21 settembre 2025 — L’ultimo giorno dell’estate segna una svolta storica
Nel giorno in cui l’estate si chiude, tre democrazie occidentali, Regno Unito, Canada e Australia hanno scelto di compiere un passo storico: il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina.
A Londra, il Primo Ministro Keir Starmer ha pronunciato parole che segnano una svolta diplomatica e morale:
“In the face of the growing horror in the Middle East … We are acting to keep alive the possibility of peace and a Two State Solution. … That means a safe and secure Israel … Alongside a viable Palestinian State … At the moment, we have neither. … So today … I state clearly, as Prime Minister of this great country … that the United Kingdom … formally recognises the State of Palestine.”
“Di fronte all’orrore crescente in Medio Oriente… stiamo agendo per mantenere viva la possibilità della pace e di una soluzione a due Stati. Ciò significa un Israele sicuro e protetto… accanto a uno Stato palestinese vitale e sostenibile… Al momento non abbiamo né l’uno né l’altro. Perciò oggi… dichiaro chiaramente, come Primo Ministro di questo grande Paese… che il Regno Unito… riconosce ufficialmente lo Stato di Palestina”.
Una dichiarazione che rompe con decenni di ambiguità e che, insieme alle decisioni del Canada e dell’Australia, contribuisce a ridefinire gli equilibri internazionali. Il riconoscimento della Palestina non è solo un atto simbolico: è una presa di posizione contro l’impunità, la violenza sistemica e l’occupazione.
Ora sono oltre 150 i Paesi che riconoscono il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. È una risposta diretta all’escalation militare e alla crisi umanitaria in corso, ma anche un atto di rottura con la linea israeliana e con l’asse Trump–Netanyahu.
- Netanyahu – una politica definita criminale da sempre più osservatori, una strategia repressiva che il mondo non tollera più
La reazione del governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu, è stata immediata e aggressiva. Il premier ha definito il riconoscimento “una minaccia all’esistenza di Israele”, ma la sua retorica appare sempre più isolata. Le operazioni militari condotte a Gaza negli ultimi mesi hanno causato migliaia di vittime civili, distrutto infrastrutture essenziali e impedito l’accesso agli aiuti umanitari. Le immagini che arrivano dai territori palestinesi parlano di fame, sete, disperazione.
A ciò si aggiunge l’espansione degli insediamenti illegali in Cisgiordania, la negazione del diritto al ritorno e una politica che, secondo rapporti internazionali, configura elementi di apartheid. Netanyahu non cerca la pace: persegue una strategia di dominio totale, anche a costo di annientare ogni prospettiva di convivenza.
La politica israeliana degli ultimi anni è stata segnata da:
- Bombardamenti indiscriminati su Gaza, con migliaia di vittime civili, tra cui bambini e operatori umanitari.
- Blocco sistematico degli aiuti, che ha causato fame, sete e collasso sanitario.
- Espansione degli insediamenti illegali in Cisgiordania, in violazione del diritto internazionale.
- Punizione collettiva e apartheid, secondo rapporti di organizzazioni per i diritti umani.
Netanyahu ha trasformato la sicurezza in pretesto per l’annientamento del popolo palestinese.
La sua retorica, che equipara ogni palestinese a un terrorista, è sempre più contestata anche all’interno di Israele. Il suo governo è sostenuto da ministri ultranazionalisti che invocano l’annessione totale della Cisgiordania e lo smantellamento dell’Autorità Palestinese.
- Trump: minacce vuote, isolamento crescente
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha reagito minacciando sanzioni contro i Paesi che hanno riconosciuto la Palestina. Ma le sue parole ormai non fanno più paura. Il Canada e il Regno Unito, alleati storici di Washington, hanno ignorato le pressioni. Al contrario, la difesa incondizionata del governo israeliano lo sta rendendo sempre più marginale sulla scena internazionale: La sua difesa cieca di Netanyahu e La sua retorica antipalestinese è vista come un ostacolo alla pace e lo isola anche all’interno del G7, dove gli altri leader si orientano verso una soluzione diplomatica.
Trump è rimasto il solo a sostenere una linea che il mondo considera insostenibile. La sua credibilità è in caduta libera, e il suo ruolo di mediatore è ormai compromesso. La sua posizione non è più quella di un leader globale, ma di un alleato isolato di un governo sempre più contestato.
Il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte delle tre nazioni occidentali rafforza la prospettiva di una soluzione a due Stati, isola la politica di guerra e occupazione di Netanyahu e segna il declino dell’influenza di Trump.
La comunità internazionale sta finalmente rispondendo all’orrore con la dignità.
La ministra palestinese per gli Affari Esteri e gli Espatriati, Varsen Aghabekian Shahin, ha definito questo momento “un passo irreversibile verso l’indipendenza e la sovranità”.
Il messaggio che arriva da Londra, Ottawa e Canberra è chiaro:
Il mondo sta voltando pagina. La giustizia, la pace e la dignità dei popoli non sono più negoziabili. Non dobbiamo solo rifiutare l’orrore, bisogna anche combatterlo e chi lo alimenta, chi lo giustifica, chi lo arma, si troverà sempre più solo.
E in serata anche il ministro degli Esteri portoghese Paulo Rangel ha annunciato che il Portogallo ha formalmente riconosciuto la Palestina. In un discorso tenuto a New York, Rangel ha affermato che “il Portogallo sostiene la soluzione dei due Stati come unica via per una pace giusta e duratura”.
Una decina di altri Stati è pronta a fare lo stesso durante l’Assemblea Onu.
Da Pechino, il ministro degli Esteri Wang Yi ha chiesto un «cessate il fuoco globale» e denunciato che i piani israeliani a Gaza e in Cisgiordania violano il diritto internazionale e minano la prospettiva dei due stati.



E non si riflette abbastanza sui semi dell’odio e del terrorismo che il crimine di guerra in corso sta piantando nel futuro dell’occidente e delle future generazioni dello stesso popolo israeliano.