Nel panorama della scultura veneta contemporanea, Fabio Ceolin si distingue per la sua capacità di dare nuova vita al ferro, materiale tradizionalmente percepito come duro e austero, trasformandolo in forme dinamiche, espressive e monumentali. Cresciuto in un territorio segnato da una forte tradizione manifatturiera, ha saputo elaborare un linguaggio personale che intreccia tecnica, sensibilità artistica e memoria.
La sua formazione intreccia studio e pratica: dal diploma di Maestro d’Arte al Liceo Artistico di Treviso, agli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, fino all’esperienza decisiva all’Accademia Internazionale del Ferro con Toni Benetton, figura moglianese di spicco della scultura italiana del Novecento. Questo intreccio di esperienze ha plasmato un artista capace di fondere rigore tecnico e intuizione creativa.
Nelle opere di Ceolin, il ferro non è mai semplice struttura: diventa materia viva, energia, vibrazione. Conoscendone a fondo i segreti — perché lo forgia, lo tempra, lo scolpisce — l’artista lo conduce verso esiti sorprendenti. Le superfici ossidate, il corten, le geometrie spezzate o sinuose raccontano un processo in cui il metallo sembra alleggerirsi, fino a sfiorare l’immateriale.
Le sue sculture monumentali dialogano con gli spazi pubblici attraverso simboli che appartengono alla memoria collettiva: il soldato alpino, il volo come segno di libertà, il mare che si fa onda d’acciaio. Tra le opere più note spiccano il Monumento agli Alpini di Mogliano Veneto, “Mare in Volo” a Jesolo e il grande Pinocchio di cinque metri realizzato per un parco tematico a Mosca. Creazioni che dimostrano una rara capacità di parlare tanto alla comunità locale quanto a un pubblico internazionale, senza mai perdere la propria identità artistica.
Oggi il percorso di Ceolin si arricchisce di un nuovo capitolo con la mostra personale “Forme che raccontano”, curata da Marina Scroccaro e ospitata nello Spazio Arte di Quinto. L’inaugurazione, prevista per il 29 novembre alle ore 17, rappresenta un appuntamento atteso dagli appassionati d’arte contemporanea del territorio.
La rassegna mette in dialogo alcune delle opere più significative dell’artista con nuove creazioni pensate appositamente per l’occasione. Il titolo sintetizza bene la sua poetica: sculture che diventano narrazione visiva, capaci di evocare storie e suggestioni.
Il percorso espositivo valorizza la sua abilità nel coniugare la forza materica del ferro con una delicatezza poetica, accompagnando il visitatore in un viaggio che esplora i legami tra memoria, territorio e trasformazione.
Pur avendo portato le sue opere in diversi contesti, Ceolin resta profondamente radicato al Veneto. Nel suo laboratorio, erede della tradizione familiare, continua a intrecciare la sapienza artigiana con la ricerca contemporanea. Il suo lavoro diventa così testimonianza concreta del valore del fare, della manualità e del rapporto diretto con la materia, elementi preziosi in un’epoca segnata dalla smaterializzazione digitale.
La scultura di Fabio Ceolin non si limita all’astrazione: è racconto, simbolo, memoria. Narra la forza e la fragilità del ferro, materia che resiste ma al tempo stesso muta, si ossida, si trasforma. Con “Forme che raccontano”, l’artista offre una nuova occasione per entrare nella sua poetica e lasciarsi attraversare dalle storie che le sue opere sanno evocare.



Bellissimo testo, descrive perfettamente l’artista che presenterò sabato
Grazie