Una gondola tra le Alpi

La gondola di Mario Basana esposta nella sala polifunzionale di Fusine di Zoldo

Chi per caso si trovasse a scrutare attraverso le ampie vetrate della sala polifunzionale di Fusine di Zoldo rimarrebbe sorpreso nel vedere un’elegante gondola completa di felze sonnecchiare nella penombra della stanza.

Il natante apparteneva a Mario Basana, membro di un’antica famiglia di gondolieri. La famiglia Basana si trasferì da Bassano a Venezia, o meglio a Mestre, nel 1725, aprendo una delle prime ditte di trasporti. Un ramo di essa, di cui Mario faceva parte, ben presto intraprese nel centro storico l’attività di trasporto persone via gondola, attività ancora oggi portata avanti da alcuni membri della famiglia.

I Basana non amarono mai il gran clamore e, nonostante le amicizie e i segreti che si celarono al riparo dei loro felze, mantennero sempre una condotta discreta e defilata. Ricordiamo che Luigi Basana portò in gondola Winston Churchill durante il suo soggiorno veneziano nell’estate del ’51 e che una gondola della famiglia Basana appare nel dipinto Con la Marea di Ralph Curtis.

Alcuni membri della famiglia, accompagnati dalle loro gondole, furono di recente scelti per rappresentare l’italianità all’estero, ed ecco che la Lavazza negli anni ’80 usò Giovanni Basana quale testimonial per la sua linea di caffè in Francia, e che Marco Basana nei primi anni ’90 fu il testimonial Barilla per il Giappone.

Ma in tal sede ci occuperemo di Mario, classe 1919, e delle peripezie della sua amata gondola.

La vita di Mario si era svolta tranquilla e pacata finché la Seconda Guerra Mondiale non sconvolse nuovamente il globo. Mario venne chiamato alle armi e nel ruolo di bersagliere dovette pagare il suo obolo alla patria.

Combatté in Africa dove venne fatto prigioniero per ben otto anni dalle truppe inglesi. Questo periodo fu per Mario un momento di crescita personale. Condividendo egli la sfortunata sorte con studiosi e letterati, passò l’intero periodo a studiare e disquisire sulle più svariate materie.

Liberato nel 1946 tornò a casa dove, con la bontà che da sempre l’aveva contraddistinto, condivise la cultura appresa, insegnando ad amici e familiari, che non avevano potuto accedere agli studi, a leggere, scrivere e far di conto.

Era il 1959 quando Mario decise che la vecchia gondola, che sino a quel momento aveva usato, andava oramai smessa. Si rivolse così al più antico squero di Venezia, quello di San Trovaso, per farsi realizzare una nuova imbarcazione, ma non ne volle una banale, la volle bella e sontuosa. Profuse in essa l’amore per la storia e per l’arte che aveva maturato durante la prigionia, facendola decorare di preziosi intagli, in un connubio di motivi ornamentali che spaziavano dal rinascimento al rococò, filtrati attraverso la lente della venezianità. L’intagliatore prescelto fu Del Santo che si sarebbe distinto in seguito per i raffinati lavori usciti dalla sua bottega.

Nel 1960 la gondola fu ultimata ed il suo varo fu un vero e proprio evento al quale parteciparono tutti i parenti di Mario.

Egli amava profondamente la sua imbarcazione, come amava profondamente la sua famiglia, e per questo fece incidere nelle graffe decorative di prua i nomi dell’adorata moglie Maria e della diletta figlia Bruna, e oltremodo fiero della sua gondola fece anche intagliare le sue iniziali nel trasto di poppa.

Il raffinato senso della storia di Mario lo portò negli anni successivi ad acquistare diversi antichi pareci dai palazzi che in quegli anni dismettevano il loro ruolo di dimore di rappresentanza, e durante uno di questi acquisti comprò da palazzo Mocenigo l’antico felze che ancora oggi adorna la gondola.

La gondola era bella ed elegante tanto da venir premiata ogni anno con il primo o il secondo premio dall’Ufficio Turismo di Venezia per il lustro portato alla città.

La sua bella estetica la portò ad essere scelta per la realizzazione di due pellicole: una fu Poly a Venezia, girata nel 1970, l’altra I tre Volti, girata nel 1964, dove ebbe l’onore di accogliere la principessa Soraya e Richard Harris.

