“Gaza è una miniera d’oro immobiliare da spartire con gli Stati Uniti”

Con il sangue dei palestinesi gli israeliani impasteranno il cemento per costruire gli immobili di Trump


Nel cuore della devastazione di Gaza, le parole del ministro israeliano Bezalel Smotrich risuonano come una provocazione brutale: “Gaza è una miniera d’oro immobiliare da spartire con gli Stati Uniti” e ha rivelato l’esistenza di trattative con gli Stati Uniti per la spartizione del territorio. Un’affermazione che trasforma la tragedia palestinese in un’opportunità di speculazione edilizia, alimentando un progetto che ha già trovato sponda nella visione geopolitico-economica del presidente Donald Trump.

Smotrich, esponente dell’estrema destra israeliana, ha dichiarato che “la fase di demolizione è completata” e che ora si apre quella della ricostruzione. Il piano prevede la suddivisione del territorio tra Israele e Stati Uniti, con l’obiettivo di “monetizzare” l’intervento militare attraverso progetti immobiliari di lusso.

Il sogno americano sulla pelle dei palestinesi

Donald Trump ha rilanciato l’idea di una “Gaza Riviera”, una visione futuristica che prevede grattacieli, resort e lungomare, gestiti da una fiduciaria americana per almeno dieci anni. Il progetto, noto come GREAT Trust (Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation), è stato presentato come un’opportunità di investimento e stabilizzazione, ma in realtà rappresenta una forma di colonizzazione economica.

Secondo fonti vicine all’amministrazione americana, il piano è stato discusso in riunioni riservate alla Casa Bianca, con la partecipazione di Jared Kushner, cognato di Trump e Tony Blair, ex primo ministro britannico e mediatore in Medio Oriente ed alti esponenti israeliani. Jared Kushner e Tony Blair sono entrambi noti per i loro ruoli in iniziative diplomatiche e finanziarie in Medio Oriente e sarebbero stati coinvolti per valutare la fattibilità geopolitica ed economica del progetto.

Per molti osservatori, le azioni di Netanyahu e le intenzioni di Trump non sono casuali, ma parte di un unico, grande progetto. L’occupazione militare israeliana crea le condizioni per lo sfollamento e la distruzione, mentre l’interesse a gestire gli aiuti umanitari si propone come un modo per esercitare un controllo totale sul futuro del territorio.

Il piano sarebbe quindi a tre fasi:

  1. Fase 1 (Militare): Distruzione e sfollamento per “smilitarizzare” Gaza.
  2. Fase 2 (Umanitaria/Economica): Controllo degli aiuti per dirigere i flussi di denaro e influenzare la ricostruzione.
  3. Fase 3 (Speculativa): Sviluppo immobiliare e commerciale del territorio, una volta “liberato” dalla sua popolazione.

La popolazione palestinese è allo stremo: oltre 65.000 morti di cui oltre la metà donne e bambini e più di 165.000 feriti, secondo fonti mediche locali. I blackout, la distruzione degli ospedali e l’assenza di rifugi sicuri rendono la vita quotidiana un inferno. E mentre le ruspe israeliane sbancano il terreno, molti palestinesi, non trovando dove andare, sono tornati nei loro quartieri distrutti, nonostante il rischio di nuovi bombardamenti.

La Commissione Europea ha proposto “timide” sanzioni contro Israele e contro Smotrich, accusato di promuovere politiche che violano il diritto internazionale. Bruxelles intende introdurre, ma non è certo che passeranno, dazi su 5,8 miliardi di merci israeliane e colpire anche altri ministri dell’estrema destra e coloni violenti.

La visione di Gaza come “Eldorado immobiliare” solleva interrogativi profondi: com’è possibile essere arrivati a questo livello di indifferenza per le condizioni di un popolo martoriato e parlare di investimenti immobiliari in un territorio così martoriato?

Le dichiarazioni di esponenti del governo israeliano e di Trump ignorano la sofferenza di un popolo palestinese e trasformano la guerra in business personale.

E mentre il cemento si prepara a colare, il sangue dei palestinesi rischia di diventare il legante invisibile di un progetto disumano.

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