lunedì, 13 Aprile 2026
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“Ciao Ale: ti vogliamo bene”

Alessandro Postal: una vita finita troppo presto ma vissuta intensamente amando il teatro , gli amici, la famiglia e… i capelli.

Scrivere di un bambino morto a soli 13 anni dopo una lunga malattia è arduo per qualsiasi persona, e lo è ancora di più per chi lo conosceva personalmente.

Alessandro Postal per me non era solo una foto su un giornale o qualche post su Facebook per calamitare like, era il figlio di Marco e la Fede, sì, la Fede, non una Federica qualsiasi bensì un’amica con la quale ho percorso un lungo tratto della mia vita. Sono quegli amici che si incontrano in gioventù quando si è ancora spensierati, allegri e inconsapevoli delle insidie del mondo.

Eravamo dei ventenni con tanta voglia di vivere e di divertirsi; alcuni erano già coppie consolidate, altre come Marco e Federica, erano agli inizi del loro rapporto. Era il 1999 e tutto ci sembrava possibile. Ripensandoci siamo davvero amici da una vita: quante cene, pizze, viaggi e feste nelle quali ci siamo intrufolati grazie al fatto che Marco faceva il DJ in feste e locali. Sovente le nostre chiacchierate iniziano con:” Ti ricordi quella volta…”, quella volta che eravamo giovani, che non avevamo paura delle malattie, che avevamo il mondo in mano o così ci sembrava. Poi sono arrivati i matrimoni e quasi tutti hanno fatto da testimoni di nozze gli uni per gli altri, a conferma della solidità dei rapporti, sia d’amore che d’amicizia.

Dopo qualche anno, sono arrivati anche i figli e le nostre vite sono cambiate. Marco e Federica sono stati tra i primi. Con l’arrivo di Filippo i nostri weekend movimentati si sono fatti più tranquilli, più intimi; ci si confrontava sulle nostre vite, sui progetti, sulle aspettative e sui sogni. Qualche anno dopo è arrivato Ale. Alla sua nascita è stata una festa per tutti gli amici. Abbiamo avuto la fortuna di vederlo crescere perché i figli degli amici più intimi diventano famiglia, quotidianità e sogni condivisi, radici che si incrociano, rami che crescono. Gli abbiamo teso la mano quando muoveva i suoi primi passi, l’abbiamo preso in braccio e coccolato. Con lui e la sua famiglia abbiamo vissuto i momenti gioiosi della vita.

Poi il 19 febbraio 2020 quel maledetto messaggio…la notizia è giunta improvvisa e inaspettata. Per sei anni abbiamo sperato, pregato e, a volte, imprecato, ma, in realtà, non ci siamo mai arresi. L’ ospedale di Padova era divenuta la sua seconda casa. Ma, nonostante la fatica, le chemio e la sua iniziale perdita dei capelli, Ale non ha mai abbandonato il sorriso e la gentilezza. Anzi, ha continuato a nutrire e seguire la sua passione per il teatro e per il canto facendoci scoprire la sua bravura con il musical: “School of rock” nel giugno di un paio d’anni fa. Quando i capelli sono ricresciuti, si lasciava prendere in giro perché non li voleva più accorciare. “Ma quando te li tagli ‘sti capelli” – gli ripetevamo spesso.

Gli amici hanno cercato di essere rifugio e conforto per Marco, Federica e Pippo. Negli ultimi mesi tutto è precipitato non c’erano più speranze bisognava attendere… le dottoresse parlavano di settimane, ma le attese di questo tipo sono pesanti, logoranti e difficili da sopportare. Speravamo di poterlo salutare, di vederlo almeno una volta, ma dall’ ospedale non è più uscito e nemmeno le nostre speranze. Lunedì 23 marzo ci ha svegliato il messaggio di Gianluca: “Ale se n’è andato”.

Per quanto me lo aspettassi non volevo crederci … Siamo andati a trovare Marco e la Fede la mattina seguente e abbiamo trovato due genitori sereni, consapevoli che quella di Ale non era più vita: Come poteva un bambino di 13 anni sopportare tutto quel dolore? Lo abbiamo ricordato e siamo riusciti a ridere ripensando ad alcuni aneddoti divertenti.

Il funerale non è stato triste straziante, bensì il ricordo di una vita vissuta pienamente. “Ciao piccolo sole, ciao grande eroe” -così Federica ha iniziato il suo ricordo di Ale. Mai un lamento, mai arrabbiato con l’ingiustizia della sua malattia. Infatti, alla domanda di come stesse rispondeva sempre.:” Bene, non preoccupatevi. Ma la frase che mi ha colpito maggiormente è: “Nella vita c’è tanto male, allora noi dobbiamo tenerci stretti i nostri beni”: Nemmeno un adulto riesce a essere così maturo e saggio nei momenti difficili della vita.

Penso che nessuno muoia davvero quando lascia dietro di sé così tanto amore e così tanto bene, questi sentimenti permangono anche dopo la morte e nutrono chi l’ha amato. “ Io Ale lo porto dentro, sarà sempre con me” – ci confida la Fede. Allora caro Ale, hai vinto tu con i tuoi capelli. Hai vinto perché non hai smesso di sorridere, perché tutti ti volevano bene per la tua grande umanità perché non serve essere Gandhi o Martin Luther King per lasciare un segno nel mondo, basta essere un bambino di 13 anni con una grande anima.

Samuela Piccoli
Nata nel 1973, veronese. Ha lavorato come hostess di terra al Check-in guida turistica al ceck-in dell’aeroporto Catullo di Verona. Ha svolto attività di volontariato in alcune scuole veronesi insegnando italiano a bambini stranieri e presso l’Univalpo (Libera università popolare della Valpolicella) come docente di lingua inglese base. Attualmente lavora presso la Banca Generali e collabora, come pubblicista con il “Basso Veronese”, giornale on line con sede a Legnago. Ha conseguito la laurea Triennale in lingue e culture per l’editoria e la laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo

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