutti i membri, di rompere i muri mortiferi della propaganda, tenuti in piedi da una distanza che è strategia politica, per costruire, insieme, ponti resistenti perché fatti di semplice, autentico incontro. È il contatto, spiegano i ragazzi, l’unico antidoto a tutte le storie che sentiamo raccontare su persone e mondi che, in realtà, non conosciamo per niente. Spinte ai margini, ammutolite, coperte dall’ignoranza e infine rimpiazzate da fotografie selezionate e narrazioni costruite ad hoc, l’unica speranza per restituire dignità a queste vite è che qualcuno le guardi in faccia, ascolti la loro la voce, le tocchi con mano e da loro si lasci toccare. È l’insegnamento più prezioso che porto con me da questa splendida chiacchierata.
Ecco allora che, proprio in questi giorni, il ReBella Love Festival ospita realtà come il coro “Voci dal mondo”: nato nella famigerata via Piave di Mestre, questo gruppo è l’unione di donne e uomini immigrati in Italia, che insieme ritrovano la propria voce e il proprio ritmo e ce ne fanno dono. Ma trovano spazio anche talk culturali ricchi di importanti testimonianze, come “CPR – Luoghi di tortura di stato”, che punta il faro sulla crudeltà spiazzante dei centri per il rimpatrio, o “La strada che non esiste”, che racconta le vie impervie e colme di insidie che chi scappa dalla miseria e dalla paura è costretto, da solo, a tentare di trasformare in strade.
Un radicale, coraggioso antirazzismo, tuttavia, non è l’unica forma che l’impegno politico dei membri di Officina assume. In particolare, raccontano, la contaminazione tra generazioni avvenuta negli ultimi tempi ha portato una ventata d’aria fresca ricca di nuove sensibilità e sguardi sul mondo, attenti soprattutto al rispetto dell’autonomia di ciascuno sul proprio corpo e sulla propria sessualità. “La legge 194 oggi: dati e realtà” è un altro importante talk che ha trovato il proprio spazio nel festival, per fare il punto sullo stato della libertà di scelta delle donne e della tutela che a quest’ultima è riservata.
Vi sarà chiaro, ormai, che qui nulla è lasciato al caso. Ebbene, non lo sono nemmeno le date del festival: il 25 aprile e il 1° maggio sono due giornate cui i membri di Officina si sentono legati nel profondo. La bella musica che ci tiene compagnia in questi giorni è quindi festa, sì, ma è festa della resistenza, della libertà, dei nostri diritti e di chi ha dedicato e perfino sacrificato la propria vita per darceli.
Il segreto del successo del ReBella Love Festival, tuttavia, sta nell’ultimo ma non ultimo ingrediente della ricetta Officina: un approccio squisitamente pratico, partecipativo e coinvolgente. Emerso continuamente nella nostra chiacchierata, questo aspetto è espresso alla perfezione in una frase meravigliosa che i ragazzi scrivono sulla loro pagina Instagram: “Vogliamo lavorare come lavorano le api, tutte insieme: perché senza il lavoro collettivo non è possibile un vero cambiamento, che parta da gesti comunitari e rivoluzionari, semplici come condividere un pennello”… O partecipare a un laboratorio di uncinetto!
























