Fenomenologia della provincia

La provincia non è solo un dato geografico, è uno stato mentale. È definita dai suoi confini invisibili ma rigidi: il bar della piazza, la stazione dei treni che porta altrove, la sacrestia che odora di incenso.

In provincia, il tempo sembra scorrere secondo una metrica differente. Non c’è l’ansia della performance globale, ma la ritualità del saluto: ci si conosce tutti, o almeno ci si riconosce dai tratti del viso, dai cognomi che portano con sé storie di intere generazioni.

Spesso accusata di chiusura mentale, la provincia è in realtà la culla della creatività. Grandi scrittori, registi e musicisti hanno attinto proprio dal silenzio dei piccoli centri per costruire i loro capolavori.

Insomma, la provincia è un buon posto di cui scrivere: c’è meno rumore, meno distrazioni, e i vizi degli uomini si vedono meglio, come sotto un microscopio. Su questo serbatoio infinito di vita vissuta Otello Bison ha inventato una nuova forma letteraria che va a spulciare nella cronaca locale. Facile, direte voi. E invece no.

Bisogna saper selezionare tra i mille eventi quelli portatori di paradossi, equivoci e situazioni un po’ bislacche che strappano il sorriso. Tutto nasce dalla sua passione per i ladri di galline e per i furbetti truffaldini, per i personaggi balordi e un po’ borderline che solo la provincia sa produrre.

Sentite qui: l’oro che si fonde e si mette in frigo, la trappola del fagiano morto, il biadesivo per le elemosine, il vescovo che sbaglia lingua, la diminuzione della cioccolata nelle brioches, il chicco di grandine più grande sempre, l’Ente Nazionale Amatori Rane, la tassa sulle bestemmie, il ferito che ruba il cellulare al soccorritore, il passeggino incendiario. Sono solo alcune delle situazioni spesso incredibili ma vere pescate dall’autore nei quotidiani locali e commentate da par suo in Spiocion 2 ora in libreria che segue il primo Spiocion uscito lo scorso anno e rapidamente andato esaurito. Ma qual è in fondo il segreto di questi provincial best-sellers?

Lo spiega lo stesso Bison quando confessa: “Queste paginette hanno una colpa, un peccato originale, quello di essere schiacciate sulla cronaca spicciola, di non volare mai alto. Neanche ci sfiora l’idea di toccare un problema magari più profondo, addirittura nazionale. Mai e poi mai.” Siamo d’accordo con te, Otello. Continua a volare basso e a spiociar come sai fare tu le piccole miserie della vita quotidiana.

Il divertimento è assicurato.

Renzo De Zottis
Renzo De Zottis ha svolto per molti anni l’insegnamento nella scuola secondaria di primo grado. Attualmente scrive di storia, storia dell’arte e storia dell’automobile. Dalla metà degli anni Ottanta è presente sulle maggiori testate nazionali di automobilismo storico con articoli e servizi fotografici Nel 2019 ha curato la redazione dei testi per la mostra Lo stile dell’auto italiana al Museo M9 di Mestre. Fa parte dell’Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile. Da tempo svolge conferenze a tema per l’Università della Terza Età di Mogliano Veneto e per l’Alliance Française di Treviso. Collabora regolarmente con il DiarioOnline e con l’Eco di Mogliano. Nel 2024 ha pubblicato con Otello Bison e Michele Zanetti il libro Zero, Un piccolo grande fiume. Nel 2025 uscirà il libro Macchine nel tempo. Piccole Storie di grandi automobili che raccoglie gli articoli apparsi settimanalmente nel DiarioOnline.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here