Domenica 14 settembre, alle 16.30, nella chiesa S. M. Assunta di Mogliano, ci sarà un evento in Memoria di don Giorgio Morlin a 10 anni dalla scomparsa.
“Il Diario online” pubblicherà questa settimana alcune testimonianze di persone che lo hanno conosciuto nell’attività pastorale e sociale.
Oggi pubblichiamo due ricordi: di Gianna – Caritas San Carlo – e di Bruno.
“Le mani per soccorrere, la voce per denunciare”. Un cristiano che non si impegni a cambiare il mondo e giustifichi la miseria, l’ingiustizia e la guerra non vive la Parola di Dio.
Questo mi hai insegnato don Giorgio. Grazie.
Sei stato un prete senza pregiudizi, coraggioso, riservato, intelligente, previdente.
L’ esperienza lavorativa con il mondo operaio ti ha aperto ai poveri e a quelli che non contano agli occhi dei benpensanti.
Sei stato un uomo che ha saputo coniugare vita e fede, cittadinanza e cristianesimo, Vangelo e Costituzione, giustizia e pace, legalità e carità.
Un grande grazie per tutto quello che mi hai comunicato.
Gianna
Caro don Giorgio,
mi permetto di scriverti in maniera confidenziale, fuori da ogni retorica perché il nostro rapporto fino all’ultimo momento è stato così.
Due domeniche fa ho compiuto 91 anni e ti garantisco che a questa età sono più i grazie che si devono dire che esprimere giudizi sulla realtà.
Ci si accorge che hai profondamente bisogno degli altri per mantenere quel grado di autonomia che ti fa ancora capace di azione e di sentimenti.
Voglio farti un piccolo resoconto delle cose che sono accadute nella mia vita dopo la tua partenza. Tu mi avevi indicato alcuni obiettivi e progetti da realizzare nel breve e medio periodo della vita.
Mi permetto di dirti come è andata su quattro punti su cui abbiamo discusso appassionatamente.
Sul primo riguardante il percorso di fede, non percorso religioso, mi sembra in questo momento di aver trovato una soluzione soddisfacente.
Con don Gianni Fazzini, che tu hai conosciuto come prete operaio, ogni venerdì ci troviamo per pregare, leggere e approfondire le letture della domenica perché tutto il gruppo con cui ci confrontiamo, pensa che la Parola debba essere il faro che illumina la nostra mente e guida il nostro cuore.
A volte mi sembra di tornare come ai bei tempi quando tu ci riunivi nella tua sala della canonica e ci indirizzavi alla comprensione più profonda della parola nell’ambito di un percorso di fede, mi ricordo sempre una tua frase che ripetevi spesso: “la Parola è il quadro nel percorso di fede mentre la religione ne è la cornice”.
Insieme fanno una cosa bella e a volte anche artistica.
Il secondo punto nel quale tu mi spronavi era quello di formare un gruppo che potesse creare una piccola comunità per vivere assieme negli spazi della vecchia casa di campagna dove abito. Dovevano essere capaci di vita comune e di vita famigliare autonoma, disponendo sia degli spazi comuni che di quelli personali privati sufficienti e capaci di rispondere alle esigenze di tutta la famiglia, quindi: soggiorno, cucina, bagno, camere.
Sai, non è stato facile creare tutte queste cose per quattro famiglie, perché i costi di ristrutturazione sono stati molto alti e io alla mia età sto ancora pagando rate del mutuo con la fatica di un vecchio che non ha più le forze della gioventù.
Però ce l’ho fatta e possiamo dire che è anche abbastanza ben riuscita.
È stato uno sforzo notevole trovare chi in questi spazi si proponesse di vivere in forma comunitaria puntando agli esempi che ci sono proposti nelle scritture e in particolare negli atti degli apostoli.
Gli obiettivi sono chiari, però il percorso a tutt’oggi è ancora lungo.
A questo punto ti devo dare una notizia che tu conoscerai già dall’alto, ma che qui in questo mondo mi fa ancora molto soffrire: la partenza per il cielo di Anna e di nostra figlia Cristina.
Con loro, in particolare con Anna, nelle nostre riunioni della cohousing mi trovavo meglio, in quanto il linguaggio maschile e femminile si poteva esprimere in maniera sintonica, proprio perché era fatto da noi famiglia insieme.
Sai che le famiglie che ci sono, sono composte prevalentemente da giovani.
L’intendimento iniziale era di avere sia giovani che “senior”; non ci siamo riusciti, perché gli anziani hanno bisogno di assecondare le loro abitudini che rappresentano le loro sicurezze.
Tu mi hai insegnato che il rispetto della persona passa sempre attraverso la comprensione umana dell’individuo.
Il terzo elemento che tu ritenevi importante che dovessimo coltivare era quello dell’ospitalità come famiglia accogliente, di adulti provenienti dal Dipartimento di Salute mentale.
Questo compito l’abbiamo portato avanti con non poche fatiche, perché quand’eri ancora in questo mondo tu hai conosciuto Luciana, Michele, Laura, ecc., tutte persone che avevano bisogno di sentirsi accolte, rispettate nelle loro potenzialità, valorizzate nella loro personalità senza pretendere dagli altri la totale comprensione o la pietà.
Ora è arrivato qui con me Maurizio, uno psicologo di 71 anni, da me conosciuto quando ancora ero Capo Settore Materno infantile all’U.L.S.S. che ora sta portando avanti le tematiche relative al disagio mentale.
Il quarto elemento sul quale tu mi spronavi era fare memoria di quello che avevamo fatto, Anna ed io, nel corso della nostra vita.
È stato un po’ più complicato di quanto pensassi, perché Anna mi ricordava che dovevamo realizzare una cosa valida non solo per noi, le nostre figlie e i nostri nipoti, ma per tutti.
Le vicende che abbiamo vissuto le abbiamo raccontate, a grandi linee, restando aderenti al concetto di non “infiorettare” niente.
Sono tutte vicende, anche se non si trovano proprio in tutte le realtà, come la “Betulla”, la “Cohousing”, l’ospitalità a persone colpite dal disagio psichico, che non vengono praticate da persone cosiddette “normali”.
Riteniamo quindi, anche in questo caso, nello spirito che tu ci hai insegnato a praticare, che era necessario lasciare memoria di queste cose per le quali ci siamo molto impegnati e che a volte ci sono costate molta fatica.
Grazie di avermi ascoltato in queste notizie che ti ho dato e quando il buon Dio mi chiamerà ci rivedremo e completeremo le nostre partite di chiacchere, non certamente di gossip, ma afferenti alla realtà umana che ci è sempre stata a cuore.
Un caro saluto e un grosso abbraccio.
Bruno