La gondola di Mario divenne anche la prediletta di un personaggio del jet set internazionale dell’epoca, Jean Cocteau, con il quale Mario instaurò un vero rapporto d’amicizia, a tal punto che, quando Cocteau era a Venezia, soggiornando questi sempre al Bauer, il portiere di quest’albergo sapeva già di dover contattare Mario per tutti gli spostamenti dello scrittore e drammaturgo.

A sinistra, Jean Cocteau e segretaria portati in gondola da Mario Basana in un frammento di quotidiano dei primi anni ’60; a destra ritratto di Mario Basana eseguito e donato a Mario da Cocteau per il natale del 1960.

Ricordiamo inoltre che Mario ebbe l’onore di accogliere nella sua bella gondola la prima astronauta donna della storia, la russa Valentina Tereshkova, con la quale poi anche cenò. La figlia Bruna ancora conserva il menù del Bonvecchiati di quella sera, che il padre si fece autografare dall’astronauta.

Purtroppo il fato si accanì su Mario e il 14 dicembre del 1971 egli abbandonò questo mondo. La sua elegante gondola sembrò avere inizialmente sorte incerta, ma qui entrò in gioco un altro grande amico di Mario, Guy Sanders, scultore e riservista della Regia Marina Britannica, nonché filantropo, la cui moglie Helena aveva fondato nel 1964 la Dingo di Venezia per prendersi cura dei felini randagi della città.  Questi decise che l’imbarcazione dell’amico doveva essere preservata e, contattato l’allora direttore dell’Exeter Maritime Museum in Cornovaglia, la fece acquistare da tale realtà museale, facendola lì spedire.

Il trasporto avvenne nel giugno del 1972 e fu scenografico e memorabile: la Fiat, come campagna pubblicitaria, pagò il trasferimento dell’imbarcazione che, issata sul rimorchio scoperto di un camion, attraversò fiera e solenne l’Europa.

La gondola durante il trasporto a Torino; a sinistra davanti al monumento al principe Amedeo duca d’Aosta nel parco del Valentino a destra davanti alla fabbrica Fiat “Il Lingotto”.

Giunta in Cornovaglia, l’imbarcazione fece gran clamore, tanto che il direttore dell’Exeter Maritime Museum decise, per portare maggior pubblicità al museo, di lasciarla a Sanders e di esporre nel museo quella che questi già possedeva, importata da Venezia qualche anno prima.

Sanders, infatti, ritenendosi un vero gondoliere, aveva intrapreso ad Exeter una piccola attività di giri turistici e matrimoniali, molto rinomati ed apprezzati, e la gondola di Mario, concessagli dall’Exeter Maritime Museum, portava a tale museo un gran riscontro mediatico.

Purtroppo nel 1985 anche Guy Sanders morì e la vedova, trasferendosi in Svizzera, restituì l’imbarcazione al museo.

L’Exeter Maritime Museum negli anni ’90 iniziò a necessitare di interventi di restauro piuttosto onerosi. Questa cosa ne destabilizzò le finanze e il museo si vide costretto a chiudere nel 1997.

Riaprì subito dopo spostando la sede nel porto di Eyemouth, al confine con la Scozia, sotto il nome di The World of Boats, ma anche questa nuova realtà subì problemi finanziari e nel 2017 il museo chiuse e le imbarcazioni vennero messe all’asta. La gondola di Mario venne acquistata ad una di queste vendite all’incanto da una azienda privata la quale, non riuscendo a rivenderla ricavandone il profitto sperato, la rimise nuovamente all’asta. In questo incerto periodo la gondola perse la porta del felze e la forcola. A questa nuova asta venne finalmente acquistata da un collezionista veneziano, che la riportò in patria, concedendola al comune di Fusine di Zoldo dopo averla esposta in alcune mostre.

Ed eccola lì ora, questa inusuale gondola, dopo molte peripezie riposare silenziosa ed enigmatica tra le ombre dei pini e le vette innevate delle montagne zoldane.

Si spera con questo breve scritto di far sì che un piccolo frammento della storia di Venezia e al contempo dell’amore di Mario Basana per la sua imbarcazione non siano andati e non vadano perduti.


Per ulteriori approfondimenti si rimanda all’articolo di A. Basana, La Gondola di Fusine di Zoldo, edito da ASBFC n.376 anno XCVI gennaio-giugno 2025

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