lunedì, 17 Agosto 2026
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Mogliano 1945: Francesco Barbiero, l’ultimo sacrificio prima della Liberazione

Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclama l’insurrezione generale nei territori ancora occupati dai nazifascisti, ordinando alle forze del Corpo Volontari della Libertà di attaccare i presidi tedeschi e fascisti e imporre la resa. È l’atto che accelera il crollo dell’occupazione nel Nord e apre la strada alla riconquista della libertà.

A Mogliano la Liberazione arriva tre giorni dopo, il 28 aprile 1945, quando le truppe alleate entrano in città ponendo fine a mesi di violenze, rastrellamenti e paura. Ma proprio in quelle ore, mentre i tedeschi si ritirano lungo via Zermanesa, viene ucciso il giovane partigiano Francesco Barbiero, caduto quando la libertà era ormai vicina. La sua morte diventa il simbolo del sacrificio moglianese nella lotta contro il nazifascismo, un dolore che segna profondamente la comunità nel giorno stesso della Liberazione.

Il territorio aveva già conosciuto la brutalità della guerra. Il 7 aprile 1944, il bombardamento americano su Treviso devasta il capoluogo e sconvolge l’intera area. Nello stesso anno Mogliano subisce il bombardamento della stazione ferroviaria, nodo strategico della linea Venezia–Treviso, e il mitragliamento di una filovia sul Terraglio, episodi che colpiscono civili e infrastrutture, spezzando la fragile quotidianità. In questo clima cresce la partecipazione alla Resistenza, con diversi giovani moglianesi che scelgono di unirsi alle formazioni partigiane e alcuni che non faranno ritorno.

A guerra conclusa, il Comune di Mogliano sceglierà di onorare Francesco Barbiero dedicandogli l’allora Viale dei Tigli, che durante il regime era stato trasformato in simbolo della “nuova Mogliano fascista”. La sua intitolazione rappresenta un gesto di riscatto collettivo: un modo per ribaltare il segno di quel luogo e consegnarlo alla memoria democratica della città.

La storia di Francesco Barbiero non appartiene solo al passato: continua a vivere nei luoghi della città e nella coscienza civile di Mogliano. Quel nome, inciso nello spazio pubblico, ricorda ogni giorno che la libertà non fu un dono, ma il risultato di scelte coraggiose e di vite spezzate.

Custodire la sua memoria significa riconoscere il valore di chi ha resistito e rinnovare l’impegno a difendere i principi democratici che la sua generazione contribuì a restituire al Paese.

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