DINO BUZZATI – Bricoleur & cronista visionario

Per chi volesse avvicinarsi, o anche approfondire il mondo di Dino Buzzati, il libro di Antonia Arslan che ha definito l’autore de “Il deserto dei tartari” un “esistenzialista cristiano”, fa al caso suo.

L’autrice de “La masseria delle allodole” già insegnante di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova, con stile elegante, nel suo Dino Buzzati – Bricoleur & cronista visionario – (Aires 2019, pagine 187). traccia dapprima un breve profilo biografico della firma di punta del Corriere della Sera, per poi analizzarne le opere, non limitate al solo ambito letterario, ma anche a quello teatrale e pittorico.

A tal proposito, Antonia Arslan, riporta una nota affermazione di Buzzati del 1968, nella quale egli sosteneva che “la pittura per me non è un hobby ma il mestiere: hobby per me è scrivere. Ma dipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa. Che dipinga o scriva, io perseguo il medesimo scopo che è quello di raccontare storie”.

Il testo si apre narrando l’unico incontro avvenuto tra ll’autrice e Buzzati molti anni fa a Venezia, in occasione di una Mostra presso la sede della Fondazione Bevilacqua La Masa.

Scrive l’Arslan, sottolineando come Buzzati fosse un uomo che non amava raccontarsi, ma raccontare: “Gli dissi che amavo i suoi racconti e i suoi articoli sul Corriere della Sera e lui rispose con un sorrisetto: «Si leggono facilmente, il difficile è scriverli»”.

“Quando scrivo la mia massima preoccupazione è di non rompere l’anima al lettore”,disse infatti in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Preoccupazione principale dello scrittore era quella di non annoiare mai il lettore.

(..) inventare storie gradite al lettore che deve domandarsi con ansia fin dalla seconda pagina: e adesso cosa succede? (..) “ è la domanda che Antonia Arslan desume abbia sempre accompagnato Buzzati nella stesura dei suoi scritti.

Al pari di Giuseppe Berto e Giovannino Guareschi – che l’Arslan cita un paio di volte – l’autore di “Barnabo delle montagne” non si allineò mai ad alcuna corrente culturale se non a quella della propria coscienza.

Questo di Antonia Arslan è un volume che merita di essere letto un paio di volte: la prima volta per lasciarsi accompagnare dall’autrice in casa dello scrittore, respirandone l’atmosfera familiare, la seconda volta affinché ci si possa pienamente immergere nello stile buzzatiano.

Antonio Fabris
Classe 1974, da venticinque anni dipendente della Confcommercio di Treviso, vivo da sempre a Mogliano Veneto, e sono un appassionato di Storia locale. Fan di Giovannino Guareschi, lettore di libri sul Veneto, e sulla mia città, frequento, e collaboro, con il Gruppo Ricerca Storica Astori "Don Giuseppe Polo". Da un paio di anni a questa parte, mi sono appassionato anche alla storia del ghetto di Venezia, in particolare della letteratura ebraica (1558-1663).

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