A quarant’anni esatti dal grande convegno dedicato a Giuseppe Berto Mogliano rinnova un doveroso omaggio al suo figlio più illustre con la mostra “VERSO LA GLORIA“, curata da Matteo Giancotti ed Emilio Lippi, che viene inaugurata al Brolo sabato 6 settembre alle ore 16.30. Sono esposti per la prima volta al pubblico manoscritti, dattiloscritti con correzioni autografe, lettere, agende e ritagli di stampa, frutto di una selezione ragionata dei materiali dell’archivio personale dello scrittore raccolti dalla moglie Manuela e dalla figlia Antonia e oggi conservati presso l’Archivio Scrittori Veneti “Cesare de Michelis” nel Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari della Università di Padova. Ne parliamo con Diego Bottacin, presidente dell’Associazione Giuseppe Berto e vero deus ex machina sia della mostra che del Premio Letterario dedicato allo scrittore moglianese la cui premiazione si svolge sempre sabato 6 settembre alle ore 18.30, presso il Parco della Cultura Antonio Caregaro Negrin.
Diego, come nasce questa mostra?
Tutto parte dal 2014, centenario della nascita di Berto, quando ero consigliere regionale e ho colto l’opportunità della legge che finanziava le celebrazioni dedicate ai centenari dei veneti famosi per ottenere un finanziamento di 50.000 euro.
Ho subito contattato Cesare De Michelis, certamente tra i maggiori conoscitori di Berto, per allestire un comitato scientifico e grazie a lui abbiamo organizzato il convegno del centenario praticamente senza spendere un euro. Abbiamo così investito il contributo regionale nell’acquisto dell’archivio privato dello scrittore conservato a Roma da Manuela e Antonia Berto. Dopo l’improvvisa scomparsa di Cesare abbiamo ripreso il progetto, abbiamo messo in sicurezza e digitalizzato completamente il fondo che contiene moltissime cose interessanti e godibili anche solo dal punto di vista aneddotico. Per questo abbiamo deciso di renderlo fruibile al grande pubblico oltre agli addetti ai lavori che già da tempo sono estremamente interessati alla figura di Berto, come dimostra il convegno dello scorso novembre presso l’Università “Nicolò Cusano” a Roma. Così è nata l’idea di questa mostra.
Con quali criteri è stata allestita?
Innanzitutto, abbiamo seguito il filo rosso cronologico delle opere e abbiamo cercato di rendere leggibile la grande quantità di aneddoti, flashes, episodi, incontri anche divertenti della movimentatissima biografia di Berto. La difficoltà è stata quella di mettere insieme due esigenze apparentemente inconciliabili: fare una mostra godibile a un pubblico generico mantenendo però il necessario rigore critico e filologico. Noi crediamo di esserci riusciti e speriamo che anche il pubblico sarà dello stesso parere.
Che figura di intellettuale esce da questi documenti?
Viene confermato il rigore etico e morale di Berto. La testardaggine di un uomo che non si piegava alle convenienze e anzi si infilava quasi con spirito masochistico negli scontri e nelle polemiche. Secondo me la cosa che più gli interessava, pur avendo una penna straordinaria ed estremamente godibile come si scopre, ad esempio, nei suoi magnifici racconti, era la lotta impari dell’uomo contro il male universale, la morte, e la necessità di testimoniare la propria forza morale anche di fronte alla certezza che comunque vincerà il male. In altre parole, un’idea di intellettuale sempre calibrato sull’uomo più che sull’estetica.
E il Berto scrittore “contro”?
A questo oscuro scrittore della provincia veneta, certi ambienti non hanno mai perdonato lo straordinario successo del Male Oscuro, primo vero best seller del dopoguerra che ha venduto milioni di copie. Va comunque detto che lui aveva una altissima considerazione di sé e del suo valore e non a caso abbiamo chiamato questa mostra “Verso la gloria”. La ricerca continua del successo e del riconoscimento del suo talento ha condizionato certamente tutta la sua vita portandolo a infilarsi in polemiche violente come ad esempio quella con Moravia. Questo gli è costato un forte ostracismo, basti pensare che nei manuali di letteratura italiana dei licei a Berto sono dedicate poche righe anche se ancora oggi le sue opere sono molto più vendute di quelle dei suoi detrattori.

E qui è inevitabile accennare alla vecchia storia di Berto scrittore “fascista” o perlomeno non antifascista.
Giuseppe Berto appartiene a quella generazione cresciuta durante il ventennio che con la guerra ha visto sgretolarsi tutti i falsi ideali con i quali era stata cresciuta. La sua affermazione di essere “afascista” e di essere contro tutti i fascismi di qualsiasi colore essi siano è stata considerata imperdonabile dalla intellighenzia imperante e gli ha nuociuto parecchio. Metterei piuttosto in risalto la totale assenza in Berto di un impianto ideologico. Nel Cielo è rosso gli eserciti vanno e vengono ma non ci sono i buoni e i cattivi: resta solo la povera gente o, meglio, “la perduta gente” che non a caso lui aveva scelto come titolo del romanzo. È un racconto senza tempo che sopravvive alla morte delle ideologie e risulta ancora oggi attualissimo.
La mostra contiene anche una parte molto importante che spiega il non sempre facile rapporto fra Berto e il cinema.
Abbiamo esposto i manifesti originali di tutti i film dei quali Berto ha scritto la sceneggiatura o comunque tratti dalle sue opere e il loro restauro è stata forse la spesa maggiore nell’allestimento della mostra. Il rapporto dello scrittore con il cinema è sempre stato di odio-amore. Lui ha sempre sostenuto che scriveva sceneggiature per guadagnarsi da vivere ma sotto sotto, da artista completo, ha sempre avuto l’ambizione di dirigere un film e ci è andato molto vicino con “Il brigante” sul quale poi ha perso il controllo a causa di traversie produttive.
Quale sarà il futuro di questa mostra?
Stiamo progettando di portarla al Salone dei Trecento a Treviso il prossimo 7 aprile, anniversario del bombardamento della città che ha ispirato Il cielo è rosso. Scenderà poi in Calabria, a Ricadi o Vibo Valentia, e infine stiamo prendendo accordi per esporla alla Cattolica di Milano e alla Biblioteca Nazionale di Roma.
In conclusione, qualche nota sul Premio Berto 2025.
Ci tengo a premettere che grazie all’intuizione di Cesare De Michelis, da 32 anni riusciamo a portare avanti un premio letterario nazionale (riservato ad un’opera prima ndr) con un decimo dei fondi a disposizione di altri premi più conosciuti come lo Strega o il Campiello. Non abbiamo la pretesa di fare cose straordinarie però il nostro meccanismo è ormai consolidato e apprezzato: le case editrici ci inviano le opere candidate perché sanno che possiamo vantare una giuria (presieduta da Emanuele Trevi) realmente indipendente e autorevole. Così i nostri premiati acquistano una sorta di valore preventivo su quelli che saranno i loro destini editoriali. E in questi tempi di crisi (vera o presunta) del libro non è poco.
La mostra "VERSO LA GLORIA – Giuseppe Berto, uno scrittore e il suo archivio", resterà aperta fino al 9 novembre 2025. Ingresso libero.
Orari d’apertura:
venerdì 16:00-19:00
sabato 10.30-12.30 16:00-19:00
domenica 10.30-12.30 16:00-19:00





