Il comunicato del 25 giugno 2025 del Coordinamento NO INCENERITORI definiva giustamente quella data come “giornata storica”.
Era il giorno in cui l’Agenzia regionale per l’ambiente (ARPAV) comunicava la definitiva bocciatura del progetto ENI Rewind, che proponeva di costruire un mega inceneritore di fanghi di depurazione a ridosso dell’abitato di Malcontenta.
Il comunicato rivendicava il merito di questo grande risultato, cioè la sconfitta della grande multinazionale ENI, che molti giudicavano impossibile, come conseguenza del grande movimento che tutti i gruppi e associazioni riunite nel Coordinamento avevano saputo suscitare, organizzando manifestazioni sempre più partecipate dalla popolazione e sapendo coinvolgere enti come l’Istituto Superiore di Sanità, l’Università di Padova, gruppi di medici e anche il Patriarca di Venezia.
Significativa la conclusione del comunicato:
“Questa sentenza non vale solo per ENI, perché ora il problema della salute, dei PFAS e dell’inquinamento ambientale non potrà più essere ignorato né per l’inceneritore di Veritas, né per quelli di Padova, di Schio, di Verona e di Loreo. Il problema della gestione dei rifiuti, dei fanghi e dei PFAS sono un dato di fatto, ma la soluzione non sta nel creare un problema ancora più grave. è necessario aprire al confronto con i comitati, con le associazioni ambientaliste, con le popolazioni, investire in ricerca, e soprattutto assumere come paradigma che la tutela della salute e dell’ambiente vengano prima dei profitti e di ogni altra cosa.”
Il Coordinamento No Inceneritori, forte di questa vittoria ora rilancia: “É necessario bloccare immediatamente la seconda linea di Veritas; chiediamo alla Regione e a ARPAV di avviare studi approfonditi intorno agli inceneritori, con il supporto di CNR e ISPRA, per verificare il livello di contaminazione da PFAS nei suoli, nelle acque, e negli alimenti. Noi non ci fermiamo, Veritas è avvisata. Il nostro territorio non è in vendita, non brucerete il nostro futuro!”
La ripartenza è stata sancita con una grande assemblea a Marghera il 27 ottobre. Questa ha fatto seguito a un periodo estivo che, come è stato ricordato, non ha significato una pausa del movimento ma è stata, anzi, una “messa alla prova” della sua importanza anche in un altro contesto, perché le manifestazioni contro il genocidio a Gaza nel Veneziano hanno avuto una particolare importanza e mostrato una grandissima partecipazione.
L’assemblea ha deciso le prossime iniziative per impedire la messa in funzione della seconda linea dell’inceneritore Veritas di Fusina, partendo dalla considerazione che questa, per poter essere remunerativa, deve necessariamente importare rifiuti e fanghi da fuori provincia e fuori regione. Come ormai è evidente per tutti gli inceneritori, questi attirano investimenti privati (che si aggiungono a quelli pubblici – Veritas è un’azienda pubblica) perché sono in grado di produrre grandi profitti, ma questi arrivano solo se vengono utilizzati al massimo delle loro capacità: la seconda linea richiederebbe circa 40 mila tonnellate di rifiuti all’anno, superando di gran lunga le necessità del territorio che fa capo a Veritas, per le quali la prima linea è più che sufficiente.
È evidente, perciò, il motivo per cui gli inceneritori costituiscono un ostacolo all’applicazione dei modi virtuosi della gestione dei rifiuti, basati su risparmio, riciclo e riuso (le 3R): occorrono grandi quantità di rifiuti per alimentare il perverso meccanismo di trasformazione degli investimenti pubblici in profitti privati.
Tutto questo a scapito della salute dei cittadini che, però, ormai sono sempre più consapevoli, soprattutto perché si è diffusa l’evidenza della pericolosità dei PFAS, del fatto che questi sono presenti in tutti i rifiuti e che gli inceneritori servono solo a diffonderli anche nell’aria che respiriamo oltre che nell’acqua che beviamo e nei cibi che mangiamo.

Nel campo della salute è in fase di avanzata attuazione il grande piano di biomonitoraggi su bambini e adulti del SIN (Sito di interesse nazionale per le bonifiche) di Porto Marghera, che vede la partecipazione con l’Università di Padova, con l’Istituto Superiore di Sanità, con la Regione e l’ULS anche dei comitati nel ruolo di “cittadini” (One Health Citizen Science): è previsto un grande convegno a fine novembre, di “restituzione” alla cittadinanza delle prime evidenze sui bambini.
I comitati, inoltre, si stanno attivando per una grande partecipazione alla manifestazione per la sanità pubblica di sabato 8 novembre a Mestre, in cui verrà ribadito che la difesa della salute passa anche, se non soprattutto, per la prevenzione e che questa si può fare spingendo i poteri pubblici a privilegiare il diritto dei cittadini a vivere in un ambiente sano.
Ci sarà, nelle prossime settimane, una forte spinta popolare per impedire che la logica del profitto per pochi prevalga ancora sui diritti e sulla salute di tutti.


