Antonio Zito

Martedì scorso si è svolta la cerimonia di commiato per salutare Antonio Zito protagonista della vita sociale e politica della Mogliano di qualche decennio fa. Una cerimonia laica e composta che lo ha onorato davanti ad una sala gremita e con la presenza emozionata dei familiari.

Antonio è stato assessore e vicesindaco dal ’78 all’ ‘80 ed era stato protagonista di quella profonda trasformazione del paese che ha fatto diventare Mogliano una sorta di sperimentazione a livello nazionale. Lui e tutto un gruppo di politici audaci, matti diremmo adesso, hanno costruito e amministrato, nuovi quartieri asili strade insediamenti e sottopassi, con fervore e passione.

Ma la passione politica, sincera e disinteressata, è stato solo un aspetto di Antonio, lui calabrese di Benestare, che bel nome, dopo la pensione da Dirigente della Regione vuole subito ritrovare le sue origini dandosi animo e corpo, e dita, alla falegnameria ritrovando odori e sapori della gioventù. E poi ai viaggi, vagabondi e lenti, ora li chiameremo slow, con il suo camper insieme alla Dina, agli amici.

Sono loro, a raccontare durante la cerimonia queste semplici storie di convivialità, di vicinanza, di lavoro. Da tutte emerge la figura di un Antonio Zito riservato, il contrario del politico rampante, di un moglianese attento solo a quello che adesso velocemente definiamo “bene comune”.

Lo salutano in brevi testimonianze, emozionati, il collega in Regione, l’amico che lo ha assistito fino agli ultimi giorni quando la malattia crudele lo aveva confinato nelle mura domestiche, i parenti e anche i compagni di un’avventura, per certi versi irripetibile, di una stagione: quella dei socialisti. È Corrado Tegon, l’ex sindaco a rievocare quell’atmosfera. Corrado accarezza con le parole quei garofani rossi sulla bara, dietro i quali si celano anni in cui il partito socialista era il vero mattatore della politica. A Mogliano, chissà perché, c’era un gruppo particolarmente incisivo, a tutti vengono in mente figure che hanno del leggendario come quella del maestro Lauzzana, di Toni Boldrin, di Zanatta, di Otello Cegolon, Cannella e di Zuccon che distribuiva “l’Avanti”, e poi tanti altri in tumultuosa rivalità con i comunisti di Bugin o ai democristiani di Marton, della Cora Bellio. Che periodo, che nostalgia. Meriterebbero quegli anni un libro… chissà.

E poi, o forse soprattutto, la famiglia. I due figli Francesca e Marco che appena increspano con le loro parole la commozione di salutare un padre così importante e così tranquillo. E la moglie Dina, lucida, brava, che ringrazia i presenti. Nessun rimpianto, la vita prosegue.

Ernesto Perillo, amico e per un pomeriggio nella veste di coordinatore della cerimonia, irriconoscibile per la prima volta con la cravatta, congeda tutti raccomandando un ricordo personale di Antonio, ognuno ha una storia da rievocare, un episodio divertente su di lui di cui si è stati testimoni. E l’assemblea, prima con il cuore chiuso, si apre quasi gioiosa mentre la bara e i garofani rossi escono.

Non riesco a togliermi della testa il nome del paese da cui veniva Antonio, Benestare.

Anche a Mogliano?

Otello Bison
Otello Bison scrive a tempo pieno dividendosi tra narrativa e divulgazione storica. Collabora al “ILDIARIOONLINE.IT” su temi ambientali e locali.

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