lunedì, 17 Agosto 2026
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Piranesi e Mogliano: sulle tracce di una nascita possibile

Quando anche il passato torna a parlare


Indagare le origini di Giovan Battista Piranesi significa entrare in una zona di confine, dove i documenti non bastano e la storia si affida alle tracce, alle relazioni, alle possibilità. L’ipotesi che l’incisore sia nato a Mogliano non è una certezza, ma una suggestione fondata su un contesto familiare e professionale che merita attenzione. È proprio questa incertezza, più che una rivendicazione, a rendere la vicenda così affascinante.

La famiglia Piranesi viveva tra Venezia e la Terraferma, in un mondo artigiano fatto di cantieri, confraternite e botteghe che si muovevano con naturalezza lungo il Terraglio. Anzolo, il padre, era un tagliapietra stimato; Laura Lucchesi, la madre, proveniva da una famiglia di tagliapietra ben introdotta negli ambienti dell’architettura. Non sorprende pensare che, durante la gravidanza del 1720, Laura abbia trascorso un periodo nella casa di campagna dei Lucchesi a Mogliano, un luogo tranquillo e familiare, immerso in un territorio allora ricco di attività edilizie.

Mogliano, in quegli anni, era un crocevia di maestranze: architetti, muratori, scalpellini e impresari lavoravano fianco a fianco, spesso legati da vincoli di parentela o di mestiere. In questo ambiente, la presenza dei Piranesi non sarebbe stata affatto insolita. Se Giovan Battista nacque davvero qui, lo fece in un paesaggio che rispecchiava perfettamente il mondo che avrebbe poi inciso nelle sue opere: un mondo di pietra, di lavoro, di relazioni.

Il battesimo a Venezia, avvenuto più di un mese dopo la nascita, non contraddice questa possibilità. Le famiglie veneziane che trascorrevano la villeggiatura in campagna riportavano spesso i figli in città per la cerimonia, un gesto che serviva a riaffermare il loro status di “cittadini veneziani”. Ma, più ancora, questo ritorno era quasi obbligato quando il padre apparteneva a una confraternita: è il caso, ad esempio, di Anzolo Piranesi. La scelta dell’8 novembre, festa dei santi protettori dei tagliapietra, sembra quasi un gesto identitario.

Ciò che più mi interessa, però, non è stabilire un luogo preciso, ma riconoscere la rete di relazioni che emerge attorno a Piranesi: architetti come Tremignon e Scalfurotto, famiglie come i Widmann, cantieri come quelli di Mogliano. È un mondo che unisce Venezia e Mogliano in un’unica geografia umana, fatta di scambi continui.

Seguire queste tracce significa restituire profondità a un territorio che ha partecipato, spesso in silenzio, alla storia culturale della Serenissima. Mogliano non è un semplice sfondo: è un luogo che ha accolto famiglie, mestieri, idee. Un luogo che potrebbe aver visto nascere uno dei più grandi incisori europei.

E forse è proprio questa possibilità, più che la certezza, a rendere la storia ancora più preziosa.


(tratto da “L’altra Mogliano – Ville, vite e veleni in un territorio tra splendore e decadenza” di Ennio Tortato)

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