UNA RECENSIONE MANCATA –  omaggio a Stefano Benni

In occasione della scomparsa di Stefano Benni, avvenuta lo scorso 09 settembre all’età di settantotto anni, avrei avuto piacere di pubblicare su Il diario online una recensione ad uno dei sui libri “cult”, BAR SPORT (Universale Economica Feltrinelli, 2011, pag. 129), giunto a ben trentuno edizioni.

Con l’occasione, mi ero ripromesso di esaltarne lo stile letterario, semplice, ironico e colloquiale, che alla lontana mi ha ricordato lo stile di Giovannino Guareschi, di cui io mi vanto di essere il venticinquesimo lettore – poiché il ventiquattresimo è stato Beppe Gualazzini, autore di una simpatica biografia dell’autore della Bassa, oltre che di “Tre Uomini in Po’ “, libro che mi auguro poter recensire prossimamente -.

Invece niente.

Benché mi sia piazzato davanti al computer per ore e ore e con tutta la buona volontà di questo mondo – e non solo – non mi è riuscito di scrivere una sola frase.

La domanda, a questo punto – per dirla all’Antonio Lubrano – è sorta spontanea:

“Perché?”

Non trovando risposte plausibili, dopo averci pensato anche in questo caso per ore e ore, ho gettato la spugna – anzi, la penna – non rimanendomi altro da fare che riprendere in mano il libro per dargli una riletta.

Il tempo però come sappiamo è tiranno, e lo spazio a mia disposizione è poco; perciò, volendo dare un senso a tutto quello che ho scritto finora, invito i lettori a prendere in mano BAR SPORT immergendosi nell’atmosfera allegra e canzonatoria del suddetto locale augurando loro di riuscire ad imbattersi in personaggi come il tecnico, il professore, o il playboy, intavolando interessanti discussioni calcistiche sportive (e non solo).

Unico suggerimento che mi preme dare è quello di non fare come il sottoscritto, che una volta portata a termine la lettura del libro, sull’onda dell’entusiasmo, si è messo alla spasmodica frequentazione di tutti i locali della provincia, nell’ahimé vano tentativo di conoscere i personaggi sopra descritti, finendo invece cacciato in malo modo dopo aver mangiato la Luisona, la pasta che ogni bar Sport che si rispetti ha esposta in vetrina dagli anni Cinquanta o giù di lì, e che ogni avventore ossequia al suo arrivo, prima di salutare il titolare e ordinare il proprio caffè.

Lo stesso trattamento riservato a quel rappresentante che subì la vendetta della Luisona, e che fu trovato un’ora dopo il delitto – perché di delitto alimentare si tratta – in un autogrill in preda a dolori di stomaco indescrivibili.

Antonio Fabris
Classe 1974, da venticinque anni dipendente della Confcommercio di Treviso, vivo da sempre a Mogliano Veneto, e sono un appassionato di Storia locale. Fan di Giovannino Guareschi, lettore di libri sul Veneto, e sulla mia città, frequento, e collaboro, con il Gruppo Ricerca Storica Astori "Don Giuseppe Polo". Da un paio di anni a questa parte, mi sono appassionato anche alla storia del ghetto di Venezia, in particolare della letteratura ebraica (1558-1663).

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