lunedì, 17 Agosto 2026
Home Lettere al direttore “31021” non è solo un cap

“31021” non è solo un cap

Chi scrive ha avuto la fortuna di essere un ragazzo tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70.

In quegli anni essere giovani era decisamente stimolante e a Mogliano non mancavano le iniziative politiche e culturali: teatro, cinema, musica, attivismo politico, soprattutto orientato a sinistra e estrema sinistra, non senza qualche scontro con la gioventù di destra, minoritaria ma politicamente presente.

Alcune di queste esperienze le vissi in prima persona e pensavo che difficilmente avrebbero potuto riprodursi dopo il periodo del cosiddetto “riflusso” che prese il via dopo le prime sconfitte del movimento operaio e studentesco (soprattutto la sconfitta del sindacato col referendum del 1984 che eliminò la scala mobile e la marcia dei quarantamila nel 1980 a Torino contro le lotte alla Fiat sostenute anche dal PCI, assieme all’affievolirsi del movimento studentesco inteso in senso lato).

Gli anni successivi mi confermarono che, se i movimenti giovanili non cessavano di riprodursi, la loro durata era talmente breve da essere considerati effimeri; ricordo solo i più recenti: “le sardine” ad esempio, mentre i “Fridays for future” forse sono ancora attivi, ma l’effetto Greta si è affievolito. Pure gli “Extinction rebellion”, in alcuni casi escono allo scoperto, ma le ultime discese in piazza vedono già apparire altre sigle come “No kings” e i ”Propal”, movimenti di reazione agli eventi in corso a livello mondiale nel mentre il movimento ambientalista appare in difficoltà.

Da qui la mia constatazione di moglianese anziano nell’ammirare la durata ormai pluriennale dell’esperienza denominata “Officina 31021”.  Un gruppo di giovani che ormai stanno diventando maturi vista la loro persistenza, ormai dall’altro decennio, nelle attività culturali, sociali, politiche che si svolgono nella nostra comunità.

Devo ammettere che la loro consistenza numerica e la loro azione su molti fronti non li fa sfigurare di fronte alla mia generazione, anzi come durata a livello locale già ci superano. Diventa piacevole quindi dare loro una mano, appoggiare molte delle loro iniziative, sentire attraverso la loro presenza che non si è interrotta quell’energia che da giovani dell’altro secolo faceva infiammare i nostri cuori e illuminare le nostre menti.

Per chiudere spero che nessuno di loro cada nella trappola in cui alcuni, per fortuna pochi, della mia generazione caddero; intendo l’uso della violenza come arma politica.      Essa segnò la fine di un movimento nato sotto il segno della creatività e del tentativo di rendere più equa una società che era per certi versi ancora iniqua.

Il lavoro su quest’ultimo tema è ancora aperto e temo lo sarà ancora a lungo, ma con giovani come loro la speranza può ancora avere un senso.

Paolo Favaro

1 COMMENT

  1. Anch’io rimpiango quell’atmosfera politica.
    Sull’ambientalismo in difficoltà non sono d’accordo: non c’è proprio un movimento ambientalista, impaludato nella periferia della politica partitica e ideologica, con i vertici delle maggiori associazioni ambientali timidi e politicizzati da un riformismo che è diventato una costola del sistema, incapace di una proposta politica radicalmente coraggiosa, pragmatica, per una declinazione ecologica dell’economia.

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