lunedì, 13 Aprile 2026
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Referendum giustizia: non più due Veneti se il centrosinistra torna a parlare alle periferie

Le urne del referendum costituzionale sulla giustizia si sono chiuse, il risultato è che il no ha vinto con il 54% a livello nazionale, in linea con la posizione del PD e delle forze di centrosinistra.

Se vince la sinistra, ad essere sconfitti sono il governo Meloni e i partiti della coalizione di destra . Il Veneto invece si conferma una delle poche roccaforti nazionali del Sì (58,4%), mentre nel cuore dei suoi capoluoghi (cinque su sette) vince il No.

A Padova e Venezia il No ha superato il 55-56%. A Treviso, in casa del ministro Nordio prevale il no, anche se di poco. A Belluno il No ha vinto con il 53,4%. In queste “isole urbane”, l’elettorato ha mostrato una diffidenza profonda verso la riforma. Qui, il voto anche dove il centrodestra governa, il cittadino “di città” ha preferito la prudenza costituzionale. Un segnale che vincere le elezioni non significa diventare proprietari delle regole del gioco.

Basta però uscire di pochi chilometri dai centri per trovare un altro mondo. Nelle cinture urbane, nei paesi della pedemontana e nelle frazioni, il Sì ha dilagato, spesso superando il 60%.

Il vero vincitore in Veneto è stata la partecipazione: il 63,4% regionale (con Belluno al 61,8%) è un dato enorme per un referendum. Questa affluenza record ci dice che il tema è stato percepito come una scelta di campo identitaria, non come questione tecnica.

Prendiamo ad esempio Belluno.

Prendiamo a campione la città di Belluno: nelle sezioni urbane come centro storico, Mussoi, Cavarzano e Baldenich il No raggiunge il 55-60%. Si tratta di zone ad alta densità abitativa. Nelle sezioni periferiche vince il Sì, anche se con scarto minimo. Questa spaccatura rivela come il consenso dipenda dal luogo in cui si vive e dalle reti sociali del territorio. Probabilmente anche le esigenze sociali sono diverse.

Il paradosso veneto

Il Veneto ha votato Sì al 58,4% mentre l’Italia ha bocciato la riforma con il 53,74%. Ma questa maggioranza regionale nasconde una frattura profonda: il Veneto è in realtà due Veneti, uno urbano più vicino al sentiment nazionale, uno diffuso nelle periferie fortemente identitario. Una geografia che si inserisce in un cleavage più ampio non solo Nord/Sud, ma urbanità vs territorialità diffusa che attraversa tutta Italia oltre le appartenenze politiche tradizionali. Questo non può essere liquidato con “sono manipolati” o “non capiscono”. È un fenomeno ormai strutturale , non episodico. Nei capoluoghi vince la sinistra, nei comuni più piccoli la destra.

Le aree periferiche votano Sì (o tendono verso il centrodestra) per ragioni riconoscibili.

Da un lato, la distanza percepita dalle élite. Dall’altro, la struttura economica: nei territori diffusi prevalgono PMI, artigianato e lavoro autonomo, mentre nelle città dominano servizi avanzati, pubblico impiego e università. Questo incide direttamente sulle priorità politiche.

Reti sociali

nei piccoli centri: relazioni dirette, fiducia personale, voto più “comunitario”
nelle città: maggiore frammentazione, voto più individuale e fluido

Percezione dello Stato

periferie: Stato distante o inefficiente e domanda di cambiamento
città: Stato presente e maggiore cautela sulle riforme.

Naturalmente, questa distinzione non è assoluta: esistono periferie urbane con caratteristiche simili alle aree centrali e piccoli centri con comportamenti più “urbani”. Tuttavia, la tendenza generale appare chiara.

Se questa è la frattura, diventa difficile pensare di vincere costruendo consenso solo in uno dei due mondi.

Serve un’agenda capace di tenere insieme bisogni diversi ma complementari.

La sinistra per provare a vincere deve costruire un’agenda che unisca città e periferie. Serve un’agenda che risponda ai bisogni di entrambi i mondi:

Per le città: diritti civili, ambiente, cultura, innovazione, servizi pubblici efficienti.

Per le periferie: sanità territoriale, scuole, trasporti, lavoro dignitoso, sostegno alle imprese locali, lotta allo spopolamento.

Il punto di congiunzione: welfare universale di qualità, salari dignitosi, servizi pubblici che funzionano ovunque. Questi temi parlano a tutti, urbani e rurali.

In entrambe queste cose, comunque, c’è stato un cambio di voto. Il centro sinistra recupera sia in città che nelle periferie, anche in Veneto.

Ed ora la partita è aperta.

Christian De Pellegrin
Vive a Belluno, ha 44 anni. Ex sindacalista, si interessa di politica, storia e temi legati al mondo del lavoro e alla vita delle comunità di montagna.

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