lunedì, 16 Marzo 2026
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Il richiamo di Mogliano: riflessioni di un “esule” della memoria

Scrivo queste righe con la sensazione di chi lancia un messaggio in bottiglia verso una riva che non tocca da oltre sessant’anni. Sono nato a Mogliano, tra le sue ville [foto] e in quell’aria di confine tra la terraferma e la laguna, ma la vita mi ha portato lontano prima ancora che il tempo potesse sedimentare i ricordi dell’età adulta. Eppure, la distanza non è un vuoto, è, al contrario, uno spazio elastico che la cultura sa accorciare in un istante.

In questo nuovo anno, mentre l’Italia celebra L’Aquila come “Capitale Italiana della Cultura, mi ritrovo a riflettere su cosa significhi davvero identità culturale. L’Aquila ha scelto come tema il concetto di Città Multiverso: un’idea bellissima che suggerisce come un luogo non sia solo fatto di pietre e strade, ma di infiniti piani temporali e personali che si sovrappongono.

È esattamente ciò che accade a chi, come me, guarda ora Mogliano da non molto lontano, Treviso. Per i residenti attuali, la città è il quotidiano, ma per me, è un multiverso di ricordi cristallizzati, un luogo dell’anima che dialoga costantemente con il presente. Mi torna in mente una frase di Marcel Proust nel “Alla ricerca del tempo perduto”: «I veri paradisi sono i paradisi che si sono perduti».

Ma la cultura ci insegna che nulla è davvero perduto se sappiamo trasformare il passato in pensiero condiviso. Il fatto che L’Aquila, città ferita e ricostruita, sia oggi il centro culturale del Paese, ci dimostra che la memoria non è un esercizio di nostalgia, ma il carburante per il futuro. Il legame tra Mogliano e L’Aquila 2026 [oltre che la passione per il rugby] risiede proprio nelle “radici”. L’Aquila è stata scelta perché ha saputo fare della sua fragilità una forza. Allo stesso modo, la Mogliano di sessant’anni fa non esiste più fisicamente perché è stata trasformata dall’urbanistica e dal progresso, ma la cultura serve esattamente a questo: a conservare l’architettura invisibile di una comunità e dei moglianesi illustri di ieri e di oggi.

Mentre guardo alle celebrazioni di quest’anno, non posso fare a meno di pensare al film di Giuseppe Tornatore, “Nuovo Cinema Paradiso”. C’è una scena iconica in cui il protagonista, tornato al paese dopo decenni, guarda il montaggio dei “baci tagliati”: è il momento in cui i frammenti del passato si ricompongono in forma iconica.

Scrivere per il Diario online è per me quel montaggio cinematografico. È un modo per rimettere insieme i fotogrammi della mia infanzia moglianese e proiettarli sullo schermo del presente. Cosa può insegnare l’attualità a una città come Mogliano? Che la cultura non è un lusso, ma la colla che tiene insieme le generazioni. Un popolo che dimentica le proprie pietre antiche è un popolo che cammina al buio. Sessant’anni di lontananza mi hanno insegnato che non si smette mai di appartenere a un luogo, purché quel luogo continui a immaginarsi come un centro di pensiero.

Voglio concludere con un saluto affettuoso a tutti coloro che vivono Mogliano, che ne calpestano i marciapiedi e ne respirano le stagioni. A chi, come me, è partito portando con sé un pezzetto di quella terra nel cuore e a chi è rimasto per continuare a renderla viva. Nonostante gli anni di distanza, seguo Mogliano con la curiosità e l’orgoglio di chi non ha mai dimenticato le proprie radici.

Auguro che questo nuovo anno sia per tutti, moglianesi di oggi e di allora, un anno di riscoperta, sotto il segno di quella cultura che sa renderci cittadini del mondo senza mai farci smettere di essere figli della nostra terra.

Gianni Milanese
Sono nato a Mogliano Veneto nel 1946. Dopo una lunga carriera militare mi sono dedicato alla libera professione come Consulente di Direzione ed Organizzazione, attività che ancora oggi svolgo con grande passione nell’ambito dello Studio Milanese®. Scrivere rappresenta per me un hobby come il Nordic Walking, la Barca a vela, la musica Jazz e l’impegno nel Volontariato. Ho scritto alcuni racconti lunghi e numerose poesie. Ma, fondamentalmente, quando mi metto alla tastiera lo faccio per me stesso e per chi sa ancora accendere la miccia dei sentimenti cioè per coloro che soffrono o gioiscono e che, come me, nello scrivere vivono una seconda vita. In tale ottica la mia scrittura non può essere giudicata come scontata, perché l’esistenza non lo è mai. Secondo me un racconto per toccare le corde deve essere dolceamaro come appunto lo è la vita. Dal 2021 collaboro con il mensile di attualità, cultura e società L’ECO di Mogliano e con altri periodici [Trevisani nel Mondo, D&V…]. Vivo e lavoro a Villorba, ridente cittadina a nord di Treviso, nel comprensorio del Parco naturalistico del fiume Storga.

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