Finalmente ottobre

I sillabari scolastici della mia infanzia raccontavano i mesi, le stagioni e i mestieri come breviari medievali (fingevano un’Italia contadina, virtuosa et laboriosa).

Ottobre apriva le scuole di tutte le regioni d’Italia (avevano la r minuscola) e si chiamavano ottobrate i giorni di sole che sgombravano odori, urla e nebbie dall’autunno carducciano. Venne in ottobre l’autunno caldo della mia giovinezza, e mezzo secolo prima un Ottobre (maiuscolo) aveva fatto la gran Rivoluzione che cambiò i destini del mondo (in realtà era novembre ma fa lo stesso). Andiamo al lunario.

Il 1°celebra santa Teresa di Lisieux o del Bambin Gesù; quella d’Avila (quella che ha tolto i sandali alle Carmelitane) cade il 15. Sono entrambe dottori della Chiesa, ignoravo che il titolo spettasse anche alle donne, bene, quindi dottoresse. Nè sapevo che i nonni avessero un loro giorno (il 2) acclusi nientemeno che agli Angioli Custodi, una bella responsabilità. Francesco (il 4) merita finalmente una festa vera, di quelle che non si va a scuola visto che è anche Patrono d’Italia, che non lo merita. San Bruno o Brunone (il 6) nacque a Colonia, fondò i Certosini, non divenne mai abate e morì sull’Appennino Calabro nel borgo di Torre, che da allora si chiamò Serra San Bruno. Ci sono passato in motocicletta nel 2003, la prima estate torrida del millennio.

La Madonna del Rosario (il 7) mi ricorda i rosari recitati la sera in famiglia mangiando le castagne bollite (capitava in novembre ma fa lo stesso). Quando lo racconto in giro mi guardano con incredulo compatimento -anche per le castagne lesse- ma a me bambino piaceva ascoltare quelle misteriose turris eburnea, ianua coeli, foederis arca… poi veniva l’interminabile sfilata di orum e arum. Né disdegnavo le castagne, preziosa farina di ripiego nelle carestie dei tempi che furono, e quelle essiccate l’anno prima fiaccavano le ganasce alla fame. 7 ottobre 1571 è la data della battaglia di Lepanto e la coincidenza col rosario non è casuale, quel giorno i cristiani pregarono molto. Santa Reparata (8) è venuta da Cesarea di Palestina a sorreggere il Duomo di Firenze, chissà com’era fatta la sua basilica.

Spiace per lo Stroligo ma il 9 ottobre non è san Gorgonio (chi era costui?) bensì san Dionigi. Secondo la leggenda il santo patrono di Francia, martire decapitato, tenne tra le mani la propria testa camminando da Montmartre a Saint Denis; i due toponimi gli appartengono. San Gallo (il 16) intrattenne rapporti burrascosi col suo principale san Colombano, che lo accusò di marcare visita ma poi gli apparve in sogno e lo perdonò (così almeno la contava lui, il Galt). Monaci irlandesi del VI-VII secolo, i due red-necks calarono l’uno in Svizzera e l’altro a Bobbio (PC) per convertirci quando ormai non ce n’era più bisogno; tanto più che eravamo stati noi a convertire loro, transeat.

A Bobbio il magnifico ponte sulla Trebbia (Vecchio, Gobbo o del Diavolo) fa 273 mt di roccia in 11 archi di varie altezze, scanditi da tre coppie di edicole e dalle statue di Colombano e Maria all’arco maggiore. Fatto, disfatto e rifatto in epoche diverse fin dall’età romana, diventa forse a dorso d’asino nel VII secolo, e forse grazie ai monaci del Colomba. Il greto sassoso da cui sembra sorgere come una naturale propaggine di pietra e la fuga prospettica verso il campanile del duomo ne accrescono il fascino. L’ho percorso e fotografato nel 2015, ancora una vacanza in moto fin che i lombi reggono.

Altrettanto bello il ponte di Borgo a Mozzano (LU), mt.95 per soli 5 archi ma il maggiore, di spettacolare arditezza, specchiato nell’acqua del Serchio. Si chiama ponte della Maddalena o del Diavolo anche lui e risale al IX secolo.

Che siano entrambi battezzati dal diavolo dipende dall’ambiguità del prodigio che avvolge la costruzione dei ponti: miracolo che apre nuovi orizzonti o vanagloria di unire ciò che dio ha voluto diviso? Stupefacenti leggende scaturiscono in conseguenza.
Il 18 spunta Luca Evangelista, quello del bue. Siriaco di Antiochia e forse sodale di Paolo ma probabilmente no, la storia lo colloca fra 9 e 93 d.C, ottantaquattro anni, non male per l’epoca. Secondo la tradizione era medico, la leggenda gli attribuisce il ritratto della Madonna venerato a Bologna -è patrono dei pittori- e le sue ossa riposano a Padova ma non tutte (c’erano onesti traffici di reliquie).
A Treviso san Luca significa Luna Park ovvero Fiere di s.Luca, due settimane di sagra sul Prato della Fiera nel quartiere omonimo dai primi di ottobre. La coincidenza con l’inizio della scuola le rendeva ancora più gradite; per i bambini momenti di gioia scatenata, per i più grandicelli sfide in autoscontro e nelle gabbie, per ginnasiali e affini l’occasione di flirtare sulle montagne russe. Sulla cucina delle fiere di s.Luca regna l’oca arrosto col sedano crudo, condito con un filo d’aceto per contrastare il grasso che gocciola dalla pelle dell’oca, oro in dispensa per le nostre nonne.
Orsola vergine britannica (il 21) viaggiatrice tragica e martire quant’altre mai, è celebrata in s.Caterina a Treviso nel ciclo di affreschi di Tomaso da Modena. Da non perdere.
Buon ultimo, san Quintino decollato in Gallia (III secolo) piantona la festa di Halloween; lo Stroligo si è messo al passo coi tempi e il decapitato è senz’altro adatto alla ricorrenza.
In chiusa la Canzone dei 12 mesi di Guccini:

"Non so se tutti hanno capito ottobre la tua grande bellezza,
nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza.
Lungo i miei monti come uccelli tristi fuggono nubi pazze,
lungo i miei monti colorati in rame fumano nubi basse". 

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