mercoledì, 22 Luglio 2026
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Una idea verde per la nuova biblioteca Scoffone

ai confini del parco Caregaro Negrin

Simulazione della futura biblioteca “ E.Scoffone” affacciata sul Parco Caregaro Negrin

Lo spunto per questa nota mi è venuto dopo aver seguito dal vivo un incontro pubblico, promosso l’8 Aprile scorso  dal PD locale presso il Centro Ricreativo Anziani. Tema: la nuova biblioteca a Mogliano, questione che è entrata nelle corde di chi scrive quando ho lavorato per la stesura del mio recente  volume Spazio B. Frutto di una lunga ricerca, portata a termine dopo aver compulsato per quattro anni l’archivio storico di Mogliano, oltre ad una vastissima bibliografia che parte dalla notte dei tempi: a cominciare dalle tavolette di creta per arrivare, attraverso la storia del libro, a quella delle biblioteche ed, in particolare, alla storia della biblioteca di Mogliano.

Il mio interesse per l’incontro era verificare un possibile collegamento con l’ultima parte del mio volume, dove cercavo di attualizzare il tema e cioè: come dovrebbe essere una biblioteca oggi e ancor più domani, a fronte del frenetico cambiamento socio-politico-culturale, promosso da quella che, oramai, passa come la “quarta rivoluzione”, cioè l’introduzione massiccia del digitale nelle nostre esistenze. Eloquente, in tal senso, il titolo dell’incontro di cui sopra: Insieme per una nuova biblioteca a Mogliano. Il di più era rappresentato dalla qualità delle competenze vantate dai due relatori: Antonella Agnoli, consulente bibliotecaria, esperta nella progettazione di questi servizi (sua l’ideazione della biblioteca di Spinea (Venezia) e quella di San Giovanni di Pesaro) e Maurizio Cecconi, operatore culturale, fondatore di Villaggio Globale. Ma, oltre al livello di riflessione dei due relatori, è stata molto apprezzata la proposta formulata da Giacomo Nilandi.

L’idea lanciata, davvero costruttiva, è avviare un percorso partecipato, aperto a tutta la cittadinanza, per mettere a terra, come si dice, il progetto di una nuova biblioteca per Mogliano: un approccio trasparente, democratico, popolare nel senso nobile dell’aggettivo, il mezzo più idoneo per esaltare l’idea della biblioteca come servizio della/alla comunità, come spazio comune, condiviso. Di più, è il presupposto necessario per far piazza pulita di uno  stereotipo classista, duro a morire: l’idea di esclusivismo della biblioteca, in quanto luogo anti-populista, privo di reale appeal per la massa, spazio riservato agli addetti ai lavori, a chi si occupa di attività intellettuali.

Questo pregiudizio ignora l’origine delle biblioteche pubbliche: nate dal basso, come biblioteche popolari circolanti, compresa quella della nostra città che vede la luce nel diciannovesimo secolo, esattamente nel 1882. Nell’arco di un quarantennio, passando attraverso la Grande Guerra, essa era riuscita  ad imporsi con tratti di straordinaria originalità che – mi sia consentito questa nota personale a chi ne fosse interessato – saranno analizzati e discussi in occasione della  presentazione del mio libro (citato in apertura di questa nota), che si terrà sempre presso il Circolo Ricreativo Anziani il 20 maggio prossimo

Elemento forte del confronto pubblico al Centro Anziani è stata la ripresa da parte del PD dell’ipotesi di realizzare la nuova biblioteca esattamente nell’area comunale, dove già è in funzione questo servizio. Il progetto messo a fuoco dai promotori dell’incontro prevede, infatti, la ristrutturazione e l’ampliamento dell’attuale  biblioteca “Ernesto Scoffone”, possibile oggi e non quando inizialmente si mosse l’Amministrazione, potendo utilizzare lo spazio pubblico adiacente di proprietà comunale, grazie dall’abbattimento dell’ex edificio denominato “casa delle bambine” (esattamente a nord del campo da gioco dell’oratorio don Bosco).

