Vi sono strane abitudini che si usano tra noi.
Che spesso non capisco e a volte corro il rischio di ignorare proprio perché mi sembrano incredibili e indicibili.
Diamo un’occhiata in giro.
Nel corso degli ultimi mesi ci sono stati tre eventi chiari.
- Trump ha ricevuto Putin avendo con lui un colloquio esplicitamente cordiale.
Tutti hanno scritto che lo ha riabilitato agli occhi del Mondo. - Trump ha minacciato anche l’Europa, sua storica alleata, con i dazi e ha ottenuto in cambio moltissime cose: accettazione di dazi più ridotti rispetto a quelli proposti, acquisto da parte europea dei combustibili statunitensi, acquisto di armi americane e stanziamenti per la difesa da parte degli Stati del Vecchio Continente.
Con un riequilibrio di notevole dimensione nelle spese per la NATO e per il sostegno all’Ucraina. - Il Mondo ha visto lo sviluppo non solo dei BRICS ma anche di una nuova e diversa alleanza tutt’altro che solo economica: la SCO.

I giornali europei hanno descritto la cosa in modi diversi ma sostanzialmente hanno usato queste logiche: una sconfitta di Trump, la nascita di un’alleanza antioccidentale, la vittoria della diplomazia e della politica della Cina. Le strane abitudini cui alludevo vanno quindi ora esplicitate.
Esse si manifestano negli atteggiamenti espressi.
C’è chi legge una grande vittoria di Putin riconosciuto leader da decine di statisti allo SCO.
Sbaglia.
Questo riconoscimento lo aveva già dato Trump, il Presidente degli Stati Uniti.
C’è chi legge il tutto come un attacco sfrenato all’Occidente.
Sbaglia.
Perché l’Occidente aveva mostrato il suo smarrimento e la sua debolezza ben prima.
Da una parte con una Europa incapace di iniziative tese verso la pace nelle tragedie di Ucraina e Palestina e dall’altra con la subalternità europea ai dictat di Trump.
C’è poi chi si ricorda tardi che siamo di fronte a “democrazie” diverse dalla nostra.
Ma chiediamoci: solo ora poniamo il problema degli autocrati?
Solo ora ci ricordiamo della democrazia in crisi in India?
E naturalmente prima di oggi non sapevamo che in Cina non si vota come a casa nostra!
Non possiamo essere figli della Rivoluzione Francese a giorni alterni, troppo comodo.
E non possiamo semplicemente definire questi mondi dei BRICS e della SCO come “nemici”.
Per tre ragioni: perché il multilateralismo evocato nella dichiarazione finale di Tianjin ormai convince più di metà del Mondo e forse è necessario ragionarci.
Perchè il senso positivo che viene dato nel comunicato finale alle Istituzioni Internazionali come l’ONU lo abbiamo sempre condiviso e oggi non possiamo far finta di nulla guardando alla loro crisi.
E infine perché in questo momento, come europei, siamo sparpagliati come giocattoli rotti che attendono un magico Geppetto e abbiamo un problema: cercare di non divenire ininfluenti rispetto ai destini del Mondo.
È insopportabile che la risposta a ciò che è accaduto sia solo venata di ironie un po’ razziste, oppure veda la prospettiva di nuove guerre all’orizzonte come opportunità nemmeno troppo remota, o ancora generi una sorta di lesa maestà verso i vecchi mondi europei così lontani dal vedere, dal capire, dal conoscere ciò che accade fuori dalla porta di casa.
Insomma pare a me insopportabile una risposta che ora è difensiva, ora diviene aggressiva, a volte fugge nel sarcasmo, per non dire di quando manifesta solo astio o si rivela subalterna.
Dobbiamo tornare a “fare” Europa e sarà tutt’altro che semplice.
Questo però ha alcune scelte fondamentali da percorrere che a mio avviso sono cammini obbligati da una possibile strategia e dalla realtà.
Scelte che fanno pagare anche prezzi pesanti ma che non possono vederci tentennanti, titubanti, divisi.
Anche perché la crisi europea è già esplicita: alcune vittorie sovraniste producono che diversi paesi dialoghino da tempo con i mondi citati.
E va ricordato inoltre che in altre nazioni a noi vicine la politica di guerra serve per mantenere al governo leader messi ampiamente in discussione dagli elettori.
Allora abbiamo quattro obiettivi da raggiungere.
Lavorare per bloccare l’aggressione annessionista di Israele alla Palestina perché dobbiamo avere amici e alleanze anche nel mondo arabo, come del resto tutta la tradizione politica italiana insegna.
Operare per raggiungere al più presto un cessate il fuoco in Ucraina partecipando poi alla ricostruzione di quel Paese e riaprendo la prospettiva di rapporti con la Russia che è in buona parte europea ed è una terra, una storia e un mercato a doppio flusso per noi fondamentale.
Sarà necessario accettare, obtorto collo e contrattando quel che è possibile, i dazi di Trump sapendo che oggi le nostre esportazioni dipendono dagli Stati Uniti. Ma sapendo anche che le proporzioni di queste esportazioni sono sbagliate e non possiamo essere tossicodipendenti da un unico mercato.
E infine è necessario aprire, riaprire e consolidare i rapporti con il nuovo Mondo. Cina, India, Brasile e tanti altri Stati di SCO e BRICS sono per noi europei fondamentali.
Quindi bisogna smettere di essere con i paraocchi verso ciò che sta cambiando nel mondo.
Bisogna guardare oltre.
È già tardi ma la mia preoccupazione è forte.
I Paesi che hanno trainato la nascita dell’Europa credo debbano riprendere una funzione guida e lo possono fare solo se il nostro Continente, forte della sua cultura, dei suoi principi, delle sue imprese sarà capace di giocare in proprio.
Perché quel che si pensava potesse succedere, cioè la separazione degli obiettivi rispetto agli Stati Uniti, è già accaduto.
Forse dobbiamo capirlo.
Si ringrazia la redazione della testata giornalistica “Ytali.com” per averci concesso di riproporre l’articolo su “ILDIARIOonline”




