martedì, 20 Gennaio 2026
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La “Caravea” di Murano

La "caravea" attribuita al CVM esposta al Museo del Vetro di Murano

Mi è capitato in questi giorni di leggere la triste notizia della morte del grande maestro muranese Carlo Tosi, in arte “Caramea”, le cui creazioni non possono che destare il maggior plauso di chi le abbia potute ammirare. Nel ricordare i suoi cavalli di battaglia si fa riferimento alla “Caravea”: un complesso acquamanile, la cui ideazione, secondo una divertente leggenda, che fa sorridere per l’ingenuità popolare del racconto, sarebbe da attribuire a Hermonia Vivarini.

Quel che però ha sollevato alcune mie perplessità è la paternità di uno dei due pezzi esposti al Museo del Vetro di Murano, attribuito senza certezze alla Compagnia Venezia Murano.

Le mie perplessità derivano da una serie di dati che, analizzati, fanno presumere una sua diversa attribuzione.

Vi è da considerare gli acquisti effettuati della realtà museale muranese durante la sua vita; in particolare, una serie di manufatti vitrei ha sempre in me suscitato un certo interesse, cioè i 52 pezzi acquistati a più riprese durante l’800 dai Fratelli Testolini, a riconoscimento della loro grande maestria, per essere esposti nella sede museale, ma di cui al momento nelle collezioni della stessa non vi è più la presenza, seppure questi non risultino mai esser stati alienati o ceduti.

Cosa che suscita il mio interesse legato alla Caravea è il fatto che questa sia presente in tutti i cataloghi a stampa dei Testolini, anche in quelli di dimensioni più esigue, e che essa compaia in forma fotografica anche nel loro grande catalogo di bottega; inoltre i Testolini fornivano agli acquirenti ben tre versioni della stessa.

Immagini della Caravea da due cataloghi a stampa Testolini del tardo ‘800

Risulta assai strano che la realtà museale muranese non abbia mai preso in considerazione il nome Testolini e che anzi sembri quasi far di tutto per ignorarlo; c’è da chiedersi il perché di questo muro verso tali personalità sulle quali si incappa ad ogni piè sospinto in ogni seria ricerca storica sul vetro dell’800.

I Testolini, infatti, furono la più nota famiglia a livello mondiale nel settore delle arti applicate veneziane del XIX sec., che rivoluzionò e stravolse il modo di fare arte nel capoluogo lagunare.

Con regi decreti venne concesso loro di effigiarsi degli stemmi dei sovrani italiani, dei principi ereditari, dei duchi d’Aosta e dei sovrani di Portogallo, a comprova di quanto tali illustri personalità avessero apprezzato le loro realizzazioni. Nessun’altra azienda ebbe mai tali onori tutti insieme, senza elencare le medaglie e le menzioni d’onore vinte ad ogni esposizione nazionale ed internazionale. Val la pena ricordare che essi furono anche effigiati del cavalierato e del titolo di Ufficiali dell’Ordine della Corona per il progresso e lo sviluppo apportato all’industria veneziana. Chiunque venisse in visita a Venezia non poteva che ammirare ed acquistare i prodotti Testolini, affidati anche a rivenditori, da Londra a New York, da Boston a Parigi, da Trieste a Napoli, cosa che fa sì che si trovino creazioni Testolini sparse sull’intero globo terraqueo, dall’Australia al Cile.

Viene da chiedersi perché, nonostante questa enorme fama avuta dai Testolini e la consapevolezza che molti pezzi presenti nelle collezioni italiane siano stati acquistati presso di loro, quando si è incerti su un’attribuzione si eviti palesemente il loro nome.

Viene da chiedersi anche come non si possa non notare l’incongruenza di mezzo centinaio di pezzi presenti e scomparsi allo stesso tempo in una collezione pubblica.

Risulta anche molto strana la perdita di memoria della paternità dei manufatti vitrei eseguiti dai Testolini, avendo essi degli speciali francobillini incollati con il nome dell’azienda ed il numero identificativo del pezzo, come possiamo riscontrare nei molti oggetti che furono eseguiti per i sovrani di Portogallo ed ora esposti al palazzo reale di Ajuda. Certo, il tempo non è galantuomo e qualcuno di questi talloncini può esser andato perduto, ma per averli fatti perdere tutti direi che il tempo è stato davvero impietoso.

