È triste constatare la “mattanza di alberi maturi” che sta avvenendo in tutti i nostri centri urbani. Un “albericidio” senza freni la cui dimensione, in numero di piante abbattute e di servizi ecosistemici perduti, sta assumendo proporzioni fuori controllo: una follia ecologica, figlia di un antropocentrismo ignorante. Si assiste impotenti ad una sorta di accanimento terapeutico sui vecchi alberi, diventati parte della comunità urbanizzata e della sua storia. Lo scempio che si sta compiendo avviene mentre sono mutate in peggio le condizioni della vivibilità nelle nostre città e avremmo maggior bisogno dell’aiuto degli alberi e del suolo naturale.
Alberi e suolo naturale, un binomio inscindibile, sia per il nostro benessere fisico e spirituale, sia per il bisogno di paesaggio, sia per la necessità di declinare scientificamente ed in modo ecologicamente integrato e non schizofrenico, il bisogno di sicurezza per il rischio di alluvioni e allagamenti e di salute per la qualità dell’aria e per la protezione dalle ondate di calore. Per salvare dalla capitolazione il patrimonio arboreo maturo, che nei nostri centri urbani si sta velocemente riducendo, è necessario adottare una “strategia di “lotta ambientalista” organizzata politicamente sugli obiettivi comuni presenti nelle singole e frammentate battaglie a difesa degli alberi e del suolo naturale.
È necessario dare voce politica e visibilità mediatica agli obiettivi comuni dando forma alla rappresentatività politica della rete ecologista che si sta formando in tutto il paese a difesa degli alberi e dello spazio necessario per una “rivoluzionaria forestazione urbana”. Sono tre i filoni che possono saldare l’associazionismo ecologista di base ad un auspicabile livello di rappresentanza e di sintesi politica degli obiettivi comuni e validi in ogni angolo del bel paese.
Il primo filone: battersi per uno “stop immediato di nuovo consumo di suolo naturale”. Da un lato, proponendo e facendo approvare urgentemente una “legge nazionale che vieta nuovo consumo di suolo naturale” e che obblighi la politica e l’economia ad utilizzare e razionalizzare infrastrutture di asfalto esistenti e i manufatti civili e industriali che insistono sulle superfici già cementificate. Dall’altro, promuovendo una raccolta di firme per abrogare leggi regionali ossimoro sul contenimento del consumo di suolo, come quella, ad esempio, della regione Veneto che dal 2017 sta facendo consumare più suolo del periodo precedente alla sua entrata in vigore.
Il secondo filone: capovolgere la narrazione sui rischi della caduta degli alberi lungo le strade, nelle piazze, lungo i marciapiedi dei nostri centri urbani.
Bisogna investire nella divulgazione scientifica e naturalistica per aumentare il livello di consenso popolare sulla necessità di una tutela integrale degli alberi nell’arco della loro intera vita vegetativa. C’è bisogno di una potente “contro-narrazione comunicativa”, accompagnata da un linguaggio che favorisca la corretta percezione del rischio di una loro caduta e basata sull’oggettività dei cambiamenti climatici e dei “necessari servizi ecosistemici” del “suolo naturale” e degli “alberi”.
Il terrorismo psicologico che accompagna la narrazione ufficiale sulla necessità del loro abbattimento va contrastato con un lavoro politico e culturale fondato sulle conoscenze più recenti (agronomiche, botaniche, geologiche, urbanistiche, della climatologia e dell’arboricoltura), documentando scientificamente le condizioni meccaniche e antropiche che possono provocare patologie e indebolimento delle piante. Ed infine, il terzo filone: cambiare radicalmente l’attuale struttura legislativa di tutela degli alberi.
La normativa in vigore è inefficace su più fronti: sulla cogenza delle norme, sulle responsabilità civili e penali di chi danneggia, fa ammalare, abbatte e fa abbattere gli alberi, sulla trasparenza delle operazioni di taglio (mettendo online gli atti che sentenziano l’ineluttabilità dell’intervento delle motoseghe e accogliendo perizie indipendenti dal comune committente), sulle tecniche di accertamento della loro salute (affiancando la tomografia tri-dimensionale alla Visual Tree Assessment) e, soprattutto, sui controlli del Corpo Forestale (da ripristinare al più presto) durante l’intera vita degli alberi.
Il mondo ecologista dovrebbe assumere una “strategia di “lotta ambientalista” secondo una visione olistica imperniata sui tre filoni proposti. I tre filoni proposti meritano di essere sviluppati, integrati e approfonditi con valutazioni scientifiche e politiche dettate dal precipitare delle condizioni climatiche e meteorologiche. Il rapporto positivo costi/benefici dell’arresto immediato del consumo di suolo e della conseguente rivoluzionaria forestazione urbana deve essere fatto proprio dai movimenti politici che si richiamano all’ambiente, dagli amministratori, dal mondo dell’economia e dai cittadini stessi, spesso vittime di una narrazione criminalizzante sulla presenza degli alberi vicino ai luoghi dove vivono le persone.
Abbiamo bisogno di posare uno “sguardo sovversivo” sul “tran tran amministrativo” che ignora i costi ambientali, sociali, identitari, economici e paesaggistici determinati della diminuzione del patrimonio arboreo. L’attuale normativa a protezione degli alberi e il livello di consapevolezza di tanta parte dell’opinione pubblica non stanno impedendo la continua mattanza degli alberi maturi che sta avvenendo sotto i nostri occhi.



Ottimo Dante,
come sempre la politica non c’è o arranca nello stare al passo con le questioni / emergenze ambientali. Anche la sensibilità umana spesso langue in un.. eh sì è vero! e si ferma li.
Diamo forza, voce e corpo ad interventi come il tuo!.
Molte Grazie