venerdì, 13 Febbraio 2026
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Ucraina, appunti di viaggio – ODESSA

Inizia oggi il primo di tre articoli del reportage del viaggio in Ucraina
di Christian Eccher collaboratore della nostra testata.


  • ODESSA

Il viaggio a Odessa da Novi Sad dura almeno due giorni e mezzo ed è necessario passare una notte in Ungheria; la mattina successiva si passa il confine a Záhonj e si arriva direttamente a Mukachevo, la prima città in territorio ucraino per chi venga da Budapest. Nei due vagoni dell’Intercity Budapest-Mukachevo ci sono soprattutto donne e bambini, profughi che tornano a casa per qualche giorno al fine di trascorrere un po’ di tempo con i propri mariti, fratelli, padri che non possono lasciare il Paese a causa della legge marziale che obbliga gli uomini a rimanere in patria. Da Mukachevo si va ovunque, verso Leopoli e poi Kyiv, Kharkiv, Odessa… Per arrivare a Odessa, il treno impiega circa 17 ore, parte la sera e arriva nel primo pomeriggio.

Odessa vive come sempre la realtà schizofrenica che ho avuto modo di notare già nei miei viaggi precedenti. Di giorno e fino a sera i locali del centro sono pieni e la vita è quella tipica di una qualsiasi città frenetica e con più di un milione di abitanti. Di notte, regolarmente, urlano le sirene antiaeree che annunciano l’arrivo dei droni e, più raramente, dei missili. I droni vengono lanciati dalle basi russe in Crimea o da quelle nei pressi di Rostov sul Don. Impiegano diverso tempo per arrivare e la contraerea ucraina riesce di solito ad abbatterli. Fra i cacciatori di droni c’è anche Volodimir (il nome è fittizio), un medico che di giorno cura i pazienti in un ospedale cittadino e di notte sale su una jeep munita di mitragliatrice, supera la periferia della città fino ad arrivare su un promontorio in riva al mare; lì aspetta, e quando i radar segnalano l’arrivo dei droni, spara e li abbatte prima che si avvicinino alla costa. “All’ospedale faccio i turni di pomeriggio, mai di mattina. I droni, infatti, arrivano durante la notte, poco prima dell’alba. Faccio il cacciatore di droni fino alle 6 del mattino, poi vado a casa, mi riposo e il pomeriggio sono già in ospedale a lavorare: ormai è questa è la mia normalità”, dice Volodimir con un sorriso amaro.

Rispetto agli anni scorsi, a Odessa ci sono anche i  turisti: si tratta ovviamente di ucraini che vengono a trascorrere qualche giorno al mare. “Se consideriamo che la Crimea, il Mar d’Azov e le coste della provincia di Kherson sono occupate dall’esercito russo, l’unico centro turistico che offra spiagge e un minimo di servizi è proprio Odessa – dice Sergej, che lavora in una agenzia turistica – in realtà non ci sono tanti turisti come a prima vista può sembrare, gli ucraini hanno altre preoccupazioni in questo momento. Quei pochi, però, si concentrano tutti qui”. Nonostante i locali sfavillanti del centro, che lavorano fino alle 23, dato che a mezzanotte comincia il coprifuoco, le conseguenze della guerra si vedono anche a Odessa. Sono numerosissimi i giovani senza un arto, un braccio o una gamba. Nel quartiere popolare di Moldavanka, un palazzo da poco sventrato da un drone svela l’intimità violata di appartamenti non ricchi ma dignitosi: si vedono le pareti con la carta da parati, all’ultimo piano una libreria ricca di volumi, giacche appese agli attaccapanni, una cucina con i piatti ancora nello scolapiatti.

Odessa, Moldavanka

La sera, poco prima del coprifuoco, in una strada secondaria nei pressi della stazione ferroviaria e di fronte a un club di musica dal vivo dove si ritrovano giovani e adolescenti, tre uomini escono da un furgoncino e chiedono ai passanti i documenti. Solo uno ha la divisa da poliziotto. Sono i reclutatori. Alcuni ragazzi, appena li vedono, scappano a gambe levate. Uno dei tre reclutatori li insegue e riesce a fermarne uno. Lo spinge in terra e gli blocca le mani. Gli altri due cercano di farlo entrare a forza nel furgone, il ragazzo urla e si dimena. Una signora attempata e io ci avviciniamo, la donna piange e si rivolge ai tre con parole accorate: “Che soldato volete fare di lui se lo arruolate contro voglia, lasciatelo andare!”. Intervengo anch’io, chiedo ai tre uomini di liberare il prigioniero. Loro mi guardano stupiti, la signora insiste nella propria richiesta fra le lacrime e i tre lasciano andare il giovane, che si allontana impaurito. I tre ci salutano, salgono a bordo del furgone e se ne vanno senza fretta. La signora, ancora scossa dall’accaduto, mi dice: “Qualcuno deve difendere il Paese, l’Ucraina ha sempre meno uomini… La coscrizione forzata è però terribile, ecco, vedi, se ne occupano questi signori… speriamo che si trovi presto un accordo con i russi, non ne possiamo più di vivere così…”. Ci salutiamo e ci avviamo, lei verso casa io in direzione del mio hotel: fra poco comincia il coprifuoco, nessuno può rimanere in strada; le luci della città si spegneranno e Odessa, come tutti i centri urbani dell’Ucraina, sprofonderà nel buio.


Il reportage dall’Ucraina di Christian Eccher continua con la pubblicazione
del secondo articolo il 09/09/2025 dal titolo: Ucraina, appunti di viaggio – KHARKIV
e del terzo articolo il 10/09/2025 dal titolo: Ucraina, appunti di viaggio – KYIV

Christian Eccher
Christian Eccher è nato a Basilea nel 1977. Si è laureato in Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove ha anche conseguito il dottorato di ricerca con una tesi sulla letteratura degli italiani dell’Istria e di Fiume, dal 1945 a oggi. È professore di Lingua e cultura italiana all’Università di Novi Sad, in Serbia, e nel tempo libero si dedica al giornalismo. Si occupa principalmente di geopoetica e i suoi reportage sono raccolti nei libri Vento di Terra: Miniature geopoetiche, Esimdé e Kàrhozat. In Serbia è collaboratore assiduo della rivista di opposizione Danas

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