Le perle di Sissi

Una leggenda greca

Franz Xaver Winterhalter, L’imperatrice Elisabetta d’Austria in abito di gala di corte con stelle di diamanti, 1865, Kunsthistorisches Museum, Vienna

Sin dall’antichità le perle sono state considerate tra gli ornamenti più rari e preziosi atti a dimostrare la regalità e lo status delle più insigni famiglie. Molte furono le sovrane che svilupparono per queste sferiche gemme marine una vera e propria passione: Cleopatra, Elisabetta I, la regina Margherita… solo per citare le più famose, ed anche Elisabetta d’Austria, meglio nota con il suo vezzeggiativo Sissi, le amò profondamente.

Elisabetta era stata destinata nei piani della famiglia ad una vita tranquilla. Il suo temperamento spontaneo e leggermente irrequieto non era stato mitigato da una rigida educazione, probabilmente si sarebbe prospettato per lei un matrimonio con qualche nobile bavarese amante della vita bucolica e dell’aria aperta.

Tutte le grandi aspettative matrimoniali erano state riposte nella sorella maggiore Elena, che sin dalla tenera età era stata educata al rispetto e alla conoscenza dell’etichetta e dei rituali della corte austriaca.

L’arciduchessa Sofia approvava Elena, il cui temperamento mite ed il fine intelletto la rendevano ai suoi occhi una futura sovrana adeguata e compita, ma quando quel fatidico 18 agosto del 1853 venne presentata a Francesco Giuseppe, questi si invaghì della di lei accompagnatrice, la quindicenne sorella Elisabetta.

Non vi furono motivazioni valide che valsero all’imperatore la soppressione del sentimento sbocciato per Sissi e l’anno seguente i due convolarono a nozze.

La novella imperatrice tra i regali ricevuti per il matrimonio ebbe dalla suocera un’importante collana, composta da tre fili di perle digradanti di eccezionale qualità e lucentezza.

Sissi amò moltissimo il dono, tanto da indossarlo davvero di sovente, preferendolo spesso a più importanti collier.

Purtroppo però i rigidi rituali e protocolli della corte austriaca iniziarono molto presto a rendere Sissi infelice, e nonostante la gioia di possedere ed indossare magnifici abiti e gioielli, questo sentimento non tendeva a placarsi. Le lunghe cavalcate e l’attività fisica con le quali Elisabetta cercava di sfogare l’insofferenza per i regolamenti cominciarono pian piano a non sortire più quell’effetto liberatorio provato inizialmente, e dopo la morte della suocera, avvenuta nel 1870, Sissi iniziò a viaggiare.

L’imperatrice si allontanò sempre più dal marito e da Vienna, alla ricerca di una vita più semplice e libera. Smise tutti i suoi gioielli più sontuosi, tenendo solo quelli più semplici e quelli ai quali era maggiorente affezionata: tra questi spiccava la bella collana di perle donatale dall’arciduchessa Sofia.

Sissi con la collana donatale dalla suocera Sofia, dettaglio di un ritratto di Franz Russ il giovane del 1869, Museo del Belvedere, Vienna

Sul suo amato yacht Miramar solcava il Mediterraneo e durante una delle sue traversate approdò a Corfù, dove, innamoratasi del luogo, nel 1889 acquistò un terreno facendovi costruire l’Achilleion, una sontuosa residenza in stile eclettico-neogreco opera dell’italiano Raffaele Caritto.

Fu proprio durante il periodo in cui l’Achilleion prendeva forma che Elisabetta iniziò ad accorgersi che la tanto amata collana di perle si stava rovinando e la bella lucentezza che le sue sfere un tempo emanavano iniziava ad opacizzarsi.

Sissi interpellò i maggiori gioiellieri dell’epoca su come poter salvare e riportare all’antico splendore l’amato monile. Le venne consigliato da più fronti un rimedio ritenuto all’epoca il più adeguato, seppur non suffragato da alcuna testimonianza empirica, cioè di inserire la preziosa collana in una cassetta di legno traforata ed appesantita, e di seppellirla per alcuni mesi nella sabbia del fondale marina, in modo che gli elementi naturali che avevano portato alla formazione delle perle ridonassero alle stesse la vita che stavano perdendo.

Scorcio della terrazza dell’Achilleion a Corfù

Da questo momento la sorte della collana si ammanta di leggenda.

Si racconta che l’imperatrice abbia seguito il consiglio suggeritole e che nel 1898 abbia sepolto la sua amata collana nel fondale antistante l’Achilleion, non rivelando a nessuno il luogo esatto dell’occultamento.

Purtroppo, però la sua prematura morte, avvenuta per mano dell’anarchico Luigi Lucheni il 10 settembre di quell’anno, impedì alla sovrana di recuperare la collana, che da quel momento si disse trovarsi da qualche parte sotto il fondale antistante la sua residenza di Corfù.

Il racconto aleggiò per anni nell’isola ionica e dopo una decade venne intrapresa una vera e propria campagna di ricerche per trovare la collana, la quale però non diede frutti.

A Corfù il mito del perduto gioiello non tramontò mai, e ancora si racconta la leggenda della preziosa collana, nascosta chissà dove tra la sabbia e le rocce dall’eccentrica e vitale imperatrice d’Austria.

Forse invero Sissi non nascose mai le sue perle nelle acque di Corfù ed esse passarono insieme ad altri suo preziosi alla figlia Maria Valeria, venendo poi vendute dai discendenti di questa tra gli anni ’30 e ’50 del ‘900… O chissà, forse la collana venne effettivamente nascosta nel fondale di Corfù e sta ancora riposando inviolata nelle placide acque nell’attesa di essere riscoperta.

Andrea M. Basana
Di natali veneziani, si è sempre interessato all'arte, non solo lagunare. Il suo campo di ricerca sono le arti applicate, cosa che lo ha portato a tenere svariate conferenze in importanti realtà museali, tra cui le più degne di nota sono quelle del museo di palazzo Zuckermann a Padova e del museo di palazzo Fulcis a Belluno. Ha collaborato con varie riviste tra cui Ateneo Veneto, l'archivio di Belluno, Feltre e Cadore e l'Oadi di Palermo. Negli ultimi anni si è dedicato alla scoperta dell'arte e della cultura della Basilicata, pubblicando per testate locali e scrivendo in collaborazione con il prof. Santoliquido "Forenza Sacra", pubblicazione patrocinata dal Vescovo di Melfi, Rapolla e Venosa.

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