Il risultato referendario a livello nazionale ha visto imporsi il NO sul SI con il 53,43% dei voti. Una vittoria sperata perché ho appoggiato coloro che consideravano questa riforma una forma di controllo del potere giudiziario da parte dell’esecutivo e in sostanza un primo atto verso un sistema più accentratore e autoritario.
Forse hanno fatto lo stesso pensiero la maggioranza degli italiani, perché diciamocelo, per quanto si sia spiegato nel merito il quesito referendario, il tema è talmente tecnico e sconosciuto ai più che inevitabilmente si è votato anche a sensazione, seguendo il giornalista o il politico di fiducia.
Il giorno dopo il voto si passa quindi alle analisi politiche: sulla base dell’età i giovani sono stati traino del NO con oltre il 60% di voti nella fascia 18-34 anni, mentre a livello territoriale il nord con Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia-Giulia ha votato per il Sì. Ma se la prima analisi coinvolge tutti i votanti indipendentemente dalla residenza, diventa a mio avviso fuorviante confrontare i dati regione per regione.
Innegabilmente in Veneto ha vinto il SI con il 58,41% ma se consideriamo i voti del NO raccolti in numero assoluto, questi corrispondono alla somma di ben 6 regioni medio-piccole italiane dove il NO è risultato vincente. Il totale dei voti per il NO di Valle d’Aosta (29.456), Trentino Alto-Adige (215.945), Umbria (219.751), Abruzzo (315.401), Molise (69.517), Basilicata (136.997) è di 987.067, con uno scarto di appena 2.674 voti rispetto a quanto ottenuto nel solo Veneto.

Infatti dalla tabella (ordinata per % sul NO) si evidenzia come il Veneto sia stata l’8° regione per contributo per il NO, incidendo con 984.393 voti per il 6,8% del totale complessivo. Un dato che viene trascurato se confrontiamo l’esito del voto solo per la maggioranza ottenuta nella regione.
Ma il referendum non si basa sul sistema dei seggi uninominali, cioè circoscrizioni elettorali dove viene eletto un solo candidato, solitamente quello che ottiene più voti. Al referendum conta la totalità dei voti raccolti ed è inequivocabile che le regioni più popolose siano determinanti.
L’analisi per regione può essere fatta sulla base di dinamiche politiche locali, perché il voto del SI è stato maggiormente caratterizzato dall’area di destra e, al contrario, il NO dall’area di sinistra. Eppure anche i voti minoritari di Lombardia e Veneto sono stati determinanti per la vittoria del NO, a testimonianza che i comitati locali hanno operato con efficacia.
Quindi quando leggo che il NO al referendum è stato trainato dal Sud corrisponde a verità se lo vediamo sulla base della percentuale di voti ottenuta nelle singole regioni, ma in numero assoluto la stessa affermazione risulta sbagliata perché tra le prime 5 posizioni sono presenti 3 regioni del nord, 1 del centro e 1 del sud.
Un’analisi quindi di come i dati possano essere oggettivi e tuttavia presentati in uno o nell’altro modo per ottenere diverse interpretazioni.