Davvero suggestiva la restituzione grafica. Il rendering, realizzato con video informatico, è stato presentato da Nilandi con notevole efficacia, facendo immaginare ai presenti il piacere di lavorare in un ambiente sereno, distensivo, invitante, immerso nel verde, con locali luminosi, di rara bellezza: affaccio sul Parco della cultura Caregaro Negrin, chicca paesaggistica di notevole fascino, ampie vetrate a tutta parete, in un continuum irresistibile tra il dentro e il fuori. Non è esagerato pensare che si troveranno a loro agio tutti i frequentatori, di tutte le età, in particolare i più giovani, sui quali dovrebbe essere puntato per primo l’obiettivo di questa scelta amministrativa. Il connubio cultura e natura genera, infatti, benessere fisico e psicologico; il clima che si respira, in una cerniera che lega il centro della città con il verde appartato del parco, invita alla lettura, favorisce il dialogo, crea socialità. Inoltre, la vicinanza con il Centro Anziani è un fattore decisivo per l’integrazione che può realizzare un servizio come la biblioteca, potendosi in tal modo far fronte ad un fenomeno poco studiato, ma sempre più invasivo, l’ageismo, ossia la marginalizzazione delle persone sulla base dell’età, per la somiglianza anagrafica.

Se mi è concesso una veloce auto-citazione, l’ipotesi di una biblioteca al confine del parco Caregaro Negrin era già stata prospettata da chi scrive, tre anni fa, in un contributo, apparso il 20 marzo 2023 in questo stesso blog, dal titolo Biblioteca “E. Scoffone” di Mogliano Veneto: una modesta proposta. Condivisa con un gruppo di amici, tra cui il compianto Emilio Tessarin, quell’idea era la risposta alternativa a quella avanzata dall’Amministrazione comunale che prevedeva, invece, l’acquisizione dell’edificio del Centro pastorale situato all’inizio di via De Gasperi, a ridosso della Canonica, dalla parte  opposta al parco. Il bilancio di previsione 2026-2028, approvato in Consiglio Comunale il 16 gennaio scorso, sembra confermare questa scelta, sbagliata secondo il mio punto di vista, consideratolo stanziamento  di ben 2 milioni di euro destinato all’acquisto di un immobile che dovrebbe ospitare l’attuale biblioteca comunale.

Ma, allora, si dirà, ha ancora senso immaginare soluzioni diverse? Sì, ha ancora senso. Innanzitutto, perché mentre diamo atto all’Amministrazione, con l’importante stanziamento di cui sopra, della volontà di affrontare il problema, non possiamo pensare che la stessa Amministrazione resti insensibile alle preferenze indicate dalla popolazione. Se l’ipotesi alternativa, prospettata nel 2023, allora poteva apparire velleitaria, oggi, con l’acquisizione, da parte del Comune, dell’area adiacente dopo l’abbattimento del precedente edificio, essa è alla nostra portata e bisognerebbe aver il coraggio e la forza di ritornare sui propri passi. Il tempo è dalla nostra parte per ridare ali a questa scelta, che lascerebbe un segno ed una prova di lungimiranza nel tempo a venire, quando il parco diventerà un landmark imprescindibile di chi vive o è ospite di Mogliano. Rappresenterebbe il segno duraturo di chi ha voluto guardare  coraggiosamente al futuro. Il tempo non è scaduto e non mancano i segnali per invertire la rotta, come dimostra la numerosa presenza all’incontro dell’8 aprile, che ha accolto molto freddamente la soluzione proposta dall’Amministrazione, per due ordini di considerazione difficilmente contestabili: i costi di acquisizione e quelli prevedibili di ristrutturazione dell’edificio di proprietà della Curia.

In sintesi estrema, due sono le riserve nei confronti della scelta prefigurabile con lo stanziamento votato in Consiglio Comunale.

In primo luogo, vi è un problema di referenza linguistica. Nell’uso indistinto della parola biblioteca, oggettivamente polisemica, non si tiene conto  che la  forza comunicativa del termine: si è logorata nel tempo, per le diverse interpretazioni che ha ricevuto nella storia. Il primo passo da compiere non è quale edificio da ristrutturare, ma ragionare e mettere a fuoco il tipo di servizio che si  intende istituire. È  un problema di metodo. Tutto induce a pensare che l’Amministrazione stia affrontando questo impegno senza aver ben definito una gerarchia delle priorità. La logica, in questi casi, imporrebbe di partire dai bisogni della popolazione di Mogliano, non dall’opportunità offerta dal mercato di uno stabile esistente, necessario come  mero contenitore di libri, con funzione conservativa, ma non all’altezza dei tempi che viviamo. La storia documenta a sufficienza come questo modello, dominante nel periodo pre-unitario, sia stato proprio delle biblioteche come emanazioni dirette del potere sovrano o di istituzioni privilegiate, ad esempio la Marciana di Venezia, la Laurenziana di Firenze, la Malatestana di Cesena ecc. Identificare la biblioteca con un edificio e proporsi di recuperare, entro una struttura già definita e costruita con  finalità diverse, spazi multifunzionali, soluzioni adeguate alle esigenze socio-culturali della comunità moglianese odierna, è possibile, ma a quali costi e con quali risultati? Vi è il rischio tutt’altro che remoto che alla fine il taccon potrebbe essere peggio dello sbrego.

