Chi attraversa oggi le campagne venete è accolto da lunghe file di alberi che costeggiano le antiche strade provinciali, comunali e poderali.
Un tempo, anche le vie di Mogliano si presentavano così: viali alberati che disegnavano il territorio con eleganza e ordine. Maestosi platani, dalle chiome ampie e dai tronchi robusti, si innalzavano come sentinelle silenziose, custodi di un passato capace di coniugare bellezza, funzionalità e ingegno.
Nel passato, quando i viaggi si compivano a piedi, a cavallo o in carrozza, l’alberatura stradale non era un semplice ornamento. Gli alberi rendevano più sopportabile il viaggio sotto il sole cocente della pianura, attenuavano la forza del vento, favorivano il drenaggio dell’acqua piovana e proteggevano le strade in terra battuta dal deterioramento.
L’idea di alberare le strade si diffuse in Italia tra Settecento e Ottocento, ispirata dai paesaggi francesi e dalle politiche napoleoniche di “civilizzazione del territorio”. In epoca austriaca e poi sotto il Regno d’Italia, queste pratiche furono adottate con entusiasmo, soprattutto nelle regioni di pianura come il Veneto.
Il platano divenne la specie prediletta: resistente, longevo, decorativo e facilmente potabile. In alcune zone si alternava a olmi, tigli o pioppi, ma fu il platano a imporsi come icona del viale alberato.
Con il tempo, questi viali alberati hanno assunto un valore che va oltre la funzionalità. Sono diventati elementi identitari del paesaggio veneto, veri e propri monumenti verdi che annunciavano l’arrivo a ville patrizie, borghi storici o città. Un esempio emblematico è l’antica “Regia Strada Postale del Terraglio”, che collegava Venezia al nord Europa, incorniciata da alberi che ne esaltavano la solennità.
Oggi, molti di questi viali alberati godono di tutela ambientale, riconosciuti come preziosi frammenti di paesaggio storico. Alcuni versano in condizioni critiche e richiedono interventi urgenti per salvaguardare le piante ormai compromesse; altri sono stati inglobati dalle infrastrutture moderne, perdendo parte della loro identità. Eppure, quelli che resistono continuano a raccontare, in silenzio, un’epoca in cui viaggiare era un’esperienza lenta e il paesaggio stesso veniva pensato per accompagnare l’uomo lungo il cammino.
Preservarli significa custodire una memoria collettiva, fatta di civiltà e armonia con la natura.



Leggere ciò che scrive Ennio Tortato, qualunque sia il tema , dovunque sia pubblicato é un buon inizio di giornata. Un “respiro d’aria buona.. “