Termina con la terza puntata il reportage di Christian Eccher dall’Ucraina
- KYIV
Kyiv è in questi giorni tranquilla. Un paio di allarmi aerei costringono i cittadini a scendere in metropolitana, il miglior rifugio in tutta la città. Molte persone entrano nelle stazioni del metrò con sedie piegabili, acqua e cibo. Non si sa quanto durerà l’attacco per cui è meglio premunirsi. Una signora si siede sulla propria sedia portatile e commenta l’incontro fra Trump e Putin: “Speriamo si mettano d’accordo. Io vengo da un paese non lontano da Kharkiv, dove adesso c’è la linea del fronte. Mi hanno evacuata qualche giorno fa e adesso sono ospite di mia sorella qui a Kyiv.
Nei giorni scorsi, una granata ha colpito la casa del mio vicino, che per fortuna in quel momento non c’era. Lì ho capito che era ora di andare via – dice la signora, che ha all’incirca una sessantina d’anni “Mi dispiace per i territori che perderemo, soprattutto per il Donbass, però è ora che questa carneficina finisca. I russi devono smettere di ucciderci, poi vedremo cosa fare, un giorno riusciremo a rientrare in possesso delle zone occupate, sono sicura! Un accordo, anche se doloroso, è comunque più accettabile di tutte le morti a cui assistiamo quotidianamente”. L’allarme cessa dopo una ventina di minuti, i treni della metropolitana ripartono, gli abitanti di Kyiv escono dai budelli della terra e tornano alle proprie attività quotidiane.
La capitale ucraina è molto viva, ci sono concerti e, grazie alla mia amica Maria, studentessa di pianoforte, organo e clavicembalo, conosciuta per caso a Odessa mesi fa, riesco anche a partecipare a una masterclass di musica barocca per gli studenti dell’Accademia di Belle Arti, tenuto dal violoncellista Jörg Zwicker appositamente arrivato dall’Austria.

Gli studenti sono molto preparati, suonano diversi strumenti e rivelano una grande competenza. La masterclass si svolge nel bunker dell’edificio della filarmonia, per cui non c’è bisogno di interrompere i lavori durante gli allarmi aerei.
La sera, nella sala concerti dello stesso edificio, si svolge un concerto, un recital di pianoforte del Maestro Roman Lopatinsky. Durante l’esecuzione di uno studio di Béla Bartók, la sirena antiaerea comincia a ululare: bisognerebbe andare subito nel bunker, ma il Maestro, con coraggio e determinazione, continua a suonare e solo al termine dell’esecuzione il pubblico si alza per raggiungere i sotterranei dell’edificio, non dopo aver applaudito il Maestro per la bravura ma anche per la determinazione e il coraggio.
Al termine del concerto, con Maria, che durante la master class ha dato prova di sé con una esecuzione di un’opera di Bach di difficile esecuzione, mi avvio verso piazza Maidan, quella in cui nel 2014 è cominciata il lungo cammino dell’Ucraina verso la libertà. La piazza pullula di giornalisti che, immobili davanti alle telecamere, sono in attesa di collegarsi in diretta con le emittenti televisive per cui lavorano. La sera scende e avvolge Kyiv. All’alba dovrò ripartire per la Serbia e come sempre mi sento in colpa perché abbandonerò gli amici e le persone conosciute durante i miei soggiorni in Ucraina. Saluto Maria; alta e dinoccolata, indossa un elegante vestito nero. Ci abbracciamo e sulla sua spalla, finalmente, mi abbandono a un piano dirotto, calmo, continuo ma senza singhiozzi, e finalmente sgorgano tutte le lacrime che da giorni tenevo dentro e che non riuscivano a uscire.
Il primo articolo è stato pubblicato il 08/09/2025:
“Ucraina, appunti di viaggio – ODESSA“
Il secondo articolo è stato pubblicato il 09/09/2025:
“Ucraina, appunti di viaggio – KHARKIV“


