IPSOS, azienda fondata in Francia nel 1975, ha svolto un’indagine dedicata alla percezione della felicità ieri e oggi. Nel 2025 sono state intervistate 24.000 persone di 30 paesi OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi) europei ed extra (elenco in calce). Queste le domande: avreste voluto nascere nel 1975 oppure nel 2025? Eravate più felici nel 1975 o lo siete nel 2025? Il 44% degli intervistati avrebbe preferito nascere nel 1975 contro il 24% che ha scelto il 2025. Il 47% degli italiani avrebbe voluto nascere nel 1975 contro il 18% che ha preferito il 2025. Solo la generazione Z (1995-2009) ha preferito il 2025 (38% contro il 34%). In 29 paesi su 30 (fa eccezione la Corea del Sud) gli intervistati hanno risposto che la felicità fosse maggiore nel 1975 che nel 2025. Il 68% degli intervistati italiani ritiene che le persone fossero più felici nel 1975 che nel 2025 (8%). Cosa rimpiangono del 1975 gli italiani? La qualità ambientale (69%) e il tenore di vita (50%). In compenso il 39% dei connazionali ritiene che l’assistenza sanitaria sia migliore oggi. Da notare che il 72% degli intervistati nei 30 paesi è nato dopo il 1975.
Ho cercato sul Dizionario Enciclopedico Treccani la definizione di queste due parole. Felicità: “Stato d’anonimo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo stato d’animo”. Nostalgia: “Desiderio acuto di tornare a vivere in un luogo che è stato soggiorno abituale e che ora è lontano”.
Su quali basi hanno risposto gli intervistati? Su esperienze di vita dirette una parte, su sensazioni, stati d’animo, racconti di genitori e nonni un’altra ma certamente non su dati obiettivi ricavati dalla storia e dalla cronaca. Questo vale soprattutto per quel 72% di intervistati nati dopo il 1975. Espongo alcuni dati relativi all’Italia del 1975. Lo stipendio medio oscillava tra 140.000 e 200.000 Lire (1.000-1.200 €). La telefonia era solo fissa e costava, per una famiglia, 4.300 Lire/mese (27 €). Niente internet, wi-fi né tantomeno lap-top e smartphone. Non esistevano floppy-disk né pen-drive per scaricare audio musicali e immagini. Solo uffici pubblici e aziende possedevano computer che oggi definiremmo oggetti di modernariato. Un abito acquistato in un grande magazzino costava in media 25.000 Lire (160 €), un paio di jeans 3.000 Lire (20 €). Un appartamento di 120 mq in zona non distante dal centro città valeva, in media, 190 milioni di Lire (100.000 €).
Un’utilitaria come la Fiat 500 R costava 1.064.000 Lire; per confronto la nuova FIAT 500 ibrida costa 14.950 €. La benzina era costosa anche allora: 300 Lire/litro (1,90 €). Le cause furono almeno due: l’inflazione (25,68%) e le crisi petrolifere successive alla guerra tra Israele, Egitto e stati arabi dell’ottobre 1973 (guerra dello Yom Kippur). L’aria nelle città maggiori era poco salutare a causa del traffico veicolare (non esistevano marmitte catalitiche), del riscaldamento domestico e delle emissioni delle industrie. Pannelli fotovoltaici e pale eoliche non erano stati ancora inventati. La misurazione delle polveri sottili non esisteva. La raccolta dei rifiuti domestici non era differenziata e la spazzatura veniva accumulata in discariche non di rado illegali. Nel 1975 l’alta inflazione provocò la scarsezza di monete metalliche.
Per rimediare, 60 istituti bancari emisero miniassegni cartacei del valore oscillante da 50 a 350 Lire. Per la cronaca, non esistevano carte di credito, POS e bancomat ma solo assegni bancari e cambiali. Nel 1975 il governo presieduto da Aldo Moro durò in carica dal novembre 1974 al febbraio 1976. Nell’anno citato fu approvata la legge sul diritto di famiglia (Legge 151/75) che stabilì la parità giuridica tra i coniugi. All’estero, la “guerra fredda” successiva alla II Guerra Mondiale aveva diviso il mondo in due blocchi Est-Ovest, a Berlino era ben saldo il muro tra le zone di influenza USA-Gran Bretagna, Francia a Ovest, URSS a Est. Missili di ambo i contendenti (USA e URSS) erano pronti all’uso. In compenso finì la guerra del Vietnam; fu firmata la Dichiarazione di Helsinki da USA, URSS, Canada e da tutti gli stati europei tranne Albania e Andorra. Si trattò di un accordo per migliorare i rapporti politici ed economici tra paesi del blocco Occidentale e quelli dell’Europa Orientale.
Il miglioramento dell’assistenza sanitaria dal 1975 ad oggi, dichiarata dal 39% degli intervistati italiani, sarà frutto dell’ istituzione del servizio sanitario nazionale avvenuta nel 1978 con la Legge 833 e dei progressi in campo farmacologico, tecnico e assistenziale. La medicina allora non disponeva di mezzi diagnostici di uso ormai routinario come TAC, risonanza magnetica, ecografia bi-tridimensionale, robot. Per la cronaca, la prima TAC fu installata nel 1974 all’Ospedale Bellaria di Bologna. Nel 1975 instabilità politica, alta inflazione (25,68%) e stagnazione economica resero difficile la vita degli italiani. L’ordine pubblico fu funestato da attentati terroristici ad opera di organizzazioni di opposto colore politico che insanguinarono il Paese a partire dal 1969 per oltre un decennio (anni definiti di piombo).
Le città, soprattutto le maggiori, non erano molto sicure. Il rischio di rimanere coinvolti in qualche atto di violenza ad opera di associazioni di ogni genere (terrorismo politico, criminalità comune) non era trascurabile soprattutto nelle città maggiori. Il tasso di omicidi negli anni ’70 fu di 4/100.000 abitanti, nel 2025 è sceso a 0,51-0,57/100.000 abitanti. L’Italia del 1975 non era un paese tranquillo né florido economicamente. Cosa rimpiangere dunque? Forse i rapporti umani basati sul contatto diretto e, inoltre, la volontà dei cittadini di pensare al futuro. Non esistevano allora la frammentazione, la chiusura in sé stessi soprattutto dei giovani talora fino all’autoesclusione sociale soprattutto (vedi fenomeno dell’hikikomori) e il disinteresse per l’impegno sociale o politico dominanti oggi. C’era desiderio di cambiamento mentre oggi è difficile per tutti scegliere una linea di condotta e metterla in pratica. La qualità dei rapporti umani può migliorare ? Speriamo di sì magari riducendo il tempo che ci vede occupati con tweet, social, what’s app e migliorando i rapporti da persona a persona. Il rimpianto del passato non porta da nessuna parte anzi immobilizza.
Ulteriori informazioni nel sito: ipsos.com/it-it/vita-migliorando-mondo-prevale-nostalgia-passato
Paesi interessati dall’indagine: Francia, Belgio, Messico, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Svezia, Australia, Canada, Colombia, Paesi Bassi, Stati Uniti d’America, Irlanda, Ungheria, Turchia, Italia, Sud Africa, Germania, Indonesia, Malaysia, Brasile, Argentina, Spagna, Cile, Peru, Tailandia, India, Singapore, Giappone, Polonia, Corea del Sud.


