TRUMP ATTACCA IL VENEZUELA: LA STORIA SI RIPETE

Alle ore 2.00 di ieri 3 gennaio gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco alla capitale venezuelana, Caracas, bombardando alcuni edifici strategici e catturando il presidente Maduro con la moglie.

L’attacco forse ha sorpreso alcuni per la sua rapidità, ma era da qualche mese che le tensioni tra i due paesi si erano aggravate: già a settembre 2025 Trump aveva schierato diverse navi militari al largo del Venezuela e più recentemente aveva attaccato e sequestrato alcune navi petroliere e commerciali venezuelane, uccidendo alcuni membri dell’equipaggio.

Le motivazioni dell’attacco suonano stranamente familiari: Trump ha giustificato l’attacco descrivendolo come una guerra al narcotraffico, accusando il Venezuela di essere un narco-stato e il presidente Maduro di non essere stato legittimamente eletto.

Su quest’ultima accusa siamo tutti d’accordo: Maduro ha detenuto illegittimamente il potere dal 2013, truccando le elezioni e attuando una sistematica persecuzione dei suoi oppositori politici.

Ma siamo sicuri che gli Stati Uniti abbiano agito per puro spirito di giustizia? E il narcotraffico?

A tale proposito tornano in mente le parole del Procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il quale qualche mese fa, commentando le accuse di Trump circa il coinvolgimento del Venezuela nel narcotraffico internazionale, aveva detto che il Venezuela è l’ultimo dei paesi sudamericani per cui preoccuparsi: la cocaina viene prodotta in Colombia, Perù ed Ecuador, mentre lo stato più attivo nel trasporto di tale prodotto è il Messico.

Dunque, se il motivo è il narcotraffico, perché Trump non ha mai rivolto le stesse accuse al Messico, alla Colombia, al Perù e all’Ecuador?

Il narcotraffico sembra essere un mero capro espiatorio che nasconde delle motivazioni ben diverse, motivazioni che celano interessi economici e strategici molto chiari: il petrolio e le influenze territoriali.

Vi ricorda qualcosa?

Esatto, le dinamiche sono le stesse dell’attacco americano all’Iraq nel 2003: un presidente illegittimo, di un paese pieno di petrolio, nel mezzo di una regione importantissima per l’America, e l’intervento statunitense giustificato da accuse poco fondate.

Per l’iraq il dittatore era Saddam Hussein, l’accusa era di avere armi di distruzione di massa (accusa che poi si è scoperta essere falsa), dunque l’intervento degli americani gli garantì un controllo sull’intera regione del medio oriente e l’ottenimento del petrolio iracheno.

Per il Venezuela la storia si ripete: questa volta il dittatore è Nicolas Maduro, l’accusa è di favorire il narcotraffico internazionale e quindi l’intervento militare statunitense è etichettato come doveroso per garantire la giustizia.

Guarda caso il Venezuela è il paese con le riserve di petrolio più grandi al mondo, oltre ad avere una posizione geografica particolarmente strategica nel sudamerica.

E a rendere ancora più palese la falsità di questa propaganda sono le dichiarazioni dello stesso Trump, il quale ha dichiarato che da ora le compagnie petrolifere americane controlleranno il settore petrolifero venezuelano, oltre a dichiarare che il Venezuela sarà temporaneamente governato dagli Stati Uniti, probabilmente fino a quando non verrà insediato un governo filo-americano.

Per l’ennesima volta l’America si mostra per quella che è: un aggressore imperialista disposto a qualsiasi cosa per difendere i propri interessi economici, anche al costo di iniziare guerre sanguinose (non dimentichiamoci del Vietnam) e soprattutto ignorando completamente il diritto internazionale.

E questa volta non si degnano nemmeno di celare le reali motivazioni, con la consapevolezza che nonostante tutto questo nessuno oserà criticarli.

Anche questo evento è espressione ancora una volta della politica dell’uomo forte: è ormai evidente che la politica mondiale è sempre più affascinata dalla figura dell’uomo forte, nazionalista e prepotente: in america con Trump, in Francia con Le Pen, in Argentina con Milei, da noi con Meloni.

Noi europei ora dobbiamo farci qualche domanda: per quanto tempo ancora dovremo essere ciechi alleati di nazioni criminali come gli Stati Uniti?

Per quanto tempo ancora dovremo inchinarci alle politiche imperialiste americane, come ha dimostrato nuovamente la nostra presidente del consiglio dichiarando “quella statunitense è un’azione legittima”?

È tempo che i cittadini del mondo aprano gli occhi e realizzino che la storia si ripete.

Tommaso Syrtariotis
Studente di giurisprudenza presso UniPd Membro dei Giovani Democratici Marcon e dei Giovani Democratici Venezia Appassionato di politica, giornalismo, storia e molto altro.

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