UCRAINA: VIAGGIO LUNGO LA LINEA DEL FRONTE – Più vicino al fronte

Attacco missilistico russo su Kryvyi Rig

Continua con la seconda puntata il reportage dall’Ucraina di Christian Eccher


  • Più vicino al fronte

Con i volontari viaggio di notte. Le strade sono sgombre di automobili per via del coprifuoco, ci sono solo i camion che portano merci di vario genere nei negozi delle città di tutta l’Ucraina. In lontananza, si vedono le lingue di fuoco di continue esplosioni. Come ogni notte, i russi attaccano le infrastrutture, in particolare le centrali elettriche e le ferrovie.

A un certo punto, il pullmino lascia la strada principale, andiamo verso Kryvyi Rig e poi ci inoltriamo verso un punto indefinito; viaggiamo a lungo su stradine di campagna, molte delle quali non asfaltate e sconnesse. Non so dove siamo e non chiedo informazioni per non mettere in imbarazzo i miei accompagnatori. Il solo fatto di portarmi con loro in questo viaggio è la dimostrazione che han fiducia in me e nei giornali con cui collaboro. Attraversiamo paesi con le case dalle luci spente e campagne coltivate a grano e girasoli. Il grano è già stato mietuto, i girasoli verranno raccolti a breve. Dopo diverse ore di viaggio, arriviamo in un villaggio; lungo la linea dell’orizzonte, appaiono le prime luci dell’alba.

Spegniamo i cellulari per non essere rintracciati e per non creare un campo magnetico locale. I russi spesso individuano le zone più dense di onde elettromagnetiche vicino al fronte e le bombardano: dove ci sono tanti cellulari accesi, ci sono anche tante persone e, con molta probabilità, soldati. Il pullmino parcheggia davanti a una casa, l’unica con le finestre al pianterreno illuminate da una luce fioca.

Escono dei militari, scaricano gli aiuti portati dai volontari. Il capitano, un signore di mezza età che non dice il proprio nome, ci racconta di cosa si occupi questa unità militare: “Siamo i tankisti, nelle campagne qui vicino facciamo esercitazioni. Questo villaggio è sulla linea dei missili e dei droni, i russi non sono lontani… Gli attacchi sono continui, qua sopra passa di tutto, abbattiamo quello che possiamo”.

Il capitano ci invita al poligono di tiro. Saliamo su una jeep che si immerge nei campi; da est, sorge il sole e la luce del mattino inonda il cielo, e la terra intorno a noi assume contorni netti e ben definiti. Il paesaggio è leggermente mosso, con lievi e graziose colline che ricordano gli scenari toscani. La jeep si ferma al di là dei campi, su un’area non coltivata che è già steppa. Sulla cima di una collina, un carro armato. I soldati si preparano all’esercitazione, l’ultima, poi andranno al fronte.

“I carri armati sono superati – dice il capitano – questa è una guerra tecnologica. Vengono attaccati da sciami di droni e distrutti. Per questo, noi li mascheriamo bene, li sistemiamo nelle valli e in questo senso sono ancora utili per distruggere i mezzi bellici del nemico”. Il capitano ride e aggiunge: “I russi odiano i carri armati tedeschi perché sono precisissimi.

Cercano di distruggerli subito, ma noi sappiamo come camuffarli, ne abbiamo a disposizione alcuni”. Mi avvicino al tank e saluto i soldati, tutti molto giovani e gentili. F. È appena tornato da una licenza, ha ottenuto un giorno in occasione del primo giorno di scuola della figlia. È proprio F. a sistemare il proiettile nel cannone del carro armato. Il capitano ci invita a turarci le orecchie, il mezzo spara con un fragore terribile, una nuvola di fumo lo avvolge; in lontananza il bersaglio, sistemato a più di un km da qui, scompare, distrutto dalla forza del colpo. Guarderò il carro armato in azione altre due volte, poi i soldati porteranno il blindato nel nascondiglio.

Già domani, dopo aver fatto rifornimento, andranno a combattere, non lontano da qui. Ci salutiamo, con il capitano torniamo al villaggio. I volontari decidono di andare via subito, rimanere qui è pericoloso, potrebbero localizzarci. Ripartiamo per Dnipro. Lungo la strada, incontriamo mezzi militari di vario genere diretti al fronte, molti dei quali hanno una rete metallica esterna a mo’ di protezione: è questo il sistema più efficace per evitare che i droni, almeno quelli più piccoli, distruggano i mezzi e uccidano l’equipaggio.

Dopo diverso tempo trascorso sulle stradine di campagna, torniamo sulla strada principale, verso Dnipro.


Il primo articolo è stato pubblicato il 15/10/2025
UCRAINA: VIAGGIO LUNGO LA LINEA DEL FRONTE – SUMI
Il reportage di Christian Eccher dall’Ucraina continua con la pubblicazione”
del terzo articolo il 17/11/2025 dal titolo: “UCRAINA: VIAGGIO LUNGO LA LINEA DEL FRONTE – DNIPRO, Zaporizha

Christian Eccher
Christian Eccher è nato a Basilea nel 1977. Si è laureato in Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove ha anche conseguito il dottorato di ricerca con una tesi sulla letteratura degli italiani dell’Istria e di Fiume, dal 1945 a oggi. È professore di Lingua e cultura italiana all’Università di Novi Sad, in Serbia, e nel tempo libero si dedica al giornalismo. Si occupa principalmente di geopoetica e i suoi reportage sono raccolti nei libri Vento di Terra: Miniature geopoetiche, Esimdé e Kàrhozat. In Serbia è collaboratore assiduo della rivista di opposizione Danas

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