IL MARE DA DOVE NASCONO I MITI

Intervista immaginaria con l’autore de "Il cielo è rosso"

Estate 2021.
Da un paio di settimane sono bloccato in sedia a rotelle a causa di una caduta casalinga…


Sono seduto in giardino, in compagnia di uno dei miei libri, IL MARE DA DOVE NASCONO I MITI (Monteleone editore, pag. 252, 2003) che racchiude una raccolta di articoli pubblicati da Giuseppe Berto tra l’aprile del 1948 e il gennaio del 1974, corredata da tre lettere indirizzate a Toni Santagata tra il luglio e l’agosto del 1976.

Improvviso una chiacchierata immaginaria con l’autore de “Il cielo è rosso” nello stesso treno che nel 1948 attraversò il golfo di Napoli, Torre del Greco, Torre Annunziata, “con delle case alte e gialle, con ringhiere di ferro intorno alle balconate e biancheria ancora stesa ad asciugare”

A Giuseppe Berto, classe 1914, originario di Mogliano Veneto, affermato scrittore di successo, vincitore del Premio Viareggio e il Premio Campiello nel 1964 con il romanzo “Il male oscuro” chiedo subito cosa l’abbia spinto ad abbandonare la sua terra, e trasferirsi al Sud.

“Di solito uno appartiene a due luoghi: quello in cui è nato e quello dove gli piacerebbe vivere” risponde.  

Comunque appena la vidi, seppi che quella terra dalla quale si scorgevano quelle isole era la mia seconda terra, e qui infine sono venuto a vivere” .

“D’accordo, ma perché proprio a Capo Vaticano? ” chiedo incuriosito.

“Forse perché c’ero arrivato all’improvviso e pieno di scetticismo, mi pareva quello il luogo più bello che avessi mai visto, e in un certo senso anche spaventoso, come se la roccia sulla quale mi trovavo avesse potuto da un momento all’altro franare  verso il mare che la chiamava”.

“Parliamo un po’ della sua famiglia…”

“(…) i miei avi erano barbari, di origine germanica. Appartenevano a una di quelle tribù (..) che, nelle intenzioni, almeno, doveva portarli al fondo della penisola (..)

Furono sconfitti e inchiodati sul posto da una delle tante battaglie che l’impero romano combatté sui confini prima di arrendersi e morire.

(..) Fatto sta che essi non andarono avanti, si fissarono nei campi che i veneti avevano abbandonato (..) e lì sono nato io, col mio sangue, in cui s’è trasmesso come un bacillo il desiderio di scendere in basso verso il paese senza nebbie che ha intorno il mare caldo e azzurro.

Per comprendere bene il Sud bisogna essere disposti ad amarlo” conclude Berto.

“Per amarlo però bisogna comprenderne la Storia e la Cultura” replico io

IL MARE DA DOVE NASCONO I MITI è un ottimo punto di partenza.

Antonio Fabris
Classe 1974, da venticinque anni dipendente della Confcommercio di Treviso, vivo da sempre a Mogliano Veneto, e sono un appassionato di Storia locale. Fan di Giovannino Guareschi, lettore di libri sul Veneto, e sulla mia città, frequento, e collaboro, con il Gruppo Ricerca Storica Astori "Don Giuseppe Polo". Da un paio di anni a questa parte, mi sono appassionato anche alla storia del ghetto di Venezia, in particolare della letteratura ebraica (1558-1663).

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