Letterina di Natale

Ma quanto è bello il Natale?

Una delle feste più amate dagli italiani, fedeli e atei, uno dei momenti più belli dell’anno, durante il quale le famiglie si possono finalmente ritrovare per trascorrere del tempo insieme e distrarsi dalla frenesia e dallo stress quotidiano.

E i regali, quant’è bello ricevere ogni anno tantissimi regali da parenti e amici, spesso cose inutili che servono solo a soddisfare la nostra dipendenza dal consumismo.

Per non parlare del cibo: tutte quelle belle tavolate traboccanti di cibo per soddisfare tutti i gusti degli invitati, accompagnate da fiumi di buon vino e vagonate di dolci.

Tutto questo per festeggiare la nascita di un bambino speciale, Gesù Cristo, che nel corso della sua ammirevole vita ci ha donato i più saggi valori che possediamo: la misericordia, il perdono, l’amore per il prossimo, l’uguaglianza e la fratellanza.

Ma anche l’umiltà, il rispetto, la beneficenza verso chi ha più bisogno, il ripudio della violenza e la ricerca della pace.

Valori potentissimi che ogni anno vogliamo commemorare così, circondati dal lusso e dall’abbondanza, consapevoli che a qualche chilometro da noi ci sono famiglie (o in alcuni casi interi popoli) che anche questo Natale lo passeranno al freddo, senza cibo o corrente elettrica, desiderando non delle scarpe nuove, ma di non vedere morire i propri figli, di non sentire più i bombardamenti assordanti, o anche solamente un piatto caldo con cui scaldarsi lo stomaco.

Sì, ne siamo pienamente consapevoli, ma preferiamo non parlarne a Natale, per non rovinarci la festa e lo spirito di gioia creatosi.

Sappiamo perfettamente che a Gaza, nonostante il cessate il fuoco, i civili vengono ancora massacrati dall’esercito israeliano, come sappiamo perfettamente che anche a Natale il “cristianissimo” Putin ha bombardato un villaggio ucraino uccidendo una famiglia intera.

E sappiamo anche dei 116 migranti morti in mare al largo della Libia, mentre noi eravamo al sicuro nelle nostre case.

Ma proprio a Natale dobbiamo parlarne? D’altronde il nostro l’abbiamo fatto…

Davvero abbiamo fatto il nostro? Pensiamo davvero che abbiamo fatto abbastanza?

Crediamo seriamente che protestare qualche giorno sia sufficiente?

Noi italiani in concreto non abbiamo fatto nulla.

Avevamo l’opportunità di pretendere che il nostro governo smettesse di vendere armi agli alleati di Israele, ma non l’abbiamo fatto.

Potevamo indignarci che questo governo non riconoscesse lo stato palestinese, ma non l’abbiamo fatto.

Potevamo mettere da parte le nostre divergenze politiche e organizzare un piano di soccorso per quegli uomini, donne e bambini morti annegati nelle acque gelide del Mediterraneo, ma non l’abbiamo fatto.

Abbiamo preferito non pensarci, goderci le nostre comodità voltando lo sguardo altrove, festeggiando in nome di quei valori che puntualmente siamo disposti a tradire. Con ipocrisia abbiamo celebrato l’unico valore comune a tutti noi: il consumismo.

E in risposta a chi dirà “ma io cosa ci posso fare? Non comando mica io”, ricordate che il mondo non ha bisogno di grandi eroi, ma di piccoli, uomini e donne consapevoli che i veri cambiamenti iniziano sempre dai piccoli gesti. Buon Natale e felice anno nuovo

Tommaso Syrtariotis
Studente di giurisprudenza presso UniPd Membro dei Giovani Democratici Marcon e dei Giovani Democratici Venezia Appassionato di politica, giornalismo, storia e molto altro.

1 COMMENT

  1. grazie Tommaso per aver messo per iscritto, lo stesso mio pensiero.. l’indifferenza è l’avvoltoio dell’umanità e la dabbenaggine di chi pensa di non essere coinvolto, sara deleteria per tutti.. o quasi!

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