UNA RIVOLUZIONARIA FORESTAZIONE URBANA

Seconda parte

Nella prima parte del presente lavoro di approfondimento sulle diverse azioni da intraprendere per attuare una “rivoluzionaria forestazione urbana” proponevo tre filoni di studio, di ricerca, di lavoro. Il primo filone: fermare con urgenza il consumo di suolo naturale.

Il secondo filone: dare vita ad una efficace “contro-narrazione comunicativa” rispetto ad una narrazione ufficiale dove gli alberi vengono percepiti solo come un rischio per la sicurezza e non come preziosi esseri viventi “salva-vita”, necessari come l’aria che respiriamo. E il terzo filone: cambiare radicalmente l’attuale struttura legislativa di tutela degli alberi.

Tre campi di intervento politico ed ecologista da portare avanti “congiuntamente fra loro” per realizzare efficacemente una “rivoluzionaria forestazione urbana”. In questa seconda parte del mio racconto mi soffermo sul terzo filone, ossia sulla necessità di agire sul fronte della tutela legislativa degli alberi maturi che sono le maggiori vittime delle mattanze in corso in tutti i centri urbani.

Evidenziando le “affinità” e la “complementarità di funzioni ecosistemiche” tra la “tutela della biodiversità” da un lato e la “tutela del suolo e degli alberi” dall’altro propongo un’auspicabile “analogia normativa”. L’obbligo di ripristinare la natura anche nei contesti urbani, previsto dalla Legge sul Ripristino della Natura NRL (Natural Restoration Law), si può realizzare attraverso lo stop al consumo di suolo naturale e lo stop alla compulsiva deforestazione urbana in atto.

Il punto 19 della premessa alla Legge sul Ripristino della Natura (NRL) pone l’accento sulla necessità di “proteggere e potenziare gli assorbimenti di carbonio basati sulla natura, di migliorare la resilienza anche degli ecosistemi urbani ai cambiamenti climatici (allagamenti, alluvioni, innalzamento della temperatura e peggioramento della qualità dell’aria, ecc.) e di ripristinare i terreni degradati”. E cosa c’è di più degradato della massiccia cementificazione dei nostri centri abitati.

Il punto 47 della premessa alla Legge sul Ripristino della Natura (NRL) compie un ulteriore importante passaggio: “gli ecosistemi urbani come gli altri ecosistemi oggetto del presente regolamento possono fornire servizi ecosistemici essenziali visto che gli ecosistemi urbani rappresentano circa il 22% della superficie terrestre dell’Unione ed è qui che vive la maggioranza dei cittadini europei”.

Poi fa un’ulteriore e netta precisazione: “gli spazi verdi urbani comprendono strade alberate, prati e siepi urbane”.

È a questo punto del ragionamento che pongo la questione della “auspicabile analogia normativa” tra la tutela della biodiversità da un lato e la tutela del suolo e degli alberi dall’altro. Infatti, se l’articolo 1 della legge n.157/1992 di recepimento della Direttiva 2009/147/CE stabilisce che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata (giustamente) nell’interesse della collettività nazionale e internazionale e il disturbo/danneggiamento/uccisione delle specie avifaunistiche in periodo di nidificazione  può integrare eventuali estremi di reato, in particolare, ai sensi degli articoli 635 e 544 ter del codice penale, perché la mattanza degli alberi maturi che sta avvenendo nei centri urbani, spesso immotivata, senza trasparenza e senza la partecipazione delle comunità, non si configura come un danneggiamento (articolo 635 del Codice Penale) del patrimonio indisponibile dello Stato e non viene tutelata nell’interesse della collettività nazionale?

Questa “visione” per una più severa tutela legislativa del suolo naturale e degli alberi deve far parte in modo organico e statutario dei programmi politici ed elettorali dei partiti o movimenti politici che si richiamano all’ambiente. Questa visione è corroborata dall’articolo 8 della NRL che anticipa al 31 dicembre 2030 (e non il 2050) il termine entro cui si deve fermare, rispetto al 2024, la contrazione della naturalità nei nostri centri urbani e prescrive in modo chiaro l’impegno degli Stati membri affinché “non si registri alcuna perdita netta della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani, né di copertura della volta arborea” (le chiome degli alberi).

A cui fa seguito l’impegno degli Stati membri contenuto nell’articolo 13 della NRL a “piantare almeno 3 miliardi di nuovi alberi entro il 2030 a livello dell’Unione”.  Inutile ribadire che i nuovi alberi non sono da intendersi in sostituzione degli alberi maturi sani esistenti.

I Piani Nazionali di Ripristino della Natura che di conseguenza ogni nazione deve presentare alla Commissione Europea entro il 1° settembre 2026 (articolo 16) devono prevedere il ripristino della naturalità negli ecosistemi urbani: più natura, più suolo naturale, più alberi. Non si può ridurre la transizione ecologica alla sola transizione energetica, come sostengono inopinatamente i vertici di certe associazioni ambientaliste, perché così facendo si elude la necessità di fare i conti con i 9 limiti biofisici del pianeta che stiamo già superando.

Abbiamo necessità di posare uno “sguardo sovversivo” sulle carenze e i limiti della tutela legislativa del suolo e degli alberi. Dobbiamo “sostanziare politicamente” la lotta ecologista a difesa degli alberi e del suolo naturale rimasto, unitamente alla necessità dello stop al consumo di suolo e di una efficace contronarrazione sulla presunta e criminalizzante pericolosità degli alberi.

Dobbiamo far diventare le rivendicazioni delle singole battaglie locali a difesa del suolo e degli alberi parte essenziale di un unificante programma politico nazionale in senso ecologista.

Dante Schiavon
Laureato in Pedagogia. Ambientalista. Associato a SEQUS, (Sostenibilità, Equità, Solidarietà), un movimento politico, ecologista, culturale che si propone di superare l’incapacità della “classe partitica” di accettare il senso del “limite” nello sfruttamento delle risorse della terra e ritiene deleterio per il pianeta l’abbraccio mortale del mito della “crescita illimitata” che sta portando con se nuove e crescenti ingiustizie sociali e il superamento dei “confini planetari” per la sopravvivenza della terra. Preoccupato per la perdita irreversibile della risorsa delle risorse, il “suolo”, sede di importanti reazioni “bio-geo-chimiche che rendono possibili “essenziali cicli vitali” per la vita sulla terra, conduce da anni una battaglia solitaria invocando una “lotta ambientalista” che fermi il consumo di suolo in Veneto, la regione con la maggiore superficie di edifici rispetto al numero di abitanti: 147 m2/ab (Ispra 2022),

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