La biblioteca dovrebbe diventare un hub dinamico, il centro interconnesso di un ecosistema informativo, fatto di mondi diversi, ognuno con il proprio linguaggio, regole, tempi: la cronaca veloce, più lenta e  rigorosa la ricerca scientifica, i diritti, la finzione, il mondo algoritmico dell’intelligenza artificiale. Mondi visibili all’interno dell’organizzazione bibliotecaria: nelle zona dell’informazione, nei laboratori informatici, nelle aule silenziose dedicate allo studio, in ambienti riservati o ricavati per confronti e dibattiti pubblici. Uno spazio in cui il cittadino impara ad interagire senza confusioni o sovrapposizioni, passando, senza ordine di priorità, dalla cultura intellettuale a quella materiale, in cui diventa possibile, come ha documentato efficacemente la relatrice Antonella Agnoli nell’incontro citato.  

In secondo luogo, per quanto inevitabile, è, tuttavia, opinabile, come nel caso della nuova biblioteca di Mogliano, anteporre come insormontabili i vincoli di bilancio. Intendiamoci, il risvolto economico di ogni iniziativa è un punto centrale nella dinamica dell’agire pubblico, ma l’impressione è che, non di rado, ci si ripari dietro la burocrazia per sviare da una mancanza di progettualità. Di contro, la leadership politica è tale se si adopera e riesce a mobilitare risorse, attrarre investimenti, intercettare bandi, ottimizzare la spesa riducendo gli sprechi e, soprattutto, inseguire una visione, senza mai rinunciare a quella che Maldonado definiva la speranza progettuale, dal momento che la storia insegna che,  tra il progetto e la sua realizzazione, un ruolo centrale  spetta al fattore tempo.

La messa a terra di un progetto apparentemente impossibile, dipende, infatti, anche dalla capacità di gestire la fase esecutiva attraverso la suddivisione  in obiettivi specifici, in tappe realizzative. In gergo: procedere per stralci esecutivi. 

Ci si chiede in conclusione: ha senso ripiegare su una biblioteca che non è in sintonia col presente e men che meno con  il nostro futuro? Che vantaggio ci sarebbe nell’adattare un edificio nato con tutt’altre finalità e mettere nel conto di dover accontentarsi di un risultato mai del tutto soddisfacente, di vivere con un rimpianto duraturo? Non è, forse, più ragionevole  sfruttare tutte le potenzialità positive offerte oggi dal luogo in cui si trova ubicata la biblioteca “Ernesto Scoffone” e progettarne un ampliamento senza vincoli precostituiti, con costi finali che sono tutti da provare? È se anche – ma è tutto da dimostrare – fosse economicamente più vantaggiosa la scelta dell’edificio della Curia, non per questo si dovrebbe declinare la sfida di realizzare un servizio all’altezza dei tempi ed in sintonia con i grandi cambiamenti epocali. È pacifico che, procedendo per stralci, si  potrebbe garantire alla fine una risposta che incontrerebbe il favore della generalità dei moglianese .

Noi, si è capito, propendiamo sicuramente per quest’ultima soluzione. Ci soccorre la storia politica della nostra città attestando che le più significative realizzazioni, dalle scuole pubbliche, al pellagrosario, ora istituto Gris, al Collegio salesiano Astori, alla biblioteca popolare sono nate tutte da una straordinaria visione politica unita alla capacità di far convergere sforzi e graduare tempi. Una biblioteca come vogliamo darebbe un segnale inequivocabile che non si deve stare contenti del  quia, ma puntare in alto.

Carla Xodo
Carla Xodo è professoressa emerita di pedagogia generale e sociale dell’Università degli studi di Padova. Tra i molti incarichi istituzionali al Ministero e all’Università, è stata anche vicesindaco e assessore alla pubblica istruzione e cultura del Comune di Mogliano Veneto nella legislatura 1980 al 1984.

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