Risulta anche molto interessante che non si sia mai parlato dei Testolini nei costanti convegni che si tengono sul vetro nel capoluogo lagunare, e che, quando li si debba per forza citare, li si releghi in una piccolissima nota, specificando che non si sa chi siano.

Non ci si capacita di questo strano silenzio eretto intorno a chi ha reso grande la città durante l’800; tra l’altro il nome Testolini è apprezzato e riconosciuto ovunque nel mondo tranne che a Venezia ed in Italia.

Il loro corposo catalogo di bottega con le immagini fotografiche delle realizzazioni vitree è in mano ad un illustre studioso, potrebbe perciò essere pubblicato e divulgato, ma invece rimane misteriosamente occulto e sconosciuto.

Non sarebbe davvero bello poter donare la giusta paternità a tutti quei pezzi sparsi in forma anonima per vari i musei? Non sarebbe forse questo un vanto per Venezia e il Veneto tutto?

Di caravelle, oltre a quelle di Murano, ve ne è presente una al British Museum, un’altra al Kunstgenwerbemuseum di Praga, una al Bayerisches Nationalmuseum di Monaco, una al Milwaukee Art Museum nel Wisconsin, una al Corning Museum of Glass di New York ed una a Palazzo Madama a Torino, solo per citare i musei più famosi, seppur spesso con datazioni davvero errate. Perchè non veder di ridonare loro la giusta paternità e datazione piuttosto che lasciarle tristemente esposte in forma anonima?

Molto strano è anche il comportamento delle realtà museali, che quando sentono il nome Testolini sviano l’argomento, e ancora più strano è che, quando si faccia loro notare, documenti alla mano, la più che palese paternità Testolini di alcuni pezzi esposti in forma anonima, queste si trincerino dietro un inspiegabile silenzio.

Sembra davvero che si voglia far dimenticare il nome di una famiglia la cui unica colpa fu di essere brillante, abile, colta ed intraprendente.

Nemmeno dopo la morte i poveri Testolini hanno potuto trovar requie, venendo la loro tomba profanata in nome di un becero e deprecabile lucro e disperse le spoglie mortali dei membri della famiglia, la cui unica consolazione è di essersi ricongiunte a quelle degli amici Salviati, finiti anch’essi nel comune ossario di S. Michele. La storia di Venezia gettata nell’anonimo cumulo dell’indifferenza. 

A quanto pare, a Venezia la storia si distrugge e per alcune famiglie troppo intelligenti, troppo coraggiose, troppo illustri, sembra essersi decisa anche la damnatio memoriae.

Ci si augura di cuore che sia stata solo una serie di superficiali e sbadate azioni a portatre a tale esclusione dei fratelli Testolini dal panorama storico della produzione vetraria veneziana e che ora, raggiunta una maggior consapevolezza, si rimedi agli errori fatti e si prenda in considerazione l’ipotesi che, forse, quei pezzi acquistati nell’800 e alcuni di quelli entrati anonimi successivamente nella collezione possano nuovamente venir identificati, e apprezzati anche grazie alla loro paternità Testolini, come probabilmente è il caso della Caravea.

Cartolina pubblicitaria Testolini ottocentesca; sulla destra nel riquadro si può notare la carvea, (collezione privata).
Andrea M. Basana
Di natali veneziani, si è sempre interessato all'arte, non solo lagunare. Il suo campo di ricerca sono le arti applicate, cosa che lo ha portato a tenere svariate conferenze in importanti realtà museali, tra cui le più degne di nota sono quelle del museo di palazzo Zuckermann a Padova e del museo di palazzo Fulcis a Belluno. Ha collaborato con varie riviste tra cui Ateneo Veneto, l'archivio di Belluno, Feltre e Cadore e l'Oadi di Palermo. Negli ultimi anni si è dedicato alla scoperta dell'arte e della cultura della Basilicata, pubblicando per testate locali e scrivendo in collaborazione con il prof. Santoliquido "Forenza Sacra", pubblicazione patrocinata dal Vescovo di Melfi, Rapolla e Venosa.